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lunedì 4 marzo 2024

Quando a Pozzuoli si costruivano treni

 



Nella Rotonda alla Starza

IL MONUMENTO ALL’INDUSTRIA PUTEOLANA

La “Sala Montata” della “28” puteolana

 

In occasione della inaugurazione del tunnel Tangenziale – Porto, a Pozzuoli, al centro della rotonda stradale di via Nicola Fasano, è stata eretta a monumento una “sala montata” [foto 1].





L’ingegneria ferroviaria definisce “sala” l’insieme costituto da due ruote e dall’asse corrispondente di un veicolo ferroviario; nello specifico è definita “sala motrice” quando essa è utilizzata per trasmettere (a mezzo di bielle e ingranaggi) il moto rotatorio del motore alla ruota, oppure “sala accoppiata” quando è utilizzata per collegare insieme (a mezzo di sole bielle) un gruppo di ruote rendendole tutte motrici [foto 2].



I Cantieri di Pozzuoli, sotto varie denominazioni sociali, hanno costruito migliaia di locomotive elettriche e vagoni ferroviari ma, nella loro lunga esistenza, mai hanno realizzato locomotive a vapore di cui le “sale” sono componente essenziale.

La “sala” esposta non è di costruzione italiana ma americana; nondimeno la monumentazione realizzata in questo piazzale ben rappresenta la storia della industrializzazione puteolana; sia per il luogo scelto, sia per l’oggetto esposto, sia per la vicinanza al commemorativo affresco realizzato dal Maestro Isabettini.

 

Questa “sala” appartiene alle locotender americane tipo S100 ordinate, nel 1942 in 382 esemplari, dal Corpo dei Trasporti dell’Esercito Americano (USATAC).

Le S100 sono piccole motrici da 45 tonnellate con 2 cilindri esterni a semplice espansione, e rodiggio composto da tre assi accoppiati; esse sono particolarmente adatte al ruolo per le quali sono state progettate: la manovra.

Le locotender sono locomotive utilizzate negli scali ferroviari o per piccoli tratti locali, ragion per cui non necessitano di grandi scorte di carbone ed acqua che in genere vediamo trasportate dal caratteristico rimorchietto detto Tender.

Sulle locotender il carbone è posto dietro la cabina di guida in un cassone metallico aperto in alto per un agevole carico e con un'apertura calibrata in basso all'interno della cabina per l'asportazione, mentre la scorta d’acqua è posta in serbatori a fianco della caldaia.

Fin dal 1943 le americane S100 sono destinate sui teatri di guerra in Africa Settentrionale e in Europa; cinque di queste locomotive, numerate dal 1927 al 1931, giungono in Italia nel 1944 e alla fine delle ostilità restano nel Bel Paese.

Nel 1946 le locotender numero 1927, 1929, 1930 e 1931 sono immatricolate dalle Ferrovie dello Stato dove vanno a costituire il Gruppo 831.001/004; invece la numero 1928 è acquisita dagli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli (S.M.P.) che la lasciano marcata con l’originale numero 28 ben visibile sulle fiancate dei serbatoi d’acqua [foto 3].



Piccola e manovriera ben si adatta sulla fitta rete di binari che percorre l’intero Stabilimento i cui confini andavano dalla Calcare del Rione Torre alla stazione della Ferrovia Cumana ad Arco Felice, non disdegnando d’avventurarsi sul lungo pontile che fu dell’Armstrong.

Le sue brillanti prestazioni sono poi molto apprezzate all’interno dei capannoni e le sue ridotte dimensioni si rendono utili sui carri trasbordatori dove riesce ad imbarcarsi unitamente ai veicoli che traina.

La “28”, come familiarmente da tutti riconosciuta, e inizialmente collaborata da una vecchia vaporiera residuata dall’Armstrong; essa resta attiva fino ai primi anni sessanta quando è sostituita con un più moderno locomotore diesel che ha il pregio di non saturare di fumo l’interno delle officine che attraversa.

Non si hanno date precise ma la “28” risulta accantonata alla fine degli anni cinquanta e poi demolita negli anni sessanta, direttamente all’interno del grande complesso industriale.

Fortunatamente, e curiosamente per una motrice così poco rilevante nella storia ferroviaria italiana, questa locomotiva la troviamo riprodotta nella scala “HO” dalla Rivarossi; una importante casa fermodellista a livello mondiale [foto 4].



Essa è catalogata come modello HR2641 e, dopo la descrizione della sua storia nel blog “SCALAENNE” dell’amico Marco Nattan, è ormai conosciuta come “la puteolana” da tutti gli appassionati di Storia Ferroviaria.




