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mercoledì 14 ottobre 2026

La nipote di Eden

 

Movimentate nozze ad Ischia tra un marinaio italiano e la nipote di Eden

Il cenerentolo Giovanni Borrelli sposa la nobile Amely Eden

 


Amely tra le braccia del padre sir Timothy Eden. La madre Mary Patricia tra le sorelle Annie Caroline e Meriall Rose. A destra il fratello John Benedict. Elfride nascerà nel 1940.

 

Nel settembre del 1958 desta scalpore il matrimonio, celebrato sull’isola di Ischia, da Giovanni Borrelli e Amely Mary Eden, figlia di Sir Timothy Calvert Eden, VIII baronetto di West Auckland e VI baronetto del Maryland.

Sir Timothy, che  è stato artista e scrittore, è il fratello maggiore di Robert Anthony Eden, stretto collaboratore di Winston Churchill, Ministro degli Esteri durante la Seconda Guerra Mondiale e Primo Ministro del Regno Unito nel corso della crisi di Suez.

Amely (Amelia) Eden, nata il 16 gennaio del 1933, è la pronipote di Amely Eden (1797-1865), figlia di William Eden primo barone di Auckland, famosa poetessa e romanziera.

La nostra Amely conosce Giovanni Borrelli, di tre anni più grande, nel 1956. Giovanni è il motorista del “Mergellina”, un vaporetto su cui si imbarca la rampolla inglese che s’accinge a trascorrere una vacanza ad Ischia. E’ una delle prime giornate di settembre e da poco ha smesso di piovere. Amely è sola sul ponte della nave e un giovanotto bruno le si avvicina consigliandole di non sporgersi troppo dalla ringhiera di protezione.

Si tratta di Giovanni, appena uscito dal locale macchine un po’ annerito dal fumo e con quell’inconfondibile “profumo” di combustibile che i motoristi navali si portano appresso per una intera esistenza

In verità non ci sarebbe nessun pericolo ma questa tattica è utilizzata dai nostri “latin lover”  per  “abbordare la preda”.

 


I due s’incontrano di nuovo sull’isola e Giovanni la accompagna a visitare gli incantevoli e caratteristici luoghi di Ischia. Dopo una settimana lei riparte ma i due, ormai innamorati, si scriveranno ogni giorno, giurando di sposarsi.

 

Negli anni Cinquanta l'Italia vive un profondo contrasto sociale; da un lato l'inizio del boom economico, dall'altro una struttura sociale ancora legata a rigide divisioni di classe. I matrimoni e le storie d'amore tra nobiltà e popolani diventano il simbolo di questo cambiamento, scatenando un enorme interesse da parte della nascente stampa rosa e dei rotocalchi dell'epoca. Riviste storiche come Grand Hotel, popolarissima per tutti gli anni '50, costruiscono il proprio successo su storie illustrate in cui la bella e povera sartina o il giovane operaio fanno innamorare il conte o la ricca ereditiera.

In pratica lo stesso romantico incontro avviene, nello stesso anno, tra Gianluigi Aponte, capitano di un vaporetto diretto a Capri, e la miliardaria ginevrina Rafaela Diamant Pinas.

Tra l’altro il giovane marinaio italiano assomiglia al coetaneo attore Antonio Cifariello che proprio in quel periodo è all’apice della sua carriera interpretando ruoli che ricalcano il conflitto economico e culturale tra l’onore della famiglia nobiliare e la dignità della famiglia povera.

Le nozze tra Amely e Giovanni saranno celebrate, due anni dopo, il 7 settembre 1958 nella chiesetta di Casamicciola Terme; i giornali britannici, in senso denigratorio, scrivono che Amely, discendente di una delle più blasonate Famiglie inglesi, sta per sposare un barcaiolo da 34 dollari a settimana. L’evento, che vede i due protagonisti provenire da due mondi lontanissimi, è da loro definito: “Eden Wedding a Riot”, ovvero “Un matrimonio esplosivo all'Eden”.

