DALLA FORZA VAPORE ALLA ENERGIA ELETTRICA
IL GRANDE SBALZO IN AVANTI DELLA FERROVIA CUMANA
La Ferrovia Cumana in
concessione alle Ferrovie Napoletane (F.N.), società con sede a Bruxelles perché
costituita da capitalisti belgi, inizia il suo esercizio nel 1889.
La trazione è a
vapore e l’iniziale dotazione è costituita da sei locomotive:
-
4
locotender a tre assi, di cui due accoppiati, costruite in Belgio dagli Atéliers
de la Societé de Couillet; numerate 1÷4.
-
2
locotender a tre assi accoppiati realizzate dallo stesso costruttore; numerate 11÷12.
Nel 1910 arrivano
altre due locomotive:
-
2
locotender a tre assi accoppiati , costruite in Belgio dalla Société Anonyme la
Métallurgique (nota come la Tubize); numerate 21÷22.
Infine, nel 1914,
arrivano le ultime due locomotive a vapore:
-
2
locotender a tre assi accoppiati, costruite in Germania da Henschel & Sohn;
numerate 31÷32.
Ma nel corso degli
anni venti gli incassi della Cumana vanno a diminuire di giorno in giorno, e
questo per vari motivi:
-
Gli
inconvenienti della trazione a vapore contribuiscono ad allontanare i
viaggiatori dalla Ferrovia Cumana. I fumi emessi dalla vaporiere sono, per i
viaggiatori, enormemente fastidiosi nei numerosi tunnel. Inoltre rendono
sgradevole l’attesa dei convogli, da parte degli utenti, nella stazione di
Montesanto il cui piano binari si inoltra in profondità nelle due gallerie di
testa.
-
La
concorrenza del servizio tranviario che da Fuorigrotta a Pozzuoli corre
parallelo al tracciato della Ferrovia Cumana, intercettando la stessa potenziale
Clientela, con le sue numerose fermate fornisce un servizio capillare, quasi a
“domicilio”.
-
La
competizione della linea metropolitana, appena costruita a trazione elettrica,
che da Montesanto a Pozzuoli attraversa gli stessi territori serviti dalla
Ferrovia Cumana senza presentare gli spiacevoli problemi causati dal fumo delle
vaporiere.
Tutti questi problemi,
messi insieme, gravano a tal punto che portano rapidamente la Ferrovia Cumana
sull’orlo del fallimento; per risorgere la Società Concessionaria non ha altra
possibilità che quella di procedere alla elettrificazione.
Essa è realizzata dalla
“Tecnomasio Italiana Brown Boveri” adottando il sistema a corrente continua
alla tensione media di 1200 volt. Ad alimentare questa rete provvede una sola
sottostazione, ubicata ad Agnano; a circa metà percorso dell’intera tratta.
Così il 3 luglio 1927
le vaporiere vanno in pensione; le ultime appena comprate sono vendute ad una
ferrovia dell’alta Italia e le migliori, scelte tra le prime otto, restano di
riserva nel deposito di Fuorigrotta.
Il loro posto è preso
da nove elettromotrici bidirezionali a carrelli classificate E1÷E9, con rodiggio
Bo’Bo’, costruite dalle Officine Ferroviarie Meridionali (O.F.M.) di Napoli.
Lunghe 11m e pesanti 28,40t
sono fornite di due pantografi per la captazione della corrente. I loro quattro
motori TIBB GTDM 232 erogano una potenza complessiva di 270kW che permette una
velocità di 32km/h.
Presentano un solo
largo accesso per i passeggeri, ovvero un vestibolo leggermente decentrato e
fornito di cancelletti, posto fra due scompartimenti di terza classe. Lo
scompartimento più lungo, con tre moduli/finestrini per lato, ospita trenta
passeggeri e quello più corto, con due moduli/finestrini per lato, ospita venti
passeggeri (foto n. 2).
Elettromotrice E.3 allo stato d’origine
Su entrambe le fiancate è presente un ampio portellone fornito di porta finestrata, cui si accede a mezzo di alti e scomodi gradini, che immette in un ampio scompartimento bagagli fornito di altri due moduli/finestrini per lato.
In questo
scompartimento, oltre agli ingombranti bagagli c’è un modulo riservato al
trasporto dei valori, in genere della stessa Ferrovia Cumana, e un modulo
riservato al trasporto di buste e pacchi di Poste Italiane.
Ma grandi fruitori di
questo scompartimento, specialmente di mattina, sono i pescivendoli di Pozzuoli
che con tinozze e bilance si dirigono verso popolari quartieri di Napoli per
vendere molluschi o pesci appena pescati.
Sono numerosi e
naturalmente, ad ogni frenata o sobbalzo della elettromotrice, l’acqua
fuoriesce dalle tinozze andando ad impregnare quei rialzati listelli che
costituiscono il caratteristico pavimento di questo scompartimento.
Per sua stessa natura
questo scompartimento è fornito di pochi posti a sedere realizzati su scomode
panche di legno; ma pescatori e ragazzi curiosi, amano viaggiare in questo
ambiente, seppure costretti a restare in piedi.
Queste elettromotrici hanno cabina di guida su entrambe le estremità e ad esse si accede sia da una porticina interna che da una esterna, anch’essa fornita di complessa vetrata. Ognuna delle due cabine ha, per sicurezza, un solo accesso esterno situato sulla sinistra del senso di marcia (foto n. 3).
Cabina di guida allo stato d’origine
Nella nomenclatura
ufficiale delle Ferrovie dello Stato queste motrici sarebbero state
classificate come ECDiz 1÷9; ovvero:
E = Elettromotrice
C = Con posti di Terza Classe
D = Con Bagagliaio
i= Con Intercomunicanti senza mantici
z = Con Carrelli
Queste elettromotrici
gestiranno tutta la movimentazione della rete per trentacinque lunghi anni, dal
1927 al 1962; tranne il periodo da settembre 1943 ad ottobre del 1944 quando,
causa le distruzioni alla rete elettrica, operate dai tedeschi in ritirata, il
servizio sarà effettuato dalle vecchie ed accantonate locomotive a vapore.
Il loro servizio è svolto
senza inconvenienti e con normali lavori di manutenzione eseguiti presso le
officine del deposito di Fuorigrotta; non saranno mai inviate presso ditte costruttrici
per grandi cicli di revisione,
La loro livrea, come
del resto quella di tutte le carrozze di questa società, è “verde vagone” con
imperiali in grigio chiaro; ovvero quella ministeriale, la stessa adottata
dalle Ferrovie dello Stato. Nei primi anni di esercizio le vediamo spesso alla
testa di lunghi convogli costituiti sia dalle verdi dalle piccole carrozze
costruite un Belgio, sia delle più moderne e chiare carrozze Reggiane (foto n.
4a e 4b).
Convogli verde vagone trainati dalle Elettromotrici
Naturalmente nel tempo subiranno variazioni di colore, per quanto riguarda la livrea esterna, e modifiche alla carrozzeria.
Uno dei due “Treni Bianchi” nella vecchia stazione di Fuorigrotta
Una di queste elettromotrici sarà poi utilizzata per trainare un convoglio speciale, composto da due carrozze Reggiane però di prima classe, che il 1° ottobre 1931 la Ferrovia Cumana mette a disposizione del cardinale Ascolese, e del suo seguito, permettendogli di raggiungere Pozzuoli e partecipare al Convegno Eucaristico organizzato da questa Diocesi Foto n. 6a e 6b).
Una
elettromotrice tutta bianca alla testa del convoglio speciale
Le prime modifiche
sono apportate alla vetratura anteriore e laterale delle due cabine di guida.
In origine la
vetratura anteriore di ogni cabina è costituita da tre cristalli di cui i due
laterali più grandi sono divisi in due da un listello verticale. Il vetro
centrale, parte integrante dell’intercomunicante, è di larghezza minore.
Le modifiche
consistono, sulle cabine di tutte le elettromotrici, nell’eliminazione della inutile piccola porta
intercomunicante, del predellino ribaltabile, e dei maniglioni d’appoggio.
Inizialmente sulle
cinque motrici E.1÷5 restano i tre vetri anteriori di cui il centrale più piccolo
ed i due laterali più grandi; comunque la linea è resa più pulita dalla
mancanza dell’intercomunicante e dei suoi accessori.
Alcune di queste motrici resteranno così fino all’accantonamento (foto n. 7).