PELUSO GIUSEPPE  - FEBBRAIO 2024

Pubblicato sul numero di Marzo del mensile diocesano "Segni dei Tempi"

venerdì 10 marzo 2023

Villa Cordiglia

Masseria della Santissima Annunziata

dai Consoli Cordiglia ai Principi Caracciolo

 

La storia di Villa Cordiglia [1 – veduta aerea] inizia a Laigueglia, un piccolo borgo di mare della Riviera Ligure di Ponente, a fine settecento quando è ancora in vita la Repubblica Marinara di Genova.

Laigueglia è la patria di numerosi mercanti che, per la loro attività, si trasferiscono a Marsiglia (spesso con i nomi francesizzati: Maglione in Mayon, Pagliano in Payan, etc), a Taranto ed a Napoli. In questa ultima città si sono insediati, tra tanti altri, Stefano Musso, Gio.Andrea Pagliano, Francesco Maglione, Domenico Cordiglia.

Alcuni di loro, pur continuando a praticare l’arte mercantile in modo ambiguo e contraddittorio, riescono a farsi nominare “consoli” dalla Repubblica di Genova; tra questi Domenico Cordiglia e in seguito suo figlio Ambrogio.

 

Quando Napoleone occupa Genova, e mette fine alla secolare esistenza della “Superba”, molti Laiguegliesi diventano cittadini napoletani ma altri continuano a penetrare nella capitale meridionale come “stranieri”, iscritti nelle liste del consolato di Francia a Napoli.

Ambrogio Cordiglia dichiara al console generale francese in Napoli, di voler conservare i suoi diritti civili in Francia e di godere delle franchigie e privilegi accordati alla Nazione francese nel napoleonico Regno di Napoli.

Dichiara inoltre di sottomettersi alle Costituzioni dell’Impero e di essere fedele a S. M. l’Imperatore dei Francesi e Re d’Italia.

I Cordiglia hanno allargato progressivamente il loro raggio d’azione con sedi commerciali a Laigueglia, a Napoli in società con i Maglione, a Genova in società con i Musso, a Taranto, a Marsiglia.

In questo periodo si stringono non solo legami commerciali, ma anche familiari; Ambrogio Cordiglia sposa Emmanuela Maglione figlia di Stefano, suo socio in affari. Emmanuela è vedova di Bernado Musso, altro Laiguegliese da cui ha avuto un figlio [2 - Famiglia Cordiglia].

 

Con la sconfitta di Napoleone, e con il passaggio della Liguria ai Savoia, Ambrogio Cordiglia (1783-1861), figlio di Domenico e di Maria Maddalena Cavassa, diventa Console Generale a Napoli di Sua Maestà Sarda.

Suo Padre ha in precedenza ricevuto in fitto dal Seminario Vescovile di Pozzuoli, probabilmente con contratto di enfiteusi contro il pagamento annuale di un estaglio di sette ducati, la masseria denominata “Santissima Annunziata”; un Territorio vitato-seminativo di circa 15 moggi, che si trova vicino all’omonima Chiesa, al di sopra del terrazzo marino detto Starza.

I ruderi che si vedono in questo Territorio appartengono probabilmente a strutture termali annesse alla casa ed agli Orti di Marco Cluvio e di Pileo, ove Cicerone soleva spesso recarsi, ed i quali poi ereditò.

Nel maggio del 1818 Ambrogio Cordiglia chiede al Sindaco del Comune di Pozzuoli di poter acquistare una “costa incolta e petrosa” che “termina sopra la strada di San Francesco”. L’intento è di aggregarla al suo Territorio in modo che raggiunga il naturale confine orientale costituito dal Vallone Mandra; all’opposto lato il Canalone, oggi detto Vallone Cordiglia, ne costituisce il naturale confine occidentale; la strada Luciano, ex Domitiana, ne delimita il confine settentrionale; il ciglio del Terrazzo Marino della Starza ne determina il naturale confine meridionale.

Nella mappa di Andrea De Jorio, che mostra la zona occidentale di Pozzuoli nella prima metà dell’ottocento, è ben visibile il Territorio di Cordiglia sovrastante i Mulini ad acqua, poi dei Mirabella, e la Masseria alla Starza, futura Villa Maria [3 – mappa de Jorio].

 

Nel 1826 lo storico Lorenzo Palatino, nel libro “Storia di Pozzuoli e Contorni” così descrive il Casino del Signor Cordiglia:

«Al fianco del sopraddetto tempio della Santissima Annunziata vi sta la fruttifera masseria del Signor Cordiglia. Quivi trovasi un comodo ed elegante casino, situato in una posizione, che l’occhio ne resta incantato.

In questa masseria, ed in quella di altro proprietario con essa confinante vi sono ruderi di antiche fabbriche, le quali indicano essere state un gran bagno, stufe, e palestra.

