mercoledì 7 gennaio 2015

Incontro a Baia


Copertina della Domenica del Corriere




Insenatura di Baia
Incontro tra i reali d’Italia e d’Inghilterra
 Qualche anno fa l’amico Lorenzo Tonioli mi fa invio, da Bologna, della riproduzione della Domenica del Corriere del 9 maggio 1909. In copertina l’indimenticabile Achille Beltrame aveva disegnato l’incontro, nelle acque di Baia, fra i reali d’Italia e quelli d’Inghilterra.
M’ero ripromesso, e poi dimenticato, di scrivere qualche cosa su questo “meeting”; poi di recente un altro amico, Antonio Nestore Sabatano, con richieste e documenti ha nuovamente stuzzicato l’idea di approfondire questo argomento. Pertanto entro subito nel vivo della cronaca.
I reali italiani sono Vittorio Emanuele III, succeduto al Padre Umberto I assassinato a Monza nel 1900, e la consorte Elena di Montenegro; di entrambi sappiamo già tanto, forse troppo.
I reali inglesi sono Edoardo VII e la moglie Alessandra di Danimarca.
Edoardo nasce nel 1841 dalla regina Vittoria e dal principe consorte Alberto e, dato il lungo regno della madre morta nel 1901, diventa re del Regno Unito e imperatore d’India quando ha di già 60 anni. Molti sono gli aneddoti che si raccontano sulla sua lunga ed allegra esistenza quale principe di Galles e sulle sue innumerevoli amanti; dalle principesse alle “sciantose” i suoi gusti sono democratici. Ma ha anche grandi capacità diplomatiche e contribuisce al mantenimento di quel lungo periodo di pace, a noi noto come “Bella Epoque”, evitando conflitti diretti tra grandi nazioni.
Principe di Galles Giorgio, i due figli Giorgio ed Edoardo, il padre Edoardo VII
La consorte Alessandra nasce a Copenaghen nel 1844 ed è figlia del principe Cristiano che nel 1863 diventa re di Danimarca. Sebbene Alessandