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martedì 8 aprile 2025

Santa Marta

 


Ospedale, Ospizio e Chiesa di Santa Marta

 


Risale al 1572 la costruzione di Santa Marta, con annesso ospizio e nuovo ospedale, realizzata al quadrivio dell’Annunziata in sostituzione dell’omonimo complesso distrutto a Tripergole dalla eruzione del 1538.

 

La chiesa è a pianta rettangolare ad unica navata con tre piccole cappelle laterali che sono ad archi, sorretti da pilastri, e sormontate da altrettanti finestroni su ogni lato.

La zona dell’altare maggiore, preceduta da un arco trionfale, termina in alto con un’alta cupola ornata da finestroni.

L’ingresso, rivolto verso l’attuale corso Terracciano, è abbellito da un portale in piperno, sormontato da una lunetta; nella facciata si apre un piccolo rosone e tra questo e il sottostante portale si ammirava lo stemma di Santo Spirito in Saxia a Roma, patrono di questo Oratorio come del primitivo distrutto a Tripergole.



Più che una Chiesa è infatti un Oratorio riservato agli ospiti dell’Ospedale e dell’Ospizio. Non possiede arredi sacri, solo in due cappelle laterali ci sono figure rappresentanti Santa Marta e Santa Maddalena, e le messe sono officiate dai frati del vicino convento di San Francesco.

Il sagrato della chiesa è tuttora collegato col corso Terracciano con rampe di scale ricavate in una rientranza del muro di contenimento.

L’Ospedale sorge nella zona antistante la chiesa, ma distaccato, e ad entrambi si accede mediante una stradina in salita distrutta negli anni ’70 per la costruzione di nuovi edifici.

L’ambiente principale dell’Ospedale è costituita da un'unica aula,  detta sala grande, e di un attiguo giardino con alberi da frutta; i poveri vi sono ospitati per 40 giorni solo dopo la Pasqua.

Altri locali sono addossati alla parete posteriore della basilica e questi confinano con un area sottostante alla chiesa adibita inizialmente a cripta dell’ospedale e per breve periodo (nel 1838-1843) a sepoltura pubblica.

L’Ospedale non sarà mai completamente terminato e malsana sarà la sua gestione da parte della dalla Real Santa Casa dell’Annunziata di Napoli che alla fine dello stesso secolo favorisce la realizzazione del nuovo Ospedale di Santa Maria delle Grazie presso l’omonima chiesa sorta nel borgo di Pozzuoli.

A tutto questo complesso è annesso lo xenodochio, ovvero ospizio dall’unione delle due parole greche xénos, (ospite)  e dochèion (ricettacolo),  come tanti esistenti nel medioevo con lo scopo di offrire ospitalità gratuita a pellegrini e forestieri sulle strade dei pellegrinaggi, presso le grandi cattedrali o nella stessa Pozzuoli per accedere ai bagni termali.



Questo ospizio annualmente resta aperto per brevissimo periodo e ai poveri ospiti stranieri e puteolani si offre un pasto molto frugale e solo per un massimo di tre giorni.

Lo xenodochio continua a svolgere la sua attività per tutto il XVII secolo , seppure in forma molto ridotta anche per la presenza di altre strutture simili esistenti a Pozzuoli (ospizio dei Cappuccini a via Napoli, dei Pasqualini in via Ragnisco e dello stesso vicino Convento di San Francesco).

Nel 1705 papa Clemente XI ne autorizza la sospensione decennale ed infine nel 1725 sarà papa Benedetto XIII a sospenderne definitivamente ogni attività sociale.

 

Inizia così il lungo periodo di abbandono del complesso che incide sul suo degrado fino a che con l’Unità d’Italia, con le leggi di soppressione degli ordini religiosi e incameramento dei loro beni, questi ruderi sono acquisiti al patrimonio del Comune di Pozzuoli.