Il padre di Giovanni Borrelli è uno scalpellino e Giovanni ha fatto il pescatore prima d’imbarcarsi quale motorista sui vaporetti della SPAN (Società Partenopea Anonima Navigazione) che solcano il Golfo di Napoli.

il padre di Amely, sir Timothy Eden, in una serie di interviste non appare entusiasta della scelta della figlia, ma dichiara comunque di non avere alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote alla coppia.

 

Amely arriva ad Ischia il 16 agosto, per seguire da vicino i lavori del futuro nido d’amore: una “modesta” villetta con giardino in via Mortito a Casamicciola; nel Rione Perrone, dove sono ancora in piedi le baracche erette dopo il terremoto del 1883.

 


La casa, che i giornali inglesi descrivono come una “capanna”, è arredata senza sfarzo ma con molto gusto da miss Amely; tutta la mobilia è in stile inglese corredata da suppellettili ischitane. Nel soggiorno è prevista una grande libreria per contenere gli oltre mille libri di filosofia e scienze, in lingua inglese, che fanno parte del corredo della futura sposa.

La settimana prima delle nozze è la più difficile; la preparazione, i mille inconvenienti, la continua presenza di giornalisti e fotografi, la curiosità dei vicini di casa, gli arrivi dei parenti, di quelli inglesi soprattutto.

Giovanni ha pensato addirittura ad un matrimonio segreto in altra città, ma miss Amely dice:

«Perché dobbiamo nasconderci? Perché dobbiamo aver vergogna del nostro amore?»

Amely è fiera della sua scelta e non è mai stata sfiorata da dubbi; la madre, lady Patricia, ha sempre saputo che sarebbe stato impossibile convincerla del contrario.

Giovanni è invece frastagliato dalle domande dei giornalisti che assediano la casa dei suoi e gli fanno la posta sulla nave , dove ancora lavora.

«Ma perché vulite sapè tante cose? Che v’interessa a vuie?»

Una brutta settimana in cui la gente si offre come testimonio di nozze ed il sindaco vuole che la sposa si vesta in costume tipico ischitano.

Il padre e la madre che non badano più alla vigna e tutti i giorni si vestono con gli abiti della festa, e le sorelle che litigano con mezzo paese per via degli inviti al ricevimento, limitati soltanto ai conoscenti di un certo rango.

La più perspicace, con i giornalisti, e la sorella Rosa Borrelli di ventiquattro anni. Rosa è fidanzata con un autista di taxi e gestisce un piccolo negozio di abbigliamento, alla cognata ha regalato un costume da bagno.

 


Senza poi contare i parenti inglesi; soprattutto Elfrida Eden, la sorella della sposa, una diciottenne alta due metri che sembra divertirsi molto a metterlo in imbarazzo.

La giovane Elfrida è quella che nella famiglia Eden ha preso con più spirito il matrimonio della sorella. Confessa d’aver creduto che il suo futuro cognato fosse proprio un “fishermann” (pescatore), di quelli che all’alba ritornano con la barca piena di pesci. E questo le sarebbe piaciuto di più.

Del matrimonio della sorella dà una spiegazione molto semplice:

«Ha letto molti libri. E’ sempre stata una ragazza molto studiosa e Giovanni è il primo uomo che le ha fatto la corte.»

Elfrida non vuole occuparsi della sistemazione della casa degli sposi; compito che lascia alla madre e alle sorelle. A lei questa casetta linda e moderna non piace; dice che ci voleva una capanna di legno in riva al mare.

Solo da pochi giorni ha conosciuto il futuro cognato, e ne è rimasta delusa. Come marito sarebbe stato meglio un vero pescatore, di quelli con i pantaloni arrotolati sui polpacci e le basette lunghe; sarebbe stato più romantico e più divertente.

 


Da quando è arrivata ad Ischia, dove ha portato Jaspar il cane di Amely, si è tolta le scarpe e, insieme al suo spinone, è sparita nei boschi in cerca di bacche selvatiche.