Nel 1812 nello scavare il Cordiglia le fondamenta per fabbricare una muraglia, e chiudere la sua masseria verso il nord; essendo giunto lo scavo a quattro palmi di profondità, si scoprì un lungo spezzone dell’anzidetta via Domiziana, che si univa con la via Campana avanti la porta Erculea.

Tra questa masseria, e l’altra del signor Loffredo si apre una valle nel di cui mezzo evvi un'antica via selciata con grandipietre, ramo della via Domiziana, che passando per accanto dell'Accademia di Cicerone, dalla sommità del colle usciva giù alla marina. Resta però coperta da terra e piantagioni».

 

Alla fine degli anni venti dell’ottocento, nella veste di Console Generale di Sua Maestà Sarda, e a mezzo di una Istanza, Ambrogio Cordiglia contesta, enunciandone i motivi, la decisione del Decurionato di Pozzuoli (una sorte di consiglio comunale che tra l’altro elegge il sindaco) di trasformare in civico cimitero le fondamenta della vicina chiesa della “SS Annunziata”.

Con il napoleonico editto di Sint-Cloud, che vieta le sepolture sotto le chiese dei centri urbani, nel 1814 il Decurionato di Pozzuoli adibisce a camposanto il giardino dell’ex convento di San Francesco (attuale carcere femminile).

Ma poco dopo questo camposanto all’aperto è devastato da un folto gruppo di puteolani che lo considera un’offesa verso i morti.

Per evitare ulteriori incidenti il Decurionato decide di adibire a luogo di sepoltura qualche chiesa fuori dall’abitato; inizialmente si prevede di realizzarlo presso la chiesa della SS. Annunziata, poi per l’opposizione del Cordiglia si opta per la vicina Santa Marta e per San Gennaro alla Solfatara.

In seguito, per far fronte all’elevato numero di vittime provocate dal colera del 1837 e per prevenire future epidemie, si decide di realizzare il nuovo cimitero di Pozzuoli in un vicino campo di proprietà di Michele Pica, sempre in via Luciano, che sarà inaugurato nel 1843.

 

Nel 1833 il Seminario di Pozzuoli, proprietario della masseria, a mezzo del suo Rettore don Raffaele Manganella notifica al Cordiglia una istanza di sfratto per mancato pagamento del canone annuo.

Nel 1837 muore Emmanuela Maglione, più anziana di Ambrogio, che lascia una complessa eredità, con testamento stipulato dal notaio Zigarelli, suddivisa tra suo marito, i figli avuti da lui ed il figlio avuto dal primo marito.

Emmanuela non vedrà sua figlia Marianna (detta Anna) andare in sposa nel 1848 a Filippo Caracciolo di Melissano, capitano dell’esercito borbonico e discendente di una nobile famiglia napoletana.

Suo Padre Francesco Antonio Caracciolo ha rivestito molte cariche pubbliche tra cui quella di segretario di legazione in Austria e in Francia, dove conosce e sposa Adelaide Trimoulet; dal loro matrimonio nascono Luisa nel 1812, Filippo nel 1814, Anna Francesca nel 1816, Giovanni, nato e morto nel 1819, e Francesca nel 1826.

Nel 1813, sotto Gioacchino Murat, Francesco Antonio Caracciolo è creato conte nello stesso anno nominato ministro plenipotenziario, prima in Spagna presso il re Giuseppe, poi a Monaco di Baviera, dove nasce suo figlio Filippo che abbiamo visto sposo di Anna Cordiglia.

Francesco Antonio Caracciolo è poi nominato Sovraintendente del Distretto di Pozzuoli (una sorta di Presidente/Prefetto di Provincia) e sua sorella donna Anna sposa il nobile puteolano Nicola di Fraia-Frangipane; Francesco Antonio muore a Pozzuoli il 22 maggio 1846.

 

Dal matrimonio tra Anna Cordiglia e Filippo Caracciolo nascono Maria Adelaide nel 1849, Francesco nel 1850, Ambrogio nel 1851 (da lui discenderanno gli attuali proprietari di Villa Cordiglia a Pozzuoli), Maria Concetta nel 1853 e Maria Luisa nel 1857 [4 – Famiglia Caracciolo]. 


Nel 1845 il Tribunale di Commercio di Napoli emette sentenza di condanna nei confronti di Ambrogio Cordiglia, con l’arresto personale, per un debito non liquidato in favore di Ferdinando Rodriguez.