Nel 1910 il conte Vincenzo Cosenza, procuratore presso la Corte di Appello di Messina, acquista l’intero complesso per la somma di Lire 400,00 dando incarico all’ing. Antonio Causa di trasformare tali ruderi in civili abitazioni.

 

Il Causa lascia intatte le preesistenti strutture portanti e dalla chiesa ricava tre piani con la semplice inclusione di solai. Il corpo più basso è lasciato ad un sol piano, come prima, e dagli ambienti che ospitavano l’Ospedale ricava la residenza personale del senatore Vincenzo Cosenza.

Successivamente sul lato della Piazza Capomazza, ai piedi dell’edificio, sono realizzata una squallida serie di negozi ed altri locali industriali sono realizzati nella parte opposta ed interna.

 


Con la crisi bradisismica del 1970 le abitazioni sono sgombrate e con l’ultimo restauro il complesso si presenta con una nuova e decorosa veste.

Gli ariosi archi a piano terra, e la completa trasformazione del corpo basso con l’inserimento di pregevoli finestre, hanno dato alla facciata un “sapore” antico donando eleganza e sobrietà allo storico quadrivio.

 


 

GIUSEPPE PELUSO

Pubblicato su Segni dei Tempi – luglio/agosto 2024


venerdì 7 aprile 2017

E la sirena suonò



E la Sirena suonò
Tragedie e comiche bradisismiche

Pozzuoli, Terra di Fuoco e Terra di Sirene; da quelle omeriche, melodiche e ammaliatrici, a quelle dei cantieri, stridule e persistenti, senza tralasciare quelle appetibili di famosi ristoranti.
Quelle mitologiche stregano Ulisse e permettono ad Omero di svelare al mondo le bellezze di questi luoghi incantati.
Quelle cantieristiche stregano gli operai e permettono a migliaia di Famiglie di apprezzare il benessere apportato dalla Armstrong.
Quelle ristoratrici stregano gli avventori e permettono a frotte di turisti di godere della gastronomia flegrea.
Angosciose testimonianze e ricordi familiari descrivono gli allarmi lanciati dalle sirene, durante la guerra, per avvertire di incursioni e bombardamenti.

Tutte queste sirene sono oggi scomparse, il nostro udito percepisce solo quelle dei mezzi di pronto intervento e quelle, sempre più numerose, che suonano giorno e notte allarmandoci per i frequenti furti.
Non possiamo però non menzionare altre sirene puteolane non meno famose, anche queste legate a ricordi inquietanti, che fecero sentire la loro pungente voce nel corso della crisi bradisismica del 1970.

Il percorso dei ricordi inizia il 22 febbraio 1970 quando L’Unità, nell’articolo scritto da Eleonora Puntillo corrispondente dei Campi Flegrei, titola:
“Brucia la terra sotto Pozzuoli?”.
Si tratta della prima testata nazionale ad occuparsi dell’anomala situazione di Pozzuoli, riportando in maniera cauta le avvisaglie dei movimenti della terra, percepite da pescatori e cittadini del luogo.
Il 2 marzo 1970 c’è poi la totale evacuazione del Rione Terra che segna una rottura tra la Pozzuoli di una volta e quella che verrà [1].

A questa forzata evacuazione fa seguito quella volontaria degli altri quartieri i cui abitanti, in preda al panico per una temuta improvvisa eruzione o di una forte scossa tellurica, scappano via dalla città cercando autonoma sistemazione.

Il sindaco prof. Nino Gentile inutilmente tenta di fermare l’improvviso provvedimento di sgombero e la lunga autocolonna di camion militari, bus dell’ATAN e altri mezzi civili che, per ordine del prefetto, s’è messa in viaggio verso Pozzuoli [2].

Gentile, e l’assessore Causa, tentano di impedire questo provvedimento perché intuiscono le gravi conseguenze che comporta; le autorità non hanno previsto l’ondata di paura e il susseguente esodo di massa che mette in atto meccanismi economici, politici, sociali troppo grandi e complessi che quelle stesse autorità non possono fronteggiare.
Ben presto ci si rende conto che nulla succede di catastrofico e le divergenze fra studiosi Italiani, francesi e giapponesi, diventano vere e proprie risse scientifiche. Coloro che dovrebbero impostare correttamente uno studio qualificato da trasmettere alle autorità hanno pareri diversi sull’origine e sugli sviluppi futuri del fenomeno. A loro volta i poteri dello Stato, pur tra loro litigando, cercano di trovare una soluzione che favorisca il rientro della popolazione; almeno di tutti coloro che occupano stabili perfettamente agibili.

Già il 20 marzo è resa pubblica la notizia che cinque sirene, l’una dopo l’altra, taglieranno l’aria di Pozzuoli; e questa sarà la prova dell’allarme che dovrebbe in futuro scattare per avvertire la cittadinanza di allontanarsi [3].

Naturalmente non si sa bene in quale caso di preciso fenomeno, (terremoto, eruzione?) e per iniziativa di chi dovrebbero poi suonare per avvisare dell’imminente pericolo.
Le cinque sirene saranno montate sui tetti dei seguenti edifici:
-      Caserma dei Carabinieri
-      Caserma della Guardia di Finanza
-      Ospedale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta
-      Scuola Monte Nuovo ad Arco Felice
-      Stabilimento termale sul lungomare

In assenza di altri chiarimenti l’ipotesi più logica sembra che questi dispositivi possano entrare in funzione in caso di scosse sismiche ed i puteolani si augurano che i sismografi, alla cui sensibilità è affidata la loro sorte, non siano di quelli che han bisogno di essere sorvegliati e magari smentiti da altri strumenti ed altri osservatori esteri; come pubblicamente sta succedendo.

La sfiducia dell’opinione pubblica, nei confronti di coloro che possedendo un potere accademico godono ora anche di potere politico, è confermata anche dai risultati cui è pervenuta la Commissione Speciale su Pozzuoli del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Ad un mese dal giorno in cui il problema è stato reso noto in tutta la sua gravità il presidente del CNR dichiara che si parte praticamente da zero con lo studio e che si è stabilito di intensificare i rilevamenti per acquisire ulteriori dati [4].

Non si tratta della solita calamità, come per il terremoto, che una volta avvenuto preoccupa solo per eventuali ripetizioni e quasi sempre a distanza di anni, bensì di fenomeni che si sviluppano giorno per giorno e che occorre prevenire e consentire ai residenti di rimanere nella zona.
Il fenomeno sta provocando un notevole sollevamento del suolo che, in alcune zone, nel marzo del 1970 ha di già raggiunto il metro e si fa notare che un simile sollevamento non può essere considerato cosa da nulla per velocità e proporzioni; l’unico notevole sollevamento verificatosi nelle Haway, prima di quello di Pozzuoli, è stato di appena 50 centimetri ed è stato seguito da una eruzione.
I puteolani non vogliono spostarsi ne' allontanarsi, dicono no alla logica delle deportazioni, perciò occorre creare delle vie di evacuazione [5], 

che restino sgombre, e nello stesso tempo le sirene, come in tempo di guerra, dovrebbero dare tranquillità alla popolazione. Forse non serve a molto, perché quando suona la sirena il disastro è già avvenuto, ma sono importanti dal punto di vista psicologico e pertanto sono installate e, per accertarsi del loro buon funzionamento, alle ore 12.00 d’ogni domenica sono fatte squillare per circa un minuto.
Nelle prime domeniche piazze e strade del centro s’affollano di curiosi che giusto a mezzogiorno bloccano ogni loro movimento; chi passeggia si ferma, che guida ferma l’auto, chi lavora sospende momentaneamente l’attività, i commercianti escono dai negozi e chi è in casa s’affaccia ai balconi.
Durante il latrare delle sirene ci si guarda tutti sorridenti e fiduciosi; il puteolano acquisisce fiducia e tranquillità, ama credere che lassù c’è qualcuno che veglia su dl lui.
Come previsto le sirene raggiungono il loro scopo, la loro semplice presenza incute sicurezza, molto più che le parole e gli incitamenti di politici e scienziati.
C’è il ritorno delle Famiglie e man mano la città riprende a vivere; alle sirene non si presta più tanta attenzione, per i puteolani, come il cannone del Gianicolo per i romani, è l’occasione di controllare gli orologi.

Poi improvvisamente, alle 21.50 di mercoledì 5 ottobre 1971, uno degli ordigni si mette ad urlare da solo senza che entrino in funzione gli altri quattro.
La Sirena “antibradisisma” piazzata sul tetto della caserma dei Carabinieri in via Carlo Rosini suona per diciotto lunghissimi minuti resistendo al violento strappo dei fili ed alle manganellate dei volenterosi militi [6].

Nella città si scatena il caos e decine di migliaia di persone, che ben conoscono il particolare tono di questa sirena, si precipitano per le strade fuggendo dalle abitazione e raggruppandosi in luoghi aperti; s’aspettano una imminente catastrofe.
Chi ha l’auto si dirige verso la statale “Domiziana”, unica via di uscita da Pozzuoli; ma dopo pochi minuti resta imbottigliato dando inizio ad un disperato ed assordante concerto di clacson.
La maggior parte della popolazione si riversa sul lungomare di via Napoli e in Piazza della Repubblica, dove c’è spazio e ci si può salvare nel caso crollino i palazzi; anche qui, nel giro di cinque minuti, è un assordante coro di grida, di pianti, di richiesta di aiuto [7].

Molti iniziano a correre qua e là come forsennati e storditi per effetto della paura; quando il terrore è generale  il popolo è schiacciato, la terra è scossa, e non c’è da meravigliarsi che gli animi, abbandonati e in preda al dolore, siano smarriti.
Una gran folla di precipita alla “residenza” dei Vigili Urbani, dove si sa che almeno due dovrebbero essere di guardia; si sfonda la porta ma dentro non c’è nessuno cui chiedere spiegazioni. Altra folla assedia il Commissariato di Polizia nella villa comunale e la Caserma dei Carabinieri dalla quale subito parte la notizia che deve trattarsi di un guasto o di un corto circuito, e spiegano che non si riusciva a farla stare zitta finché, dopo averne tirati via molti altri, non si è strappato via il filo buono.
Numerosi i piccoli incidenti come quello capitato al quindicenne Franco D’Isanto che, uscendo di corsa dal cinema in cui si trova, è travolto dalla furibonda ressa e cade a terra dove resta con un piede fratturato.
Arrivano i Vigili del Fuoco, le Volanti della Polizia e le Gazzella dei Carabinieri, che non sanno cosa fare; pertanto, mediante le autoradio, si mettono in contatto con il Prefetto di Napoli che è l’unico posto dal quale possono venire comandate le sirene di allarme. Dalla prefettura riferiscono che, non essendoci stato nessun preavviso d’allarme, non è stato schiacciato nessun bottone e non sanno come possa essere accaduto questo accidente.
Ancora non esiste la moderna Protezione Civile e ci si rende conto che manca quello che suona la campana, che dà l'allarme, che suona la sirena per avvertire del pericolo, Prefettura, Questura, Comune. Ufficio Tecnico, troppi a remare e a dare ordini. Ognuno si tiene il suo pezzetto di competenze e informazioni e dialoga troppo tardi con gli altri livelli di gestione.