La signora Patricia resta emozionata quando, nella stazione di Napoli, s’è vista venire incontro i due ragazzi. Nonostante sia britannica si commuove facilmente e nello stesso giorno piange ancora quando nella piccola casa di Casamicciola, ancora fresca di calce, abbraccia l’altra figliola; Elfride venuta qualche giorno prima da Londra, anch’essa in treno insieme al suo cane.

Lady Patricia è anche dispiaciuta per i giornali inglesi sui i quali hanno scritto che la figlia Amely sarebbe andata a vivere nella casa della famiglia Borrelli insieme ai sei fratelli dello sposo, divisi tutti in tre camere da letto, e che avrebbe dovuto cucinare gli spaghetti all’aperto, sul fuoco sistemato tra due mattoni.

Lady Patricia ha quasi creduto a quelle storie e solo a Casamicciola si rende conto che si tratta solo di fandonie.

Dopo un susseguirsi di articoli ironici su tutta la stampa estera, compreso il “Times”, il “Daily Mirror” riporta una intervista di Patricia Eden, madre della aristocratica sposa, la quale dichiara che avendo conosciuto la famiglia di Giovanni Borrelli, ne è rimasta positivamente colpita, difendendo il giovane fidanzato della figlia con questa dichiarazione:

«Amelia e Giovanni si conoscono da due anni ormai e il loro amore è saldo e questo è sufficiente per soddisfare qualsiasi genitore. Naturalmente ci sono le barriere sociali, ma sono così importanti? Non conta di più la felicità? Essi si vogliono molto bene. Giovanni è un ragazzo molto simpatico e ha studiato all’università [sic]. Amelia ha un po’ di denaro quindi dovrebbe cavarsela almeno all’inizio e sono certa che sa cucinare gli spaghetti come una italiana».

 


Il 3 settembre, pochi giorni prima delle nozze, fra lacrime e singhiozzi, Amelia sfoga la sua amarezza:

«Non voglio più sposarmi, domani torno a Londra!»

Questa frase è dovuta ad una serie di imprevisti che minacciano di turbare il suo matrimonio con Giovanni.

Sull’isola, ove si segue con interesse la vicenda, si è notato che le “pubblicazioni” finora affisse nella chiesa di Sant'Antonio a Casamicciola sono state improvvisamente tolte per ordine del parroco, don Vittorio Jacono. E giustamente la gente si  chiede: «perché mai?»

Altro episodio clamoroso è consistito nella scomparsa del fratello di miss Eden, il baronetto John Benedict, deputato conservatore ai Comuni.

 


Questi, dopo essersi sistemato nella villa presa in affitto con la madre, non si è fatto più vedere; rinchiusosi nella sua camera con una bottiglia di whisky, un sifone di seltz, un pacco di libri e una scatola di sigari, ha tentato d'ingannare il tempo in attesa di arrivare a domenica, allorché dovrà accompagnare all'altare la sorella, in rappresentanza del padre, sir Timothy. Senonché il giorno prima della cerimonia, non si sa bene per quali ragioni, anche se si può intuirle, è salito su uno dei vaporetti che vanno a Napoli.

I suoi familiari hanno tenuto a precisare che si tratta solo di un'assenza dovuta a ragioni turistiche e che, certamente, John Benedict, sarà di nuovo ad Ischia per il giorno solenne della festa.

Il perché del pianto di Amely appare ancor più chiaro allorché si è saputo del conflitto morale che tormenta la fanciulla.

 

Da Londra sir Timothy ha fatto conoscere alla figliola il suo preciso pensiero sul problema dell'abiura dalla religione anglicana. Egli vorrebbe, insomma, che Amely, se proprio è disposta ad entrare fra i fedeli della Chiesa Cattolica cui appartiene il prossimo marito e tutta la famiglia di lui, facesse sì questo passo, ma dopo la celebrazione delle nozze.

