Movimentate nozze ad
Ischia tra un marinaio italiano e la nipote di Eden
Il cenerentolo
Giovanni Borrelli sposa la nobile Amely Eden
Amely tra le braccia del padre sir Timothy Eden. La madre Mary
Patricia tra le sorelle Annie Caroline e Meriall Rose. A destra
il fratello John Benedict. Elfride nascerà nel 1940.
Nel settembre del
1958 desta scalpore il matrimonio, celebrato sull’isola di Ischia, da Giovanni
Borrelli e Amely Mary Eden, figlia di Sir Timothy Calvert Eden, VIII baronetto
di West Auckland e VI baronetto del Maryland.
Sir Timothy, che è stato artista e scrittore, è il fratello
maggiore di Robert Anthony Eden, stretto collaboratore di Winston Churchill, Ministro
degli Esteri durante la Seconda Guerra Mondiale e Primo Ministro del Regno
Unito nel corso della crisi di Suez.
Amely (Amelia) Eden,
nata il 16 gennaio del 1933, è la pronipote di Amely Eden (1797-1865), figlia
di William Eden primo barone di Auckland, famosa poetessa e romanziera.
La nostra Amely conosce
Giovanni Borrelli, di tre anni più grande, nel 1956. Giovanni è il motorista
del “Mergellina”, un vaporetto su cui si imbarca la rampolla inglese che
s’accinge a trascorrere una vacanza ad Ischia. E’ una delle prime giornate di
settembre e da poco ha smesso di piovere. Amely è sola sul ponte della nave e un
giovanotto bruno le si avvicina consigliandole di non sporgersi troppo dalla
ringhiera di protezione.
Si tratta di Giovanni,
appena uscito dal locale macchine un po’ annerito dal fumo e con quell’inconfondibile
“profumo” di combustibile che i motoristi navali si portano appresso per una
intera esistenza
In verità non ci
sarebbe nessun pericolo ma questa tattica è utilizzata dai nostri “latin
lover” per “abbordare la preda”.
I due s’incontrano di
nuovo sull’isola e Giovanni la accompagna a visitare gli incantevoli e
caratteristici luoghi di Ischia. Dopo una settimana lei riparte ma i due, ormai
innamorati, si scriveranno ogni giorno, giurando di sposarsi.
Negli anni Cinquanta
l'Italia vive un profondo contrasto sociale; da un lato l'inizio del boom
economico, dall'altro una struttura sociale ancora legata a rigide divisioni di
classe. I matrimoni e le storie d'amore tra nobiltà e popolani diventano il
simbolo di questo cambiamento, scatenando un enorme interesse da parte della
nascente stampa rosa e dei rotocalchi dell'epoca. Riviste storiche come Grand
Hotel, popolarissima per tutti gli anni '50, costruiscono il proprio successo
su storie illustrate in cui la bella e povera sartina o il giovane operaio
fanno innamorare il conte o la ricca ereditiera.
In pratica lo stesso
romantico incontro avviene, nello stesso anno, tra Gianluigi Aponte, capitano
di un vaporetto diretto a Capri, e la miliardaria ginevrina Rafaela Diamant
Pinas.
Tra l’altro il giovane
marinaio italiano assomiglia al coetaneo attore Antonio Cifariello che proprio
in quel periodo è all’apice della sua carriera interpretando ruoli che
ricalcano il conflitto economico e culturale tra l’onore della famiglia
nobiliare e la dignità della famiglia povera.
Le nozze tra Amely e
Giovanni saranno celebrate, due anni dopo, il 7 settembre 1958 nella chiesetta
di Casamicciola Terme; i giornali britannici, in senso denigratorio, scrivono
che Amely, discendente di una delle più blasonate Famiglie inglesi, sta per
sposare un barcaiolo da 34 dollari a settimana. L’evento, che vede i due
protagonisti provenire da due mondi lontanissimi, è da loro definito: “Eden
Wedding a Riot”, ovvero “Un matrimonio esplosivo all'Eden”.
Il padre di Giovanni Borrelli
è uno scalpellino e Giovanni ha fatto il pescatore prima d’imbarcarsi quale
motorista sui vaporetti della SPAN (Società Partenopea Anonima Navigazione) che
solcano il Golfo di Napoli.
il padre di Amely,
sir Timothy Eden, in una serie di interviste non appare entusiasta della scelta
della figlia, ma dichiara comunque di non avere alcuna intenzione di mettere i
bastoni tra le ruote alla coppia.
Amely arriva ad
Ischia il 16 agosto, per seguire da vicino i lavori del futuro nido d’amore:
una “modesta” villetta con giardino in via Mortito a Casamicciola; nel Rione Perrone,
dove sono ancora in piedi le baracche erette dopo il terremoto del 1883.
La casa, che i
giornali inglesi descrivono come una “capanna”, è arredata senza sfarzo ma con
molto gusto da miss Amely; tutta la mobilia è in stile inglese corredata da
suppellettili ischitane. Nel soggiorno è prevista una grande libreria per
contenere gli oltre mille libri di filosofia e scienze, in lingua inglese, che
fanno parte del corredo della futura sposa.
La settimana prima
delle nozze è la più difficile; la preparazione, i mille inconvenienti, la
continua presenza di giornalisti e fotografi, la curiosità dei vicini di casa,
gli arrivi dei parenti, di quelli inglesi soprattutto.
Giovanni ha pensato
addirittura ad un matrimonio segreto in altra città, ma miss Amely dice:
«Perché dobbiamo
nasconderci? Perché dobbiamo aver vergogna del nostro amore?»
Amely è fiera della
sua scelta e non è mai stata sfiorata da dubbi; la madre, lady Patricia, ha
sempre saputo che sarebbe stato impossibile convincerla del contrario.
Giovanni è invece
frastagliato dalle domande dei giornalisti che assediano la casa dei suoi e gli
fanno la posta sulla nave , dove ancora lavora.
«Ma perché vulite
sapè tante cose? Che v’interessa a vuie?
Una brutta settimana
in cui la gente si offre come testimonio di nozze ed il sindaco vuole che la
sposa si vesta in costume tipico ischitano.
Il padre e la madre
che non badano più alla vigna e tutti i giorni si vestono con gli abiti della
festa, e le sorelle che litigano con mezzo paese per via degli inviti al
ricevimento, limitati soltanto ai conoscenti di un certo rango.
La più perspicace,
con i giornalisti, e la sorella Rosa Borrelli di ventiquattro anni. Rosa è fidanzata
con un autista di taxi e gestisce un piccolo negozio di abbigliamento, alla
cognata ha regalato un costume da bagno.
Senza poi contare i
parenti inglesi; soprattutto Elfrida Eden, la sorella della sposa, una
diciottenne alta due metri che sembra divertirsi molto a metterlo in imbarazzo.
La giovane Elfrida è
quella che nella famiglia Eden ha preso con più spirito il matrimonio della
sorella. Confessa d’aver creduto che il suo futuro cognato fosse proprio un
“fishermann” (pescatore), di quelli che all’alba ritornano con la barca piena
di pesci. E questo le sarebbe piaciuto di più.
Del matrimonio della
sorella dà una spiegazione molto semplice:
«Ha letto molti
libri. E’ sempre stata una ragazza molto studiosa e Giovanni è il primo uomo
che le ha fatto la corte.
Elfrida non vuole
occuparsi della sistemazione della casa degli sposi; compito che lascia alla
madre e alle sorelle. A lei questa casetta linda e moderna non piace; dice che
ci voleva una capanna di legno in riva al mare.
Solo da pochi giorni
ha conosciuto il futuro cognato, e ne è rimasta delusa. Come marito sarebbe
stato meglio un vero pescatore, di quelli con i pantaloni arrotolati sui
polpacci e le basette lunghe; sarebbe stato più romantico e più divertente.
Da quando è arrivata
ad Ischia, dove ha portato Jaspar il cane di Amely, si è tolta le scarpe e,
insieme al suo spinone, è sparita nei boschi in cerca di bacche selvatiche.
La signora Patricia resta
emozionata quando, nella stazione di Napoli, s’è vista venire incontro i due
ragazzi. Nonostante sia britannica si commuove facilmente e nello stesso giorno
piange ancora quando nella piccola casa di Casamicciola, ancora fresca di
calce, abbraccia l’altra figliola; Elfride venuta qualche giorno prima da
Londra, anch’essa in treno insieme al suo cane.
Lady Patricia è anche
dispiaciuta per i giornali inglesi sui i quali hanno scritto che la figlia
Amely sarebbe andata a vivere nella casa della famiglia Borrelli insieme ai sei
fratelli dello sposo, divisi tutti in tre camere da letto, e che avrebbe dovuto
cucinare gli spaghetti all’aperto, sul fuoco sistemato tra due mattoni.
Lady Patricia ha
quasi creduto a quelle storie e solo a Casamicciola si rende conto che si
tratta solo di fandonie.
Dopo un susseguirsi
di articoli ironici su tutta la stampa estera, compreso il “Times”, il “Daily
Mirror” riporta una intervista di Patricia Eden, madre della aristocratica
sposa, la quale dichiara che avendo conosciuto la famiglia di Giovanni
Borrelli, ne è rimasta positivamente colpita, difendendo il giovane fidanzato
della figlia con questa dichiarazione:
«Amelia e Giovanni si
conoscono da due anni ormai e il loro amore è saldo e questo è sufficiente per
soddisfare qualsiasi genitore. Naturalmente ci sono le barriere sociali, ma
sono così importanti? Non conta di più la felicità? Essi si vogliono molto
bene. Giovanni è un ragazzo molto simpatico e ha studiato all’università [sic].
Amelia ha un po’ di denaro quindi dovrebbe cavarsela almeno all’inizio e sono
certa che sa cucinare gli spaghetti come una italiana».
Il 3 settembre, pochi
giorni prima delle nozze, fra lacrime e singhiozzi, Amelia sfoga la sua
amarezza:
«Non voglio più sposarmi,
domani torno a Londra!»
Questa frase è dovuta
ad una serie di imprevisti che minacciano di turbare il suo matrimonio con
Giovanni.
Sull’isola, ove si
segue con interesse la vicenda, si è notato che le “pubblicazioni” finora
affisse nella chiesa di Sant'Antonio a Casamicciola sono state improvvisamente
tolte per ordine del parroco, don Vittorio Jacono. E giustamente la gente si chiede: «perché mai?»
Altro episodio
clamoroso è consistito nella scomparsa del fratello di miss Eden, il baronetto
John Benedict, deputato conservatore ai Comuni.
Questi, dopo essersi
sistemato nella villa presa in affitto con la madre, non si è fatto più vedere;
rinchiusosi nella sua camera con una bottiglia di whisky, un sifone di seltz,
un pacco di libri e una scatola di sigari, ha tentato d'ingannare il tempo in
attesa di arrivare a domenica, allorché dovrà accompagnare all'altare la
sorella, in rappresentanza del padre, sir Timothy. Senonché il giorno prima
della cerimonia, non si sa bene per quali ragioni, anche se si può intuirle, è salito
su uno dei vaporetti che vanno a Napoli.
I suoi familiari
hanno tenuto a precisare che si tratta solo di un'assenza dovuta a ragioni
turistiche e che, certamente, John Benedict, sarà di nuovo ad Ischia per il
giorno solenne della festa.
Il perché del pianto
di Amely appare ancor più chiaro allorché si è saputo del conflitto morale che
tormenta la fanciulla.
Da Londra sir Timothy
ha fatto conoscere alla figliola il suo preciso pensiero sul problema
dell'abiura dalla religione anglicana. Egli vorrebbe, insomma, che Amely, se
proprio è disposta ad entrare fra i fedeli della Chiesa Cattolica cui
appartiene il prossimo marito e tutta la famiglia di lui, facesse sì questo
passo, ma dopo la celebrazione delle nozze.
Ciò per una questione
cui sir Timothy attribuisce importanza suprema. La sua famiglia, ha mandato a
dire il genitore, è una delle più antiche e Illustri del Regno Unito. E per i
servizi resi alla Corona e alla Chiesa, quella Anglicana, i suoi antenati ebbero
due volte il titolo di “baronetto”, in modo che se egli avesse due figli
maschi, potrebbe dare ad ognuno di essi un differente blasone con diritto di
discendenza. Abiurando dopo il matrimonio, questa la sua tesi, il fatto è meno
grave, perché allora Amely sarà in certo senso uscita dalla famiglia e persino
dalla sua Nazione d'origine, divenendo cittadina italiana e “signora Borrelli”.
Poi aggiunge:
«Tutti i genitori
sono ambiziosi per i propri figli, e io lo sono per i miei. Essere ambizioso a
questo riguardo significa desiderare un matrimonio con una persona che abbia
una posizione simile alla nostra nella vita. Il mio dispiacere è che Amelia
sposa una persona che non ha questi requisiti, ma ho esaminato il ragazzo e mi
sembra un uomo molto simpatico, per bene e di valore, un gentlemen insomma.
Ma il fatto che io
abbia dei dispiaceri, non significa che io mi oppongo al matrimonio. E’ vero
che ci sono le barriere sociali che dovrebbero impedire un matrimonio come
questo, ma si tratta di cose non tanto importanti. Noi pensiamo che la felicità
sia più importante».
A questo punto
compare in scena il Vescovo di Ischia, mons. Antonio Cece. Egli deve far
rispettare una precisa disposizione del Codice di Diritto Canonico, il quale
stabilisce che il matrimonio misto, cioè tra due persone di diversa confessione,
debba avvenire “senza pompa”.
Niente Messa, niente
festosi paramenti liturgici indossati dal sacerdote, nessuna accensione di
luci, pochi fiori, assenza di musica. Lo scambio degli anelli dovrà essere
fatto direttamente dagli sposi evitando che essi siano toccati dal parroco;
vietato anche l'altare maggiore e soprattutto niente abito bianco con il lungo
candido velo su cui poggia la simbolica corona d'arancio.
Di fronte a queste
limitazioni è comprensibile che Amely abbia reagito molto vivacemente insieme alla
Famiglia Borrelli. La sostanza del conflitto è inconcepibile per Amely e
Giovanni che, volendosi veramente bene, riescono a comprendere poco di canoni e
procedura.
Il Corriere della
Sera del 4 settembre 1958 titola che Amely Eden e il motorista ischitano non si
sposeranno in chiesa in quanto la giovane inglese non si è ancora convertita
alla religione cattolica. Il vescovo di Ischia. mons. Antonio Cece, dichiara
ufficialmente: «Se la signorina Amely desidera rimanere protestante, essa può
sposare il cattolico Giovanni Borrelli, ma la Chiesa non può rendere solenne la
funzione. Inoltre una sua abiura troppo frettolosa avrebbe un sapore troppo
poco cristiano, affinché la Chiesa possa accettarla».
Comunque S.E. mons.
Antonio Cece riceve in delegazione la mamma di Amely e i genitori di Giovanni,
assicurandoli che farà del suo meglio; ma entro i limiti della disciplina
ecclesiastica.
Maria Borrelli, mamma
dello sposo, non ha ben capito le parole del vescovo e, presa alla sprovvista
da un giornalista dichiara: «Non voglio che i miei nipoti diventino
scomunicati».
Maria è una robusta
isolana sessantenne, ha la pelle scusa dal gran sole ed ha i neri capelli lisci
tirati dietro la nuca. I suoi occhi sono vivaci e nerissimi e il suo parlare
pittoresco.
Neppure i fotografi
riescono ad intimidirla e, quando vede che i giornali inglesi scrivono che i
servizi igienici non sono perfettamente a posto, chiama un fotografo e lo costringe
a fotografare i servizi igienici di casa sua; poi gli dice:
«Giovanotto, tenete queste
duecento lire; accattateve nu’ pacchetto ‘i sigarette, ma fate vedere a chilli
giornalisti che anche noi teniamo ‘o bagno».
I consuoceri di lady Patricia e sir Timothy Eden
Occorre dire che dopo
il suo scatto Amely, consolata dalla mamma e dalle amiche, si è rasserenata; ha
fatto con esse un bel bagno di mare e ha ripreso il lavoro di sistemazione nel villino.