Nel 1847 Ambrogio Cordiglia, che nel frattempo ha ingrandito l’originario casino estivo costruito al di sopra dell’antica masseria, chiede al Municipio di Pozzuoli un forte indennizzo per l’esproprio di parte del Territorio di sua proprietà denominato SS. Annunziata. Si tratta del ciglione sassoso su cui è stata aperta la “Via Nova”, attuale ultimo tratto di via G.B. Pergolesi [5 – mappa Pozzuoli].

 

Nel 1861, appena completata l’unità italiana, muore Ambrogio Codiglia e, seppure non abbia lasciato testamento, per accordi tra eredi il fondo enfiteutico di Pozzuoli resta intestato a sua figlia Anna ed al marito Filippo Caracciolo.

Nel 1864 abbiamo la ricevuta di duecento ducati per uno degli ultimi canoni pagati al Seminario di Pozzuoli; qualche anno dopo, giusta la legislazione del nuovo Regno d'Italia, Filippo Caracciolo provvede all'affrancazione completa della masseria.

Nel 1868, dovendo rinnovare l’affitto agricolo della “Santissima Annunziata” ai coloni Raffaele Mucciardo e Biase Bonito, Filippo Caracciolo fa eseguire la numerazione degli alberi e piante dall’esperto di campagna Procolo Manganella.

Dal 1871 le famiglie dei coloni Angelo Palumbo e Giovanni Orso subentrano nell’affitto della masseria agricola.

Nel 1880 muore Filippo Caracciolo e tocca ai suoi eredi contrattare con la Ferrovia Cumana che attorno al 1890 sta realizzando la Linea Napoli – Pozzuoli – Torregaveta.

La Ferrovia espropria qualche striscia di terreno nel primo lembo del Vallone Mandra, in prossimità del canale Alveo Campano; in cambio i Caracciolo ricevono parte del costone della Starza, espropriato al Duca Luigi Ferraro, rimasto staccato dal resto della proprietà dell’attuale Villa Maria alla Starza.

In uno schema di convenzione si decide pure la realizzazione di un muro che divida la proprietà dalla sede ferroviaria [6 – mappa la Starza per esproprio Ferrovia Cumana].

 



Il Territorio del Vallone Mandra (fondovalle, pendici San Francesco e pendici Starza), con annessa casa colonica ed altri rustici, costituisce una separata masseria attraversata dall’Alveo Campano che nei vecchi documenti è definito Alveo San Francesco. Stesso nome del costone e delle pendici sottostanti alla chiesa di San Francesco, meglio conosciuta come Sant’Antonio.

Su questo Territorio dei Caracciolo, proprio per la presenza dell’Alveo e dei resti dell’antica strada che risaliva il vallone, ci son sempre state controversie di confine con il Municipio di Pozzuoli ed in passato con la vicina Masseria alla Starza.

In particolare, nei primi anni del novecento, Ambrogio Caracciolo contesta al Municipio di Pozzuoli la violazione dei diritti di possesso del suolo su cui è stato costruito il nuovo casotto daziario sul ciglio estremo interno del Vallone Mandra che considera di sua proprietà.

Questo separato Territorio del Vallone Mandra risulta dato in fitto alla famiglia del colono Gaetano Differente che lo terrà in locazione fino al 1930; in seguito passerà alla Famiglia Gemelli.

 

Negli stessi anni è venduto alla Armstrong un lembo del Vallone Canalone (oggi detto Cordiglia), non espropriato dal Comune di Pozzuoli, per permettere la realizzazione di un enorme serbatoio a servizio del costruendo cantiere. L’acqua fornita al Cantiere proviene dall’acquedotto Campano le cui condutture passano nel sottosuolo del fondo “Santissima Annunziata”.

 

Grandi lavori, commissionati da Anna Cordiglia, debbono essere stati eseguiti a fine ottocento nella casina, trasformandola in grande Villa Nobiliare, come si evince da documenti conservati negli archivi della Famiglia Caracciolo.

Da parte del falegname Carlo Ciocia nel 1896-1897; da parte dell’appaltatore Antonio Pica negli stessi anni; da parte del decoratore Domenico Leggiero nel 1897-1898; del muratore Antonio Pollio che nel 1898 si dichiara debitore di Ambrogio Caracciolo e si impegna a costruire un forno; dell’affidamento dei lavori da parte dell’ingegner Salvatore Bellini e della valutazione dei lavori in corso da parte dell’ingegner Sparano negli anni 1897-1899 [7 – Alinari fine ottocento].

 

Nel 1899 muore Anna, l’ultima dei Cordiglia, e il Territorio di Pozzuoli passa in eredità al figlio Ambrogio Caracciolo che, alla fine degli anni venti del novecento, vede il suo Territorio subire un nuovo esproprio per la costruzione della nuova “Domiziana”.  