 


Ciò per una questione cui sir Timothy attribuisce importanza suprema. La sua famiglia, ha mandato a dire il genitore, è una delle più antiche e Illustri del Regno Unito. E per i servizi resi alla Corona e alla Chiesa, quella Anglicana, i suoi antenati ebbero due volte il titolo di “baronetto”, in modo che se egli avesse due figli maschi, potrebbe dare ad ognuno di essi un differente blasone con diritto di discendenza. Abiurando dopo il matrimonio, questa la sua tesi, il fatto è meno grave, perché allora Amely sarà in certo senso uscita dalla famiglia e persino dalla sua Nazione d'origine, divenendo cittadina italiana e “signora Borrelli”.  Poi aggiunge:

«Tutti i genitori sono ambiziosi per i propri figli, e io lo sono per i miei. Essere ambizioso a questo riguardo significa desiderare un matrimonio con una persona che abbia una posizione simile alla nostra nella vita. Il mio dispiacere è che Amelia sposa una persona che non ha questi requisiti, ma ho esaminato il ragazzo e mi sembra un uomo molto simpatico, per bene e di valore, un gentlemen insomma.

Ma il fatto che io abbia dei dispiaceri, non significa che io mi oppongo al matrimonio. E’ vero che ci sono le barriere sociali che dovrebbero impedire un matrimonio come questo, ma si tratta di cose non tanto importanti. Noi pensiamo che la felicità sia più importante».

 

A questo punto compare in scena il Vescovo di Ischia, mons. Antonio Cece. Egli deve far rispettare una precisa disposizione del Codice di Diritto Canonico, il quale stabilisce che il matrimonio misto, cioè tra due persone di diversa confessione, debba avvenire “senza pompa”.

 


Niente Messa, niente festosi paramenti liturgici indossati dal sacerdote, nessuna accensione di luci, pochi fiori, assenza di musica. Lo scambio degli anelli dovrà essere fatto direttamente dagli sposi evitando che essi siano toccati dal parroco; vietato anche l'altare maggiore e soprattutto niente abito bianco con il lungo candido velo su cui poggia la simbolica corona d'arancio.

Di fronte a queste limitazioni è comprensibile che Amely abbia reagito molto vivacemente insieme alla Famiglia Borrelli. La sostanza del conflitto è inconcepibile per Amely e Giovanni che, volendosi veramente bene, riescono a comprendere poco di canoni e procedura.

Il Corriere della Sera del 4 settembre 1958 titola che Amely Eden e il motorista ischitano non si sposeranno in chiesa in quanto la giovane inglese non si è ancora convertita alla religione cattolica. Il vescovo di Ischia. mons. Antonio Cece, dichiara ufficialmente: «Se la signorina Amely desidera rimanere protestante, essa può sposare il cattolico Giovanni Borrelli, ma la Chiesa non può rendere solenne la funzione. Inoltre una sua abiura troppo frettolosa avrebbe un sapore troppo poco cristiano, affinché la Chiesa possa accettarla».

Comunque S.E. mons. Antonio Cece riceve in delegazione la mamma di Amely e i genitori di Giovanni, assicurandoli che farà del suo meglio; ma entro i limiti della disciplina ecclesiastica.

Maria Borrelli, mamma dello sposo, non ha ben capito le parole del vescovo e, presa alla sprovvista da un giornalista dichiara: «Non voglio che i miei nipoti diventino scomunicati».

Maria è una robusta isolana sessantenne, ha la pelle scusa dal gran sole ed ha i neri capelli lisci tirati dietro la nuca. I suoi occhi sono vivaci e nerissimi e il suo parlare pittoresco.

Neppure i fotografi riescono ad intimidirla e, quando vede che i giornali inglesi scrivono che i servizi igienici non sono perfettamente a posto, chiama un fotografo e lo costringe a fotografare i servizi igienici di casa sua; poi gli dice:

«Giovanotto, tenete queste duecento lire; accattateve nu’ pacchetto ‘i sigarette, ma fate vedere a chilli giornalisti che anche noi teniamo ‘o bagno».