Anche perché dal traghetto Città di Pozzuoli, il primo vero Ferry Boat a
navigare in questo golfo, è sbarcato un autocarro che trasporta ventuno colli.
Tutti contengono doni inviati da amici e parenti d'Inghilterra; tra questi un
servizio da the inviato da Winston Churchill.
Il rito avviene l’8 settembre
nella parrocchia di S. Antonio, una chiesetta di pescatori, biancheggiata a
calce fuori e dentro, posta sopra un poggio dominante l'abitato di
Casamicciola. In questo ambiente di estrema semplicità ove unici ornamenti sono
tre vecchie tele rugose raffiguranti i miracoli del Santo di Padova, fin
dall'alba è stato preparato uno speciale addobbo: tre sedie con sopra un
cuscino per i due giovani e il compare d'anello, alcuni drappi di raso bianco a
frange d'oro e più di mille garofani bianchi per arredare quel giorno l’umile
chiesetta.
Per quanto la
cerimonia sia fissata alle 11.00, fin dalle ore 9.00 la chiesa è gremita.
Vigili, carabinieri e poliziotti inviati di rinforzo dagli altri cinque Comuni
isolani, grondanti sudore, con la voce roca per il continuo gridare, tentano di
mantenere un varco tra la folla ammassatasi fuori. Alle 10.00 tutto è già in
ordine, sul coro attende l'orchestra formata da artisti locali.
In chiesa, con il
delegato vescovile mons. Pasquale Polito e il parroco don Vittorio Jacono, vi sono
altri due sacerdoti: il prof. Michele Barbieri e il canonico don Pietro
Capolongo. Sono essi che presenzieranno al rito.
Ad un certo punto don
Vittorio, vedendo che i fotografi e gli operatori cinematografici hanno invaso
la gradinata dinanzi all'altare, salendo sulla balaustra e arrampicandosi fin
sulle pile dell'acqua benedetta, decide di togliere la teca con il Santissimo
e, copertala con un drappo, la porta in sacrestia.
Dieci minuti prima di
mezzogiorno arriva una macchina e subito dopo, mentre l'orchestra intona un
inno, lo sposo entra, avendo alla sua destra la sorella Maria Borrelli e
all'altro lato un sottufficiale della Marina militare, il maresciallo Gabriele
Fiore, addetto alla Capitaneria di porto, che fu suo padrino di Cresima.
Giovanni veste un doppiopetto blu, all'occhiello ha un fiore d'arancio; stringe
in mano un paio di grossi guanti avorio.
All'improvviso si
leva un brusìo. Una turista viennese, Elfride Lohberger è entrata da una porta
laterale indossando una succinto camicetta azzurra di lino e, sotto, lo slip.
Il delegato vescovile rimane allibito. Poi, indignato fa per lanciarsi e
invitarla a uscire, ma la signora, accorgendosi di essere osservata con sdegno,
si allontana spontaneamente.
Entrano i familiari
di Amely. La madre lady Mary Patricia veste una toilette di velluto verde-cupo,
con un cappellino simile a un turbante di petali di camelie e si orna di una
grossa collana di perle. Le sorelle di Amely, cioè Rosie ed Elfride e l'amica
Marianna Wimpffen, sono in bianco, con ampi cappelli dell'eguale colore. La
terza sorella della sposa, Annie, è anch'essa nel gruppo, giunto stamane in
aereo della Svezia, insieme al marito Peter Noel Negretti.
Vi sono poi i
genitori dello sposo, Raffaele e Maria.
Prima di sedersi,
lady Eden abbraccia i suoceri di Amely e tutti si scambiano sorrisi, auguri e
strette di mano.
Tra i testimoni della
sposa si annovera sir William Turner Walton, famoso compositore, direttore
d’orchestra ed attore inglese.