Cittadini, politici e forze dell’ordine, onde evitare il peggio, insistono affinché possa trovarsi il mezzo di rassicurare la popolazione che ancora è per le strade; tutti fanno quello che possono urlando a gran voce senza però riuscirci causa la gran confusione. Allora compagni sindacalisti corrono in moto, in bicicletta ed a piedi presso lo stabilimento SOFER dove nella locale sezione della Camera del Lavoro ritirano dei megafoni.
Tutti i telefoni di Pozzuoli risultano, tra le ore 22.00 e le ore 24.00, privi di linea perché la cittadinanza si attacca al telefono chiamando parenti, amici, comune, prefettura, polizia, carabinieri; il sovraccarico ha annullato del tutto questo mezzo di comunicazione, aggravando ancor di più il panico e l’angoscia.

L’urlo della sirena coincide poi con una serie di altri episodi che, messi insieme, concorrono a creare il panico. Il giorno prima Pozzuoli è stata invasa da militari che eseguono rilievi e misurazioni e non si tratta delle ordinarie “campagne di rilevamento” che sono eseguite periodicamente [8].

Un elicottero militare è stato poi visto sorvolare a bassa quota la città mentre ancora urla la sirena, e questo avvalora la tesi di un allarme programmato.
La folla non sa, ne può sapere, dove andare; l’allarme non vale assolutamente nulla se serve soltanto a buttare giù la gente dal letto e a farla radunare in piazza. Il tutto crea solo panico e caos anche in considerazione che gran parte della popolazione ancora non è motorizzata e comunque esiste un’unica strada di uscita intasatissima e costellata di palazzi pericolanti.

Questo episodio conferma che le condizioni di sicurezza di una città sono nulle se non esistono idonee via di fuga che si innestino agevolmente nella grande viabilità nazionale senza dover passare attraverso blocchi e strozzature.
I dissesti provocati dal movimento del suolo, che nel 1971 ancora continua ad innalzarsi, hanno bloccato numerose strade interne della città dove gli abitanti in buona parte, tranne quelli del Rione Terra, sono rientrati pur sentendosi come in una trappola.
Il giorno dopo il popolo di Pozzuoli, terrorizzato, si chiede come mai non sia accaduto di peggio; solo la fortuna ha voluto che non ci siano state vittime ed i soggetti nervosi ed ansiosi (parecchi tra anziani, donne e bambini) restano a letto e prendono calmanti per cercare di mandar via l’angoscia.
E’ importante parlare di “effetti psicologici” durante i rischi sismici; storicamente tra i primi a mettere in relazione i due elementi è Seneca che con grande intuizione pone in luce alcuni aspetti chiave del rapporto, inversamente proporzionale, tra la mancanza di conoscenza di un fenomeno “naturale” e l‘amplificazione della paura. Non è facile restare in sé in mezzo a grandi catastrofi e quasi sempre le menti più deboli sono prese dal panico rendendole simili a un pazzo, pur senza pregiudicare la loro sanità mentale.
Molti, che hanno parenti o comunque punti di appoggio lontani da Pozzuoli, ancora una volta mettono le loro masserizie sui furgoncini e abbandonano le loro case come fatto il 2 marzo del 1970 [9].


CREDITI
Eleonora Puntillo – L’Unità Articoli vari
Federica La Longa – Effetti psicologici del terremoto
Lux in Fabula – Bradisismo flegreo
Senato della Repubblica – Resoconti Stenografici




P.S.
Con enorme piacere posto alcuni commenti ricevuti da comuni amici.

Mimmo Fattore E chi se la dimentica quella sera. In meno di 5 minuti eravamo in macchina con le strade che già erano intasate. Si fecero molte ipotesi riguardo a quell' errore, ma la verità non si seppe mai.

Gennaro Lubrano Grazie per avermi ricordato questo episodio più volte raccontatomi dai miei.


Lucia D'Isanto Lo ricordo quel giorno... Tragicomico, avevo 14 anni! E ricordo anche il grosso spavento, tremavo come una foglia. Un ingorgo e una fila di auto a Via Napoli.

Pinarosa Cerasuolo Rocco Lo ricordo benissimo.

Crescenzo Minotta Ricordo perfettamente quella sera.