Questa, all’epoca definita autostrada, in pratica attraversa il fondo dividendolo in due parti e la zona rimasta distaccata, oltre la nuova carrozzabile, inizia ad attirare gli interessi di chi ha intenzioni speculative; aiutato in questo dalle potenzialità dei panoramici terreni.

 

Intanto nel 1929 muore Ambrogio Caracciolo e poiché i suoi due figli, i gemelli Filippo e Francesco, hanno appena dodici anni il Territorio è amministrato dalla vedova principessa Lucia Biarbellini Amidei in Caracciolo di Melissano.

La nuova cinta muraria, che divide la proprietà dalla pubblica strada è rivestita con l’elegante pietra lavica di Monte Olibano e nel 1932 il Municipio di Pozzuoli concede a Lucia Caracciolo di procedere alle opere in muratura dei pilastri del nuovo cancello d’ingresso [8 – muratura esterna].

 

Intanto scoppia la Seconda Guerra Mondiale e la villa di Pozzuoli diventa sicuro rifugio per molti dei familiari, sparsi tra Napoli, Firenze ed altre località. Il giovane principe Francesco [9 – Francesco Caracciolo], 

figlio di Ambrogio e ufficiale del Regio Esercito, è preoccupato del gemello Filippo anch’egli sotto le armi a Modena.

Testimonianza dei tragici momenti è una lettera che Francesco invia alla mamma dalla zona di guerra; la lettera di Pe Via Aerea, con timbri di Posta Militare, è indirizzata a:

Principessa Lucia Caracciolo di Melissano – Villa Caracciolo – Pozzuoli [10 lettera].

 

Nel 1943, con l’incremento dei bombardamenti alleati, sulle pendici della Starza, proprio dietro “Villa Maria” ma sempre in proprietà Caracciolo, è costruito un rifugio antiaereo da servire per ricovero sia degli allievi della “Scuola Meccanici del Cantiere Ansaldo”, sia dei marinai di guardia alle condutture nafta che attraversano questi territori.

La Famiglia, per questioni finanziarie e di sicurezza, pensa di spostarsi nella tenuta di Taviano, vicino Melissano in provincia di Lecce, ma teme la requisizione della villa di Pozzuoli in caso di trasferimento.

 

Nel secondo dopoguerra continua il ridimensionamento del vecchio Territorio con la vendita lottizzata della porzione rimasta sul Terrazzo della Starza, di tutta l’aera che andrà a costituire il nuovo Parco Cordiglia, con i nuovi espropri effettuati dalla Ferrovia Cumana per il raddoppio dei binari e per la costruzione della nuova stazione al Vallone Mandra.

Poi, in seguito alle fasi bradisismiche del 1970 e del 1983, Villa Cordiglia risulta gravemente danneggiata ed inagibile [11 – villa inagibile].

 

L’archivio storico gentilizio, oltre duemila documenti, è recuperato dalle macerie della Villa di Famiglia a Pozzuoli e a fine 1983 consegnato dal principe Landolfo Ambrogio Caracciolo di Melissano alla Soprintendenza Archivistica per la Campania [12 – veduta attuale].

 

 

REFERENZE

A. Carrino – Fra Nazioni e Piccole Patrie – Mercanti liguri

S. D’Acquino e R. De Simone – Archivio Gentilizio Caracciolo di Melissano

 

Giuseppe Peluso – marzo 2023 

giovedì 4 giugno 2020

228 Incredibile Caso Pensionato di Pozzuoli


 Va ogni anno all'ufficio postale a ritirare la pensione di 10 lire

Incredibile caso di un vecchio lavoratore a Pozzuoli





mercoledì 20 novembre 2019

Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli e Fiera di Milano


Fiera Campionaria di Milano
Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli
Milano chiama Pozzuoli risponde

Nei primi anni del secondo dopoguerra la Fiera Campionaria sancisce la rinascita sociale ed economica di Milano, consacrandola a capitale industriale italiana.
Negli stessi anni è massiccia la partecipazione, a questa grande manifestazione, degli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli proiettati verso più vasti seppur difficili mercati.


ENTE AUTONOMO FIERA DI MILANO
La fiera campionaria nasce ufficialmente, in modo stabile, nel 1920, organizzata da un apposito “Ente Autonomo Fiera di Milano”.
Sia prima che dopo questa campionaria Milano ha ospitato altre manifestazioni fieristiche sporadiche; basta ricordare la “Esposizione Internazionale” del 1906 che vede la partecipazione della Armstrong di Pozzuoli e la grandiosa “EXPO 2015” che ha originato tanti clamori.
La fiera annuale fin dal primo anno diventa la più importante esposizione campionaria italiana e durante gli anni trenta raggiunge l’apice in quanto il Fascismo la trasforma nella vetrina mondiale dei prodotti italiani e nel manifesto propagandistico del Regime [1].

Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, la rinata Fiera di Milano è inaugurata il 12 settembre 1946 e nei primi anni stenta a riprendersi poiché gli imprenditori sono impegnati nella ricostruzione con un mercato poco interessato in quanto i potenziali acquirenti ancora non dispongono di reale potere d’acquisto.
L’ente fiera inizia allora a lanciare inviti a tutte le realtà produttive trovando l’incondizionato appoggio del governo italiano che, anche economicamente, favorisce il massiccio intervento dei produttori legati alle partecipazioni statali.


STABILIMENTI MECCANICI DI POZZUOLI
L’invito è accettato anche alla più grande realtà industriale puteolana erede della Armstrong & C, che ha operato in questo sito fino al 1927, e della subentrata Ansaldo Artiglierie che a Pozzuoli ha fabbricato cannoni fino al 1943.
In quest’anno l’esercito tedesco in rotta distrugge lo stabilimento di Pozzuoli che fino al 1947 resta sotto controllo del Comando Alleato con le commesse strettamente limitate alla riparazione dei loro mezzi bellici.
Nell’ottobre del 1947 gli impianti di Pozzuoli sono scorporati dall’Ansaldo di Genova e formano l’autonoma azienda ”Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli s.p.a.” (SMP), che nel seguente anno 1948 passa sotto il controllo della “FINMECCANICA”; la finanziaria dell’IRI per il settore meccanico.
Lo stabilimento puteolano, che con rapidità ha ricostruito in cemento armato i capannoni minati e si è dotato di nuovo macchinario, raccoglie volentieri l’invito di partecipazione perché sta trasformando la sua produzione da bellica in civile ed ha necessità di farsi conoscere ed apprezzare in questo diverso e promettente mercato [2].

Ora è possibile produrre stampati e fucinati, molle ad elica e a balestra, macchine agricole, ponti, passerelle, gru, serbatoi, benne, carri trasbordatori, ossature per fabbricati industriali e materiale tramviario e ferroviario.
La riconversione degli stabilimenti di Pozzuoli pone gravi difficoltà nel trovare nuovi sbocchi in una Italia ancora disastrata e queste difficoltà son causa di forti lotte operaie, che mai avranno termine, per la difesa del posto di lavoro e della azienda stessa.


XXVIII FIERA DI MILANO - 12/30 APRILE 1950
L’Italia del 1950 è di già in marcia ma non è ancora l’Italia del boom; gli imprenditori richiedono macchinari, infrastrutture e mezzi di trasporto ma i lavoratori ancora non hanno quel potere di spesa che in seguito porterà alla vera crescita economica e all’acquisto massiccio di beni per consumo personale.
La XXVII Fiera di Milano è inaugurata, il 12 aprile del 1950, dal presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi e dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi [3].

Per questa edizione l’ente espositivo ha fatto forti investimenti costruendo un nuovo padiglione interamente dedicato alla meccanica; inoltre ha esteso le aree espositive dedicate al potenziamento delle infrastrutture stradali e ferroviarie.
E’ questa dunque la grande occasione per gli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli che hanno iniziato a produrre materiale ferroviario ed aspirano a farsi conoscere al grande mercato nazionale e internazionale.
In collaborazione con la “OCREN - Costruzioni Elettromeccaniche”, che cura la parte elettronica, gli SMP ricevono dalle Ferrovie dello Stato la commessa per la costruzione di quindici convogli costituito ognuno da una Elettromotrice Ale.840 e dalla relativa rimorchiata pilota Le.840 [4].

Un riuscito modello che circolerà su tutta la rete ferroviaria elettrica italiana, con piccole modifiche anche sotto il bifilare trifase del Nord-Ovest, e i soli SMP costruiranno ben sessanta elettromotrici e sessanta rimorchiate entro il 1959 [5-6-7].



Si tratta di una importante commessa che fa seguito alle precedenti, per le quali a Pozzuoli è costituito un opportuno “Ufficio Ferrovie Distaccato” preposto alla supervisione del materiale costruito in questo sito.
Le precedenti costruzioni di materiale ferroviario riguardano solo rotabili trainati come carri merci, carri frigo e carrozze passeggeri; in special modo le carrozze del “Tipo Corbellini”.
Dal nome di Guido Corbellini, ministro dei Trasporti dal 31 maggio del 1947 al 27 gennaio 1950, che per la ripresa dei collegamenti ha lanciato un vasto programma di costruzione di questo economico tipo di vagoni ricostruiti su telai di vecchie e dismesse carrozze con cassa in legno [8-9-10].