 


I consuoceri di lady Patricia e sir Timothy Eden

Occorre dire che dopo il suo scatto Amely, consolata dalla mamma e dalle amiche, si è rasserenata; ha fatto con esse un bel bagno di mare e ha ripreso il lavoro di sistemazione nel villino. Anche perché dal traghetto Città di Pozzuoli, il primo vero Ferry Boat a navigare in questo golfo, è sbarcato un autocarro che trasporta ventuno colli. Tutti contengono doni inviati da amici e parenti d'Inghilterra; tra questi un servizio da the inviato da Winston Churchill.

 


Il rito avviene l’8 settembre nella parrocchia di S. Antonio, una chiesetta di pescatori, biancheggiata a calce fuori e dentro, posta sopra un poggio dominante l'abitato di Casamicciola. In questo ambiente di estrema semplicità ove unici ornamenti sono tre vecchie tele rugose raffiguranti i miracoli del Santo di Padova, fin dall'alba è stato preparato uno speciale addobbo: tre sedie con sopra un cuscino per i due giovani e il compare d'anello, alcuni drappi di raso bianco a frange d'oro e più di mille garofani bianchi per arredare quel giorno l’umile chiesetta.

Per quanto la cerimonia sia fissata alle 11.00, fin dalle ore 9.00 la chiesa è gremita. Vigili, carabinieri e poliziotti inviati di rinforzo dagli altri cinque Comuni isolani, grondanti sudore, con la voce roca per il continuo gridare, tentano di mantenere un varco tra la folla ammassatasi fuori. Alle 10.00 tutto è già in ordine, sul coro attende l'orchestra formata da artisti locali.

 


In chiesa, con il delegato vescovile mons. Pasquale Polito e il parroco don Vittorio Jacono, vi sono altri due sacerdoti: il prof. Michele Barbieri e il canonico don Pietro Capolongo. Sono essi che presenzieranno al rito.

Ad un certo punto don Vittorio, vedendo che i fotografi e gli operatori cinematografici hanno invaso la gradinata dinanzi all'altare, salendo sulla balaustra e arrampicandosi fin sulle pile dell'acqua benedetta, decide di togliere la teca con il Santissimo e, copertala con un drappo, la porta in sacrestia.

Dieci minuti prima di mezzogiorno arriva una macchina e subito dopo, mentre l'orchestra intona un inno, lo sposo entra, avendo alla sua destra la sorella Maria Borrelli e all'altro lato un sottufficiale della Marina militare, il maresciallo Gabriele Fiore, addetto alla Capitaneria di porto, che fu suo padrino di Cresima. Giovanni veste un doppiopetto blu, all'occhiello ha un fiore d'arancio; stringe in mano un paio di grossi guanti avorio.

All'improvviso si leva un brusìo. Una turista viennese, Elfride Lohberger è entrata da una porta laterale indossando una succinto camicetta azzurra di lino e, sotto, lo slip. Il delegato vescovile rimane allibito. Poi, indignato fa per lanciarsi e invitarla a uscire, ma la signora, accorgendosi di essere osservata con sdegno, si allontana spontaneamente.

Entrano i familiari di Amely. La madre lady Mary Patricia veste una toilette di velluto verde-cupo, con un cappellino simile a un turbante di petali di camelie e si orna di una grossa collana di perle. Le sorelle di Amely, cioè Rosie ed Elfride e l'amica Marianna Wimpffen, sono in bianco, con ampi cappelli dell'eguale colore. La terza sorella della sposa, Annie, è anch'essa nel gruppo, giunto stamane in aereo della Svezia, insieme al marito Peter Noel Negretti.

Vi sono poi i genitori dello sposo, Raffaele e Maria.

Prima di sedersi, lady Eden abbraccia i suoceri di Amely e tutti si scambiano sorrisi, auguri e strette di mano.

Tra i testimoni della sposa si annovera sir William Turner Walton, famoso compositore, direttore d’orchestra ed attore inglese.