Durante l'attesa
avviene un altro incidente. Un'intima amica della famiglia Eden, Cristina
Sairwcarier, un tipo alto e robusto come un granatiere, cui il delicato lilla
dell'abito nulla toglie all'autoritario carattere, avendo visto fra il raso un
microfono che un operatore della Televisione Italiana ha malcelato, proprio
dinanzi all'inginocchiatoio ove gli sposi dovranno porsi, si alza di scatto e
con un pugno da peso massimo schiaccia l'apparecchio. Quindi fra la perplessità
dei presenti, si china e con un morso simile a un colpo di cesoia, strappa il
filo fortunatamente non ancora collegato elettricamente. Subito dopo,
esasperata dagli invadenti fotografi, con un ceffone fa a pezzi il magnetofono
di un giornalista inglese, Riccardo Kilian, del “Daily Express”.
Né sarà l'unico
episodio della guerra calda fra il clan degli Eden e gli operatori, guerra
ricca di scontri e battute. La chiesa, oltre che da giornalisti, è piena di
isolani e di turisti, l’unico modo per far entrare la sposa, dirà la sorella
Elfrida, è quello di portarcela di peso arrivando anche a dare calci.
Alle 12,10 la musica
suona la marcia nuziale del Lohengrin e, fra gli applausi, appare bella e
gentile, Amely Eden; fasciata da uno stupendo abito di tulle, giuntole da
Londra, con su ognuna delle spalle un mazzetto di fiori d'arancio. La fanciulla
ha due soli monili: la collana d'oro con la medaglia effigiante Sant'Antonio di
Padova donatale dalla suocera e, sul lato destro dello scollo, la spilla di
brillanti inviatale dal padre sir Timothy.
Il capo è coperto da
un lunghissimo velo con quattro rose intorno alla fronte. Amely avanza al
braccio del fratello, John Benedict, deputato conservatore ai Comuni, ove egli
rappresenta la contea di Bournemouth. L'onorevole è in abito grigio scuro.
Prima che il parroco inizi,
"flashes" lampeggiano per molti minuti. Finalmente, alle 12.20,
avviene la cerimonia, che sarà brevissima; non sarà celebrata la Santa Messa e
non ci sarà la benedizione nuziale solenne.
Il parroco rivolge ad
ognuno dei due giovani la rituale domanda e, avutone il rispettivo sì, benedice
gli anelli che gli sposi si scambiano. Quindi legge gli articoli del Codice
Civile. Testimoni dello sposo sono l'industriale Saverio Della Monica e il sindaco
di Casamicciola, Antonio Castagna che, data l'occasione, s'è cinto della
sciarpa tricolore.
Mons. Pasquale
Polito, delegato vescovile, legge le commoventi parole inviate dal vescovo:
«Amely sarà la
prediletta nella modesta, ma umilmente distinta famiglia Borrelli; avrà la
simpatia della gente semplice e buona di Ischia, ricca di cuore che si
impegnerà a non farle sentire la lontananza della patria e della casa paterna».
L'orchestra intona
adesso una marcia. La coppia esce tra gli evviva mentre Jaspar, il magnifico
spinone di Amely cui la padroncina ha posto al collo un nastro bianco, entrato
anche lui in chiesa, salta e abbaia felice tra le gambe degli invitati.
Gli sposi entrano in una
Fiat 1400 scoperta, l’auto che negli anni delle “dolce vita” ha rappresentato
un simbolo indimenticabile delle isole partenopee.
Con gli invitati si
forma un corteo di sei auto che, secondo la tradizione isolana, percorre
l'intero paese fra continui lanci di fiori e confetti.
L'intero pomeriggio è
dedicato al ricevimento negli splendidi saloni e sul terrazzo dell’Albergo “La
Madonnina”. Mentre si svolge la festa, con musiche e danze, sotto lungo la
spiaggia, numerosi vaporetti si fermano e fanno fischiare le sirene in segno di
gioia. Al culmine della serata non manca una torta nuziale a cinque piani,
sormontata dall’immancabile miniatura della coppia di sposini e dalle bandiere
nazionali d’Italia e Regno Unito.
Al termine della
festa vi è una lieta sorpresa: giunge il vescovo mons. Antonio Cece. Salutati
gli sposi e i loro familiari, il prelato rivolge ad essi un discorso in cui
dopo aver detto che “Amely diventa italiana per scelta d'amore”, conferma la
prossima sua conversione ufficiale alla fede cattolica.