Differenze tra frontale originario e dopo abolizione intercomunicante
In seguito sulle
quattro motrici E.6÷9 i tre vetri anteriori sono resi tutti della stessa identica
grandezza.
Nel contempo su tutte
le automotrici si provvede a montare fanali più moderni e velette antiriflessi al
di sopra della vetrata che ospita il posto guida.
Con l’acquisto delle diciotto carrozze FIAT a carrelli si provvede ad acquistare i congegni di comando per l’apertura e chiusura automatica delle porte. Si montano motori e comandi nelle cabine delle elettromotrici e gli accoppiatori sul pancone frontale. In seguito tutto l’impianto deve essere eliminato perché tale sistema si dimostra poco pratico all’uso e, in certi casi, addirittura pericoloso (foto n. 8).
Elettromotrice
E.6 con finestrini frontali d’identica larghezza
All’origine queste elettromotrici presentano una elaborata struttura dei moduli laterali; ognuno di essi è costituito da ben sei finestrini, tre superiori piccoli ed altrettanti inferiori, di cui quello centrale di larghezza doppia rispetto a quelli laterali.
Naturale che una
delle prime modifiche apportate riguarda proprio i finestrini che sono
progressivamente semplificati nel corso dei grandi lavori di revisione. Questa
modifica rende più semplice e filante il profili di queste elettromotrici.
Come visto per le vetrate anteriori negli anni cinquanta alcune motrici ancora circoleranno con i finestrini originari non modificati (foto n. 9).
Differenze tra finestrini laterali d’origine e dopo semplificazione degli stessi
Per di più questa vistosa modifica ai finestrini, che lascia invariata la disposizione interna degli scompartimenti, è applicata solo alle motrici E.4÷5 (foto n. 10).
Elettromotrice E.5 con modifica ai finestrini laterali
La motrice E.1 e le motrici E.6÷9, oltre la modifica ai finestrini laterali, sono sottoposte ad una più elaborata ristrutturazione che prevede l’abolizione dello scompartimento Bagaglio e della relativa porta di accesso.
Gli scompartimenti si
riducono a due di cui uno più grande comprende cinque moduli/finestrini per
ogni lato ed uno più piccolo con solo tre moduli finestrini per lato. Per non
far sporgere troppo i passeggeri all’esterno dei finestrini, ritenuti troppo
bassi, vengono applicati due lunghi corrimani per ogni fiancata.
Eliminato l’accesso
al vano bagagli presentano ora il solo largo accesso per i passeggeri, ancora leggermente
decentrato e fornito di cancelletti.
Le elettromotrici
così modificate subiscono anche una diversa disposizione delle sedute che, pur
diminuendo per ogni modulo in quanto la terza classe è stata eliminata, salgono complessivamente a 64 (foto n. 11).
Elettromotrice E.6 con finestrini modificati, abolizione bagagliaio, corrimani esterni
Dall’iniziale livrea
di colore “Verde Vagone” solo due di queste elettromotrici, e sei carrozze
Reggiane della serie C.21÷34, sono dipinte in bianco per costituire i “Treni
Bianchi” dei bagnanti.
Nel 1936 riceveranno
tutte lo schema bicolore appena adottato dalle Ferrovie dello Sato; castano per
la parte inferiore della cassa, Isabella per la striscia comprendente i
finestrini, imperiale in grigio scuro.
Causa lo scoppio
della guerra non è possibile portare a termine la riverniciatura di tutto il
materiale rotabile; pertanto nell’immediato dopoguerra è ancora possibile
notare convogli composti da elettromotrici e rimorchiate con livree diverse.
Una foto di questo periodo porta a credere che, le Officine Ferroviarie Meridionali del Vasto, per ideare questa complessa finestratura sulle elettromotrici da loro costruite, si siano ispirate alla finestratura presente sulle carrozze Reggiane del 1913 (foto n. 12).
Elettromotrice
delle O.F.M. e Carrozze Reggiane con quasi identica finestratura
Nei primi degli anni cinquanta si decide d’adottare la livrea utilizzata sulle linee suburbane da molte ferrovie concesse; uno schema di colorazione storico ampiamente utilizzato, in particolare dalla Società Veneta.
Essa prevede una
fascia inferiore in rosso (o castano/rosso), fascia finestrini in crema (o crema/avorio) imperiale grigio
chiaro.