 

Durante l'attesa avviene un altro incidente. Un'intima amica della famiglia Eden, Cristina Sairwcarier, un tipo alto e robusto come un granatiere, cui il delicato lilla dell'abito nulla toglie all'autoritario carattere, avendo visto fra il raso un microfono che un operatore della Televisione Italiana ha malcelato, proprio dinanzi all'inginocchiatoio ove gli sposi dovranno porsi, si alza di scatto e con un pugno da peso massimo schiaccia l'apparecchio. Quindi fra la perplessità dei presenti, si china e con un morso simile a un colpo di cesoia, strappa il filo fortunatamente non ancora collegato elettricamente. Subito dopo, esasperata dagli invadenti fotografi, con un ceffone fa a pezzi il magnetofono di un giornalista inglese, Riccardo Kilian, del “Daily Express”.

Né sarà l'unico episodio della guerra calda fra il clan degli Eden e gli operatori, guerra ricca di scontri e battute. La chiesa, oltre che da giornalisti, è piena di isolani e di turisti, l’unico modo per far entrare la sposa, dirà la sorella Elfrida, è quello di portarcela di peso arrivando anche a dare calci.

 


Alle 12,10 la musica suona la marcia nuziale del Lohengrin e, fra gli applausi, appare bella e gentile, Amely Eden; fasciata da uno stupendo abito di tulle, giuntole da Londra, con su ognuna delle spalle un mazzetto di fiori d'arancio. La fanciulla ha due soli monili: la collana d'oro con la medaglia effigiante Sant'Antonio di Padova donatale dalla suocera e, sul lato destro dello scollo, la spilla di brillanti inviatale dal padre sir Timothy.

Il capo è coperto da un lunghissimo velo con quattro rose intorno alla fronte. Amely avanza al braccio del fratello, John Benedict, deputato conservatore ai Comuni, ove egli rappresenta la contea di Bournemouth. L'onorevole è in abito grigio scuro.

 


Prima che il parroco inizi, "flashes" lampeggiano per molti minuti. Finalmente, alle 12.20, avviene la cerimonia, che sarà brevissima; non sarà celebrata la Santa Messa e non ci sarà la benedizione nuziale solenne.

Il parroco rivolge ad ognuno dei due giovani la rituale domanda e, avutone il rispettivo sì, benedice gli anelli che gli sposi si scambiano. Quindi legge gli articoli del Codice Civile. Testimoni dello sposo sono l'industriale Saverio Della Monica e il sindaco di Casamicciola, Antonio Castagna che, data l'occasione, s'è cinto della sciarpa tricolore.

 


Mons. Pasquale Polito, delegato vescovile, legge le commoventi parole inviate dal vescovo:

«Amely sarà la prediletta nella modesta, ma umilmente distinta famiglia Borrelli; avrà la simpatia della gente semplice e buona di Ischia, ricca di cuore che si impegnerà a non farle sentire la lontananza della patria e della casa paterna».

L'orchestra intona adesso una marcia. La coppia esce tra gli evviva mentre Jaspar, il magnifico spinone di Amely cui la padroncina ha posto al collo un nastro bianco, entrato anche lui in chiesa, salta e abbaia felice tra le gambe degli invitati.

Gli sposi entrano in una Fiat 1400 scoperta, l’auto che negli anni delle “dolce vita” ha rappresentato un simbolo indimenticabile delle isole partenopee.

 

Con gli invitati si forma un corteo di sei auto che, secondo la tradizione isolana, percorre l'intero paese fra continui lanci di fiori e confetti.

 

L'intero pomeriggio è dedicato al ricevimento negli splendidi saloni e sul terrazzo dell’Albergo “La Madonnina”. Mentre si svolge la festa, con musiche e danze, sotto lungo la spiaggia, numerosi vaporetti si fermano e fanno fischiare le sirene in segno di gioia. Al culmine della serata non manca una torta nuziale a cinque piani, sormontata dall’immancabile miniatura della coppia di sposini e dalle bandiere nazionali d’Italia e Regno Unito.

 

Al termine della festa vi è una lieta sorpresa: giunge il vescovo mons. Antonio Cece. Salutati gli sposi e i loro familiari, il prelato rivolge ad essi un discorso in cui dopo aver detto che “Amely diventa italiana per scelta d'amore”, conferma la prossima sua conversione ufficiale alla fede cattolica.