Alle ore 17 gli
sposi, in compagnia del baronetto John Benedict e del maresciallo Gabriele
Fiore, si imbarcano sul “Regina Isabella II”; una motonave veloce messa a
disposizione dall'editore Angelo Rizzoli.
In verità il
commendatore Rizzoli avrebbe offerto agli sposi, per il ricevimento, il grande
salone del suo hotel; proposta non accettata, ma non è stato rifiutata lal motonave
che permette loro di recarsi a Pozzuoli per poi raggiungere Napoli, prima tappa
del viaggio di nozze. Lungo il percorso incrociano il “Mergellina”, il vapore
su cui è imbarcato Giovanni; l'equipaggio lo saluta con tre “hurrah”.
L'approdo avviene a
Pozzuoli, e non a Napoli ove possono esservi all'agguato altri fotografi muniti
di flashes e teleobiettivi. Pozzuoli è un porticciolo quieto di barconi e di
vele, ove al più attraccano piccoli vapori. Il “Reginella” si dirige alla
banchina della Capitaneria di Porto e, come previsto, nessuno nota i giovani e
l'on. Eden junior.
Sul molo è pronta una
“Packard” inviata dal console generale di Gran Bretagna per condurre i tre
all'Excelsior di Napoli, ove John saluterà la sorella ed il cognato ripartendo
immediatamente per Londra.
Il maresciallo Fiore,
legato a Giovanni Borrelli da vecchia amicizia, si congeda dalla comitiva e il “Regina
Isabella” vira di nuovo verso l'Isola Verde. Per i tre nella “Packard” tutto va
bene per i primi dodici chilometri percorsi sulla “Domiziana” ma, quando la
macchina giunge alla periferia della città, nel rione di Fuorigrotta, si
trovano innanzi a uno spettacolo che deve avergli fatto rimpiangere la
tormentosa vigilia di Casamicciola. Le vie appaiono abbagliate dagli archi di
fiabesche luminarie e sono gremite da una folla frenetica. Uomini, donne e
bambini con in capo cimieri, fez, turbanti e altre strane multicolori fogge di
copricapi di cartone, impugnano trombe di latta o qualcuno di quei cento
diabolici strumenti che la fantasia popolare ha inventato per render più gaio
quell'assordante baccanale di settembre che è la Festa di Piedigrotta.
A Casamicciola,
durante il corteo all'uscita dalla chiesa di Sant'Antonio, l'onorevole deputato
alla Camera dei Comuni ha ricevuto, insieme agli altri, torrenti di fiori e
confetti. Adesso i tre sono sommersi da manciate di coriandoli. E quando
imprudentemente, rimasta bloccata l'auto, John Eden vuole scendere, si vede
circondato da una turba di ragazzini muniti di fragorosi strumenti che lo
costringono a rifugiarsi subito nella macchina. La devozione popolare, poiché
l'antica festa è nata intorno alla basilica di Santa Maria di Piedigrotta, fa
sì che sia proprio quello il focolaio più rovente della manifestazione.
Senza saperlo, Amely,
il marito e il fratello sono caduti in pieno nel punto ove la festa ha il suo
culmine e, loro malgrado, sono costretti ad assistere alla sfilata. Solo al
termine del lungo corteo, l'auto può proseguire raggiungendo fortunosamente
l'albergo, ove gli addetti alla portineria, visto in quali condizioni i tre sono
arrivati, si precipitano muniti di spazzole per liberare gli ospiti dallo
strato di stelle filanti da cui sono avvolti e mettere l'on. John Benedict Eden in condizioni presentabili per
continuare il suo viaggio.
Per tutta la notte il
clamore della festa non si calma e la mattina seguente alle 11.00, da un
ingresso secondario, Amely a Giovanni, ognuno con in mano una valigia, escono
dall'hotel e con la stessa auto del Consolato di Gran Bretagna si recano a
Pompei e a Sorrento; proseguendo infine per Roma. In programma c’è anche Venezia
ed infine Londra dove i due giovani si recheranno ad abbracciare sir Timothy.