Negli spazi esterni della Fiera, precisamente nel Viale della Meccanica, gli SMP espongono sia un carro frigo che un completo convoglio di Elettromotrici [11].

Come nelle sfilate di moda gli stilisti presentano abiti stravaganti con l’intento d’attirare attenzione e favorire la vendita dei vestiti di serie, così gli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli presentano un costoso Elettrotreno, che evidenzia l’alta tecnologia raggiunta, ma il loro intento è vendere carri frigo, carri merci e carri cisterna agli operatori, anche privati, che sempre più numerosi intendono riprendersi dalla guerra [12-13]



Il Viale della Meccanica, per la preponderante presenza di prodotti e cartelloni degli SMP, in Fiera è comunemente riconosciuto come il “Viale di Pozzuoli” [14-15].


Quello esposto a Milano è il primo convoglio Ale.840+Le.840, appena costruito e pronto per essere consegnato alle Ferrovie dello Stato.
Esso attira l’attenzione di gran parte dei visitatori che possono ammirarne gli interni a mezzo di una passerella sopraelevata raggiungibile a mezzo scale in legno. Tra gli ospiti si nota il barbuto senatore a vita Ludovico D’Aragona, ministro dei trasporti da gennaio 1950, subentrato proprio a Guido Corbellini [16-17].


Oltre che negli gli spazi esterni, dove c’è il materiale ingombrante, gli SMP sono presenti anche all’interno del Padiglione “MECCANICA” dove occupano i posteggi (così sono chiamati gli stand) n. 9092 e 9093; come attesta il prestampato che invita, la Clientela, a visitarli nei giorni dal 12 a 30 aprile [18].


XXIX FIERA DI MILANO - 12/29 APRILE 1951
Anche per questa Fiera è emessa una serie filatelica che commemora l’inaugurazione del Padiglione dedicato alla Poste e Telegrafi e le contemporanee Manifestazioni Internazionali di Volo Verticale [19].

Non ci sono foto o documenti diretti in merito alla partecipazione del cantiere puteolano a questa fiera, si ha però notizia che nei posteggi degli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli è presente il modellino e il disegno di un ponte ferroviario [20-21].


Il ponte sul fiume Adda che nel seguente 1952 sarà ricostruito, il precedente è stato danneggiato nel corso della guerra, in località Ponte d’Adda; una fermata delle Ferrovie dello Stato, posta sulla riva destra del fiume, che serve la borgata Gera del comune di Pizzighettone.
Negli stand sono esposte anche foto relative alla moltitudine di gru che è possibile produrre, tra le quali anche quella riportata sia in catalogo che in un artistico depliant [22-23].


Si ha poi notizia che in occasione di questa fiera l’azienda, in gran segreto, ha preparato un catalogo delle artiglierie che gli è possibile produrre; sia navali che terrestri [24-25]. 


La produzione civile tarda a decollare e gli SMP hanno necessità di fatturare e dar lavoro ad un gran numero di dipendenti. D’altronde in fabbrica esistono macchinari, conoscenze ed esperienze acquisite in decenni e decenni di produzione di artiglierie, prima come Armstrong e poi come Ansaldo. Naturalmente questi depliant sono distribuiti e illustrati con delicatezza alle delegazioni militari estere.


XXX FIERA DI MILANO - 12/29 APRILE 1952
La Fiera del trentennale, inaugurata dal Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, con i suoi record, tra cui diecimila espositori provenienti da 45 nazioni, rappresenta una grande festa del lavoro [26].

Le giornate di apertura per i visitatori normali sono ridotte a 16, dal 12 al 27, e gli ultimi due giorni della manifestazione sono dedicati esclusivamente ai visitatori stranieri e ai “clienti” in possesso di invito degli espositori.
In coincidenza con l’inaugurazione della Fiera, prende il via anche il servizio di diffusione televisiva interna della Rai, ma la grande novità della trentesima edizione è il primo Salone della Nautica, accolto in una darsena costruita presso il piazzale Milano.
Le Poste Italiane commemorano la Fiera emettendo un francobollo che riproduce questa darsena dedicata ai costruttori di imbarcazioni da diporto [27].

Gli spaziosi stand degli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli sono localizzati, sempre nel Padiglione della Meccanica, tra prestigiosi marchi italiani come: “Alfa Romeo”, “Off. Meccaniche Pomini”, “Ansaldo-San Giorgio”, “C.G.E.”, e tanti altri [28].

Tra i prodotti offerti ben visibile un impianto di disinfestazione su rimorchio, il modellino di un elettrotreno a tre elementi costruito per Società Ferroviarie Secondarie, macchine utensili, ingranaggi, alberi a gamma e alberi a manovella. Sui pannelli si notano foto delle elettromotrici ancora in costruzione per le Ferrovie dello Stato [29].