 

Alle ore 17 gli sposi, in compagnia del baronetto John Benedict e del maresciallo Gabriele Fiore, si imbarcano sul “Regina Isabella II”; una motonave veloce messa a disposizione dall'editore Angelo Rizzoli.

In verità il commendatore Rizzoli avrebbe offerto agli sposi, per il ricevimento, il grande salone del suo hotel; proposta non accettata, ma non è stato rifiutata lal motonave che permette loro di recarsi a Pozzuoli per poi raggiungere Napoli, prima tappa del viaggio di nozze. Lungo il percorso incrociano il “Mergellina”, il vapore su cui è imbarcato Giovanni; l'equipaggio lo saluta con tre “hurrah”.

L'approdo avviene a Pozzuoli, e non a Napoli ove possono esservi all'agguato altri fotografi muniti di flashes e teleobiettivi. Pozzuoli è un porticciolo quieto di barconi e di vele, ove al più attraccano piccoli vapori. Il “Reginella” si dirige alla banchina della Capitaneria di Porto e, come previsto, nessuno nota i giovani e l'on. Eden junior.

Sul molo è pronta una “Packard” inviata dal console generale di Gran Bretagna per condurre i tre all'Excelsior di Napoli, ove John saluterà la sorella ed il cognato ripartendo immediatamente per Londra.

Il maresciallo Fiore, legato a Giovanni Borrelli da vecchia amicizia, si congeda dalla comitiva e il “Regina Isabella” vira di nuovo verso l'Isola Verde. Per i tre nella “Packard” tutto va bene per i primi dodici chilometri percorsi sulla “Domiziana” ma, quando la macchina giunge alla periferia della città, nel rione di Fuorigrotta, si trovano innanzi a uno spettacolo che deve avergli fatto rimpiangere la tormentosa vigilia di Casamicciola. Le vie appaiono abbagliate dagli archi di fiabesche luminarie e sono gremite da una folla frenetica. Uomini, donne e bambini con in capo cimieri, fez, turbanti e altre strane multicolori fogge di copricapi di cartone, impugnano trombe di latta o qualcuno di quei cento diabolici strumenti che la fantasia popolare ha inventato per render più gaio quell'assordante baccanale di settembre che è la Festa di Piedigrotta.

A Casamicciola, durante il corteo all'uscita dalla chiesa di Sant'Antonio, l'onorevole deputato alla Camera dei Comuni ha ricevuto, insieme agli altri, torrenti di fiori e confetti. Adesso i tre sono sommersi da manciate di coriandoli. E quando imprudentemente, rimasta bloccata l'auto, John Eden vuole scendere, si vede circondato da una turba di ragazzini muniti di fragorosi strumenti che lo costringono a rifugiarsi subito nella macchina. La devozione popolare, poiché l'antica festa è nata intorno alla basilica di Santa Maria di Piedigrotta, fa sì che sia proprio quello il focolaio più rovente della manifestazione.

Senza saperlo, Amely, il marito e il fratello sono caduti in pieno nel punto ove la festa ha il suo culmine e, loro malgrado, sono costretti ad assistere alla sfilata. Solo al termine del lungo corteo, l'auto può proseguire raggiungendo fortunosamente l'albergo, ove gli addetti alla portineria, visto in quali condizioni i tre sono arrivati, si precipitano muniti di spazzole per liberare gli ospiti dallo strato di stelle filanti da cui sono avvolti e mettere l'on. John Benedict  Eden in condizioni presentabili per continuare il suo viaggio.

Per tutta la notte il clamore della festa non si calma e la mattina seguente alle 11.00, da un ingresso secondario, Amely a Giovanni, ognuno con in mano una valigia, escono dall'hotel e con la stessa auto del Consolato di Gran Bretagna si recano a Pompei e a Sorrento; proseguendo infine per Roma. In programma c’è anche Venezia ed infine Londra dove i due giovani si recheranno ad abbracciare sir Timothy.