Carmela Ortone Ricordo benissimo quella sera.

Antonio Antonello Di Fraia Ricordo perfettamente quella notte eravamo sul lungomare esattamente vicino al ristorante Vincenzo a mare. Ricordo che arrivò un carabiniere mezzo vestito a bordo di una motocicletta e cercava di tranquillizzare la gente spiegando che era un guasto ma la paura era tanta.

Pinarosa Cerasuolo Rocco Quella sera eravamo al distributore di benzina, la sirena non si era sentita forte. Arriva una coppia che stava al cinema e ci racconta che ad un tratto tutti a scappare, loro non sapevano nulla, ed esclamarono: ma questo è un paese di pazzi!

Letizia Terrin Io all'epoca abitavo ad Arco Felice. C'era la psicosi della sirena. Una notte la sirena di un'auto parcheggiata improvvisamente cominciò a suonare. Scoppiò il panico!!!

Gennaro Abbate ricordo perfettamente, mio padre mi telefono' per infornarmi dell'accaduto e che fu un errore a far suonare la sirena.

Elvira Capone Sai che ricordo questo episodio .... mi fu raccontato dai miei zii che all'epoca abitavano a Pozzuoli .... incredibile ....

Anna Peluso E finì che durante la crisi bradisismica degli anni 83 e 84 non fu installata nessuna sirena d'allarme a Pozzuoli.

AnnaMaria D'isanto Papa' a letto ed io a vedere la TV! E poi fuori al balcone a godermi lo spettacolo. Gente che scappava a piedi e una fila di auto che non finiva mai. E Angela e Patrizia fecero la valigia: volevano andare a Torino. Papa' ed io tranquilli! Solo verso mezzanotte passo' un'auto dei carabinieri che, con l'altoparlante, avvisava la popolazione di mantenere la calma. C'era stato un falso contatto che aveva fatto suonare il famoso allarme!
Tutti spaventati tanto che anche i carabinieri andarono a prendere le proprie famiglie per metterle in salvo!




lunedì 1 settembre 2014

Charles Babbage



 
 “La più notevole costruzione sulla faccia della terra”
Così Charles Babbage definisce il Tempio di Serapide
nel 1828
“Da Pozzuoli al Mondo!”
Con questa breve espressione Charles Babbage, un profeta del futuro, racchiude gran parte del programma di ricerca intrapreso dalla moderna geologia.
Nato a Walworth il 26 dicembre del 1791, e morto a Londra il 16 ottobre 1871, Charles Babbage si laurea a Cambridge nel 1814 e nello stesso anno sposa Georgiana Whitmore con la quale genera otto figli di cui solo tre raggiungono l’età adulta. Lady Georgiana muore nel 1827.
Babbage è un matematico, filosofo, scienziato, crittografo, economista, inventore di grandi e piccole utilità; dal calcolatore programmabile alla tariffa postale unica. Nel mondo dell'informatica è conosciuto grazie alle sue macchine progenitrici dei moderni computer.
Della sua prima idea, l’Analytical Engine (la Macchina Analitica), ne stende il solo progetto; della seconda, la Difference Engine (la Macchina delle Differenze), ne realizza un prototipo, anche se imperfetto.
Nel 1991 viene completata, lavorando a partire dai suoi studi originali e seguendo gli standard disponibili nel XIX secolo, una macchina differenziale perfettamente funzionante; questo ci dimostra che il congegno di Babbage avrebbe potuto funzionare.