Anche lady Patricia Eden
lascia Ischia, con la figliola Annie e suo marito Peter Negretti. Sull’isola
restano invece Elfride e Rosie, le sorelle della sposa. Esse dovevano partire
con la mamma; ma la signora Patricia, avendo visto che Jaspar, il cane di
Amely, addolorato per la lontananza della padroncina, rifiuta ogni cibo, le ha
convinte di attendere il ritorno della ormai signora Borrelli, nella speranza
che la loro compagnia conforti la bestiola, inducendola a cessare lo sciopero
della fame.
Dopo la lunga luna di
miele la coppia ritorna ad Ischia ed avrà tre figli.
La primogenita Chiara
Maria Concetta (Clare Mary) Borrelli nasce a Londra il 9 dicembre del 1959.; nel
1990 sposa Omer Yakut Paker e andranno a vivere ad Istanbul, Turchia.
Il secondogenito
Raffaele Timoteo (Timoty) Borrelli nasce il 9 gennaio del 1962; nel 1991 sposa Meral Meriam Goz ed anche loro andranno
a vivere ad Istanbul.
Il terzogenito Matteo
Francesco Antonio Borrelli nasce il 13 marzo del 1965.
Anche in questo caso
partorisce a Londra, vicino a sua madre.
Amely, nonostante le
promesse iniziali, non abiurerà dalla sua fede; ma questa non sarà l’unico
motivo che porterà alla loro separazione.
Nel 1964 convince il
marito a trasferirsi a Londra, ma la storia, per una coppia la cui relazione
era stata trasformata in una fiaba d’altri tempi, non conoscerà il classico “e vissero
felici e contenti” o “happy-ending”.
La bella favola
inizia a sfaldarsi dopo la nascita del secondo figlio. Amely partorisce ancora
a Londra e, stanca di stare in Italia, trova il modo per ritornare in
Inghilterra e stabilirvisi con il marito. L’ambiente londinese dell’alta
borghesia, molto vicina alla casa reale, mette in serie difficoltà Giovanni che,
indocile all’etichetta e alle abitudini della nobiltà, decide dopo qualche
tempo di tornarsene a Ischia. Il matrimonio non finisce del tutto perché c’è un
terzo figlio, sempre nato in Inghilterra, ma ormai la favola si è dissolta.
Dopo una lunga serie
di tira e molla nel 1970 ci sarà il divorzio; i tre figli saranno affidati ad
Amely che va ad abitare in una grande casa alla periferia di Londra. In
seguito i tre figli si sposeranno e andranno ad occupare importanti e
prestigiosi incarichi nella diplomazia e nell’alta amministrazione inglese.
Giovanni, pur
ricordando, non senza nostalgia, la favola che commosse un’intera
generazione, ritorna definitivamente a Casamicciola dove spesso i figli sono
venuti a trovarlo.
Continuerà a vivere nell’isola
e, all’età di sessant’anni, avrà altri due figli; frutto di altra relazione.
Gli isolani lo descriveranno come un
uomo molto laborioso e di grande inventiva, un latin lover vecchio stampo. E’
sempre stato uno spirito libero, dalle larghe vedute e molto intraprendente per
quell’epoca.
Tutto sommato, la
storia ha avuto un lieto fine, anche se l’amore non è
riuscito a superare le grandi barriere sociali che ancora dividono gli uomini
nel lungo cammino dell’umanità.
E’ questo il ricordo
di Giovanni Borrelli, un ischitano gentile, laborioso e umile, che morirà,
arzillo novantenne e circondato dall’affetto dei suoi familiari, il 2 gennaio
del 2019.
REFERENZE
Crescenzo
Guarino – La Stampa – 9 settembre 1958
Angelo
Scala – Lo Specchio – 14 settembre 1958
Redazione
– Isclano – 24 aprile 2017
Elena
Mazzella – Il Dispari - 5 novembre 2018
Gaetano
Ferrandino - Il Golfo24.it - – 7 gennaio 2019
Archio
Luce - Foto
National
Portrait Gallery – Foto
GIUSEPPE PELUSO –
OTTOBRE 2026















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