Tale (confusionaria)
combinazione possiamo ammirarla nella seguente foto che ci mostra una
elettromotrice con finestratura frontale solo parzialmente modificata, con finestrini
laterali semplificati ma con ancora presenti i tre scompartimenti iniziali.
La elettromotrice
traina due carrozze a carrelli FIAT di terza classe della serie C.101÷118 (foto
n. 13).
Il convoglio con livrea Rosso/Avorio nel luogo dove sorgerà la fermata Edenlandia
Il 3 giugno 1956, adeguandosi a una decisione della “Union Internationale des Chemis de Fer” stabilita durante una conferenza a Napoli nel 1953, sparisce la terza classe da tutti i treni della Cumana e da quelli dell'Europa occidentale.
Le quattordici
carrozze a due assi costruite dalla “Officine Reggiane” nel 1913 serie C.21÷34,
pur conservando le panche in legno, sono riclassificate B.47÷60 e le carrozze a
carrelli costruite dalla FIAT nel 1940 serie C.101÷118, sono riclassificate
B.101÷118.
Le nostre
Elettromotrici vedono la loro terza classe promossa a seconda e, così
modificate e riclassificate (senza bagagliaio e senza intercomunicanti) nella
nomenclatura delle FF.SS sarebbero state
rinominate: EBz. 1÷9.
A queste elettromotrici sono legate delle personali esperienze.
Esse, giunte al capolinea di Napoli, si staccano dal convoglio ed avanzano fino a superare una scambio posto più avanti; quasi al limite dei terrazzo che affaccia su piazzetta Montesanto. Qui un manovratore, visibile nella foto seguente, lo aziona nel mentre macchinista e capotreno, che sono a bordo, si spostano nell’altra cabina (foto n. 14).
La motrice percorre
il binario libero raggiungendo e superando lo scambio che si trova nel piazzale
sotterraneo dove un altro manovratore riposiziona nuovamente il deviatoio.
Allora la motrice, dopo che macchinista e capotreno riprendono posto nella
iniziale cabina, percorre un piccolo tratto per riattaccarsi alla coda del
convoglio. Il macchinista riporta un'altra volta i comandi nell’altra cabina e
in questo modo si ritrova di nuovo in testa per l’ennesimo viaggio che si
accinge a compiere fino a Torregaveta.
Mi intriga molto il
gratuito giro che posso compiere avanti ed indietro nonché quella favolosa
sosta che si effettua nella grande galleria appena illuminata da una fioca luce
posta sull’altarino della Madonna della Grotta.
In attesa della
manovra al deviatoio, approfittando del cambio di banco da parte del
macchinista e dalle voci di consenso, di nascosto salgo nella motrice giunta da
Torregaveta; ma spesso il capotreno, scorgendomi nel mentre si dirige in
cabina, mi invita a scendere affermando che durante queste manovre non è
permessa la presenza di viaggiatori.
In seguito salgo a
bordo appena dopo la motrice sia stata sganciata dalle carrozze e con il
personale di già entrato nella cabina di testa. Poi dopo il primo scambio,
quando macchinista e capotreno escono dalla cabina per raggiungere l’altra
all’opposto, seppure mi notano e pur borbottando qualche incomprensibile
parola, non possono certo farmi scendere in zone non fornite di banchine e non
sicure per la movimentazione dei passeggeri.
Queste motrici continueranno
le loro corse fino al 1961 quando, sostituite dalle moderne della serie ET.100,
saranno ritirate dal servizio ed accantonate. Si spera poterle vendere a
qualche ferrovia secondaria, ancora più “inguaiata” della Cumana.
Nel 1963 due
elettromotrici, insieme ad otto carrozze FIAT, sono vendute alla “L.F.I.” (La Ferroviaria Italiana) di Arezzo. Solo due
carrozze entreranno in servizio su queste linee toscane, sei altre carrozze e
le due elettromotrici saranno rottamate.
Si spera di venderne
qualche altra alle “Ferrovie del Gargano”, ma queste acquistano solo qualche
carrozza a carrelli; pertanto entro il 1965 le restanti elettromotrici saranno
tutte rottamate e finiranno, si dice, nei forni della vicina Italsider.
GIUSEPPE PELUSO – SETTEMBRE 2026