Ricostruzione della Babbage Difference Engine
Babbage non è soltanto un importante scienziato, ma anche un genio bizzarro e un viaggiatore curioso e instancabile che gira per le capitali europee per prendere contatto con i matematici locali e tenersi aggiornato sulle principali invenzioni scientifiche e sugli sviluppi dei processi di industrializzazione nei vari paesi.
Nel 1828, mentre si trova in visita a Napoli, si fa calare legato ad una corda all’interno del cono del Vesuvio. Il suo desiderio di poter osservare da vicino la composizione della lava rischia però di costargli molto caro, visto che dopo una decina di minuti viene riportato alla sommità mezzo svenuto e con i vestiti bruciacchiati. Tale curioso episodio mette efficacemente in evidenza la complessa e variegata personalità di Babbage.
 Nel 1828 visita il "Tempio di Serapide" di Pozzuoli e l’osservazione dei segni del bradisismo su di esso lo porta a considerare l'esistenza di forze in grado di alterare la posizione di terra e mare, operanti anche in altri ambiti e su scala globale. Deduzione che praticamente nello stesso periodo fa anche Charles Lyell il quale visita lo stesso tempio nello stesso anno.
Lyell trova il fenomeno talmente significativo, nell'ottica della teoria dell'uniformitarismo (la quale teoria afferma che ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti), da spingerlo a scegliere l'immagine delle tre colonne del tempio per il frontespizio del “Principles of Geology”; libro a cui sta già lavorando.
Il “Tempio di Serapide” come appare sul frontespizio della prima edizione (1830) dei Principles of Geology
di Lyell. Alcune edizioni successive omettono la figura del filosofo sulla sinistra.
Motivo d’orgoglio, per noi puteolani, è sapere che la stessa immagine è riportata anche sulla “Lyell Medal”; premio istituito nel 1873 dalla “Geological Society” di Londra per onorare la memoria dello scienziato.
 La medaglia premio “Lyell Medal”
Charles Babbage presenta alla “Geological Society” di Londra un suo opuscolo, con calcoli molto dettagliati, che è una relazione di ragionamento “lyelliano”. Non fu pubblicato fino al 1847 e viene da chiedersi quale sorta di inibizione induce Babbage a ritardare di quasi vent’anni la stampa delle sue osservazioni che ne avrebbero fatto l’iniziatore del ragionamento “uniformitarianistico”. Pertanto la paternità di queste analisi resta, per molti anni, attribuita a Lyell che, come visto, le illustra nel 1830 nel citato suo capolavoro.
 La relazione scritta da Babbage si intitola:
“Observations on the temple of Serapis, at Pozzuoli, near Naples, with an attempt to explain the causes of the frequent elevation and depression of large portion of the earth’s surface in remote periods. And to prove that those causes continue in action. With a supplement. Conjectures on the Physical condition of the surface of the moon”.


In questo opuscolo dal lunghissimo titolo, che stampa a sue spese, la curiosità dello scienziato non si ferma a cercare di spiegare il fenomeno del bradisismo ma arriva ad estrapolarne gli effetti sino alla luna.
Secondo la sua opinione il Tempio di Serapide di Pozzuoli è “la più notevole costruzione sulla faccia della terra” e così continua: “Questo era stato chiaramente costruito al livello o sopra il Mediterraneo. Esiste una incontrovertibile evidenza che questo si sia abbassato sotto l’attuale livello del mare, almeno 25 piedi; che questo è rimasto lì durante molti anni; che poi è gradualmente ritornato su, probabilmente al suo livello originario, e che durante gli ultimi venti anni è di nuovo scivolato lentamente verso il basso. Il risultato di questa perizia mi condusse negli anni seguenti a spiegare i vari innalzamenti e depressioni di parte della superficie della terra, in diversi periodi di tempo, con una teoria che ho chiamato la teoria delle superfici isotermiche terrestri.
Non penso che l’importanza di tale teoria sia stata ben compresa dai geologi, che non sono ancora abbastanza a conoscenza della scienza della fisica.
Riflettendo sulle cause che hanno prodotto i cambiamenti del livello terrestre nelle zone limitrofe a Pozzuoli, ero indotto a considerare se non si potessero estendere ad altri casi, e se non vi fossero altre cause naturali, che esercitano costantemente la loro influenza, le quali, in concorso con le proprietà note della materia, devono necessariamente produrre alterazioni nel mare e nella terra, quei sollevamenti di continenti e montagne, e quei grandi cicli dei quali la geologia ci offre prove così incontrovertibili.”
L’aspetto più interessante e più originale del lavoro di Babbage è dunque l’interpretazione teorica che propone per i fenomeni osservati. Egli attribuisce tali fenomeni a locali variazioni di quota del suolo flegreo. Secondo l’autore la causa delle variazioni di altezza del “Tempio” è da ricercarsi nell’azione del calore sprigionato dal sottosuolo vulcanico.
Babbage ritiene che sia molto difficile, in mancanza di dati sufficienti, determinare come il calore possa produrre gli effetti osservati, tuttavia propone tre diversi meccanismi possibili che risultano di estremo interesse per la loro modernità.
-      Un primo meccanismo presuppone l’esistenza in profondità di un vasto serbatoio di lava fusa contenuto dalla pressione delle rocce sovrastanti. Un rifornimento di nuovo materiale o un aumento di calore potrebbe, secondo l’autore, accrescere la “forza espansiva” del sistema.
-      Un secondo meccanismo potrebbe essere legato alla eventuale esistenza nel sottosuolo flegreo di “cavità” contenenti acqua o altri gas condensati in condizione di forte riscaldamento. Un aumento o una diminuzione di calore dovuti a cause vulcaniche potrebbe comportare un aumento o una diminuzione della “elasticità” di questi fluidi causando così un’elevazione o una subsidenza degli strati sovrastanti.
-      Il terzo meccanismo proposto da Babbage è basato sul principio che gli strati solidi presenti al di sotto del “Tempio di Serapide” possano espandersi per somministrazione di calore o contrarsi per sottrazione di calore. Fratturazione delle rocce, terremoti ed elevazione e depressione della superficie topografica sarebbero gli effetti dell’attività di questi processi.
 Dai suoi calcoli ottiene che, se gli strati al di sotto del “Tempio di Serapide” si fossero comportati come un’arenaria, un aumento di temperatura di 100° Fahrenheit per uno spessore di cinque miglia avrebbe causato un cambiamento di livello di 25 piedi; maggiore quindi di quello che sarebbe bastato a spiegare i fenomeni osservati.
Babbage ritiene che l’ultimo meccanismo sia quello che meglio si presta a spiegare i fenomeni dell’area flegrea, mentre ipotizza che i primi due possano essere in parte utili a spiegare altri fenomeni geologici di più ampie proporzioni come il sollevamento dei continenti e delle catene montuose o il succedersi dei grandi cicli geologici.
E’ questa la prima volta che ci si serve sistematicamente degli strumenti concettuali della fisica e della matematica per mostrare come si formino le montagne e dare spiegazione coerente ai fenomeni dei Campi Flegrei.

Ma le teorie di Babbage sono considerate da numerosi suoi colleghi alla pari di semplici stravaganze e vengono rivalutate solo in seguito, in particolare dopo che l’astronomo tedesco Giovanni Herschel giunge alle medesime conclusioni.
Insomma Charles Babbage, scienziato, viaggiatore e genio curioso e quanto mai bizzarro, nonostante la diffidenza di parte del mondo scientifico e delle autorità governative inglesi del tempo è il primo ad ipotizzare che non sia il mare a mutare il suo livello ma la terra stessa. Da questo ragionamento scaturisce la teoria dell’innalzamento delle catene montuose e della formazione dei continenti; teoria oggi consolidata ma non dimentichiamo che essa nasce dalla fervida sintesi iniziale: di Babbage: “Da Pozzuoli al mondo!”

 Peluso Giuseppe


BIBLIOGRAFIA

Flora Giudicepietro e Luca D’Auria - Storia del dibattito scientifico sul Serapeo di Pozzuoli

Su e Giù - Terra

Andrea Villa - Le ricerche scientifiche in Campania di Charles Babbage

Luca Ciancio – Le Colonne del Tempo