 

Anche lady Patricia Eden lascia Ischia, con la figliola Annie e suo marito Peter Negretti. Sull’isola restano invece Elfride e Rosie, le sorelle della sposa. Esse dovevano partire con la mamma; ma la signora Patricia, avendo visto che Jaspar, il cane di Amely, addolorato per la lontananza della padroncina, rifiuta ogni cibo, le ha convinte di attendere il ritorno della ormai signora Borrelli, nella speranza che la loro compagnia conforti la bestiola, inducendola a cessare lo sciopero della fame.

 

Dopo la lunga luna di miele la coppia ritorna ad Ischia ed avrà tre figli.

La primogenita Chiara Maria Concetta (Clare Mary) Borrelli nasce a Londra il 9 dicembre del 1959.; nel 1990 sposa Omer Yakut Paker e andranno a vivere ad Istanbul, Turchia.

 

Il secondogenito Raffaele Timoteo (Timoty) Borrelli nasce il 9 gennaio del 1962; nel  1991 sposa Meral Meriam Goz ed anche loro andranno a vivere ad Istanbul.

 

Il terzogenito Matteo Francesco Antonio Borrelli nasce il 13 marzo del 1965.

Anche in questo caso partorisce a Londra, vicino a sua madre.

 

Amely, nonostante le promesse iniziali, non abiurerà dalla sua fede; ma questa non sarà l’unico motivo che porterà alla loro separazione.

Nel 1964 convince il marito a trasferirsi a Londra, ma la storia, per una coppia la cui relazione era stata trasformata in una fiaba d’altri tempi, non conoscerà il classico “e vissero felici e contenti” o “happy-ending”.

 

La bella favola inizia a sfaldarsi dopo la nascita del secondo figlio. Amely partorisce ancora a Londra e, stanca di stare in Italia,  trova il modo per ritornare in Inghilterra e stabilirvisi con il marito. L’ambiente londinese dell’alta borghesia, molto vicina alla casa reale, mette in serie difficoltà Giovanni che, indocile all’etichetta e alle abitudini della nobiltà, decide dopo qualche tempo di tornarsene a Ischia. Il matrimonio non finisce del tutto perché c’è un terzo figlio, sempre nato in Inghilterra, ma ormai la favola si è dissolta.

Dopo una lunga serie di tira e molla nel 1970 ci sarà il divorzio; i tre figli saranno affidati ad Amely che va ad abitare in una grande  casa alla periferia di Londra. In seguito i tre figli si sposeranno e andranno ad occupare importanti e prestigiosi incarichi nella diplomazia e nell’alta amministrazione inglese.

Giovanni, pur ricordando, non senza nostalgia,  la favola che commosse un’intera generazione, ritorna definitivamente a Casamicciola dove spesso i figli sono venuti a trovarlo.

Continuerà a vivere nell’isola e, all’età di sessant’anni, avrà altri due figli; frutto di altra relazione. Gli isolani lo descriveranno  come un uomo molto laborioso e di grande inventiva, un latin lover vecchio stampo. E’ sempre stato uno spirito libero, dalle larghe vedute e molto intraprendente per quell’epoca.

Tutto sommato, la storia  ha avuto un  lieto fine,  anche se l’amore non è riuscito a superare le grandi barriere sociali che ancora dividono gli uomini nel lungo cammino dell’umanità. 

E’ questo il ricordo di Giovanni Borrelli, un ischitano gentile, laborioso e umile, che morirà, arzillo novantenne e circondato dall’affetto dei suoi familiari, il 2 gennaio del 2019.

 

 

REFERENZE

Crescenzo Guarino – La Stampa – 9 settembre 1958

Angelo Scala – Lo Specchio – 14 settembre 1958

Redazione – Isclano – 24 aprile 2017

Elena Mazzella – Il Dispari -  5 novembre 2018

Gaetano Ferrandino - Il Golfo24.it - – 7 gennaio 2019

Archio Luce - Foto

National Portrait Gallery – Foto

 

 

 

 

GIUSEPPE PELUSO – OTTOBRE 2026