Sulle scrivanie sono presenti cataloghi e depliant di tutto ciò che è possibile produrre a Pozzuoli in quello che ancora è considerato il più grande stabilimento meccanico del Mezzogiorno. Campioni di Molle ad elica ed a balestra, campioni di Stampati e Fucinati, Benne, Macchine seminatrici per l’agricoltura [30-31-32-33-34-35-36]
   






       
XXXI FIERA DI MILANO - 12/28 APRILE 1953
In una Milano festante il presidente della Repubblica Einaudi inaugura la Fiera il 12 aprile del 1953 [37].

Gli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli espongono in due Padiglioni; il primo è quello della Elettronica e lo stand è vicinissimo a quello della MICROLAMBDA; l’appena nata fabbrica del Fusaro produttrice di radar e pannelli elettrici.
Nello stand degli SMP ci sono diverse paline che, stranamente, riportano la scritta in minuscolo: 
“stab. mecc. di pozzuoli“ [38].

L’altro stand è nel Padiglione della Meccanica e si trova tra quelli della CGE, della EICH. MAUMAR, della MICAFI, etc.[39].

In questo Padiglione, sulla sinistra, si nota un grosso impianto di disinfestazione di prodotti agricoli realizzato per le industrie alimentari; impianto fisso e non carrellabile come esposto in precedenza.
A seguire verso destra su di un tavolino c’è il modellino di una gru, come quelle costruite per il porto di Napoli [40-41].
  

 Al centro, in alto, una macchina utensile operatrice e davanti un grande tabellone in cui si avvertono i visitatori che gli SMP espongono, nel Padiglione della SNAM, un motore a gas da loro costruito su licenza della THOMASSEN.
Al centro, in basso, su di una pedana a scalini sono esposti innumerevoli prodotti stampati, fucinati e pezzi di precisione realizzati dallo stabilimento e dalle sue capaci maestranze.
Proseguendo ancora cartelloni che propagandano le gru costruite per il porto di Napoli e cartelloni che pubblicizzano società collegate e concessionarie di prodotti SMP.
All’estrema destra è esposto un generatore sincrono trifase di cui due già costruiti per la centrale elettrica del Tarvisio.
Lo stand è delimitato da una simpatica ringhiera che si interrompe al centro a creare un ingresso abbellito da piante ornamentali che sono visibili anche in altri angoli.
Per montare gli stand e poi illustrare i manufatti ai visitatori sono stati inviati operai e tecnici dello stabilimento; tra costoro Salvatore Chiocca assunto, in qualità di allievo, dalla Ansaldo il lontano 13 gennaio 1930 [42].

Nello stand sono reperibili moltissime foto dei reparti e degli operai, veri artisti, che fieri mostrano i manufatti da loro creati con capacità ed esperienza maturata nel corso di tantissimi anni di lavoro svolto presso il grande complesso puteolano [43-44-45].



Tra questi Salvatore Ramirez, ripreso nell’ultima foto, occupato presso l’Armstrong dal 15 dicembre del 1904 al 10 giugno del 1927 come fucinatore. Poi, per cambio gestione, occupato presso l’Ansaldo dal 3 marzo 1930 al 30 settembre 1943 come fucinatore, poi collaudatore, poi capo squadra, per raggiungere infine la qualifica di capo reparto.
Ancora un cambio gestione e quindi assunto dagli S.M.P. dove svolge la sua opera dal 26 marzo 1945 al 31 dicembre del 1955 quando, dopo ben 51 anni, lascia il lavoro per raggiunti limiti di età.
Sono questi gli operai della grande fabbrica che ha segnato la vita sociale e politica di Pozzuoli e della provincia di Napoli.

Prodotto tipico degli stabilimenti puteolani sono le ruote dentate forgiate in unico pezzo; ruote che trovano i più disparati impieghi nei macchinari delle fabbriche, dei motori navali e dei mezzi di locomozione terrestri che stanno rendendo sempre più veloce, grande e libera la nuova Italia rinata dalle ceneri della guerra [46].

Questa Fabbrica, che a Pozzuoli tutti chiamano affettuosamente “IL CANTIERE”, nel suo simbolo raffigura la ruota dentata poggiata su di una incudine; entrambi strumenti tanto cari al mondo del lavoro, della politica e della democrazia.
Il cerchio racchiude una grande “P” che per noi puteolani non necessita delucidazioni [47].



GIUSEPPE PELUSO – Novembre 2019



REFERENZE
AA.VV – Archivio Storico - Fondazione Fiera di Milano
Gennaro Chiocca – Sezione SMP - Collezione Personale
Giuseppe Peluso – Ricordi di Famiglia e Collezione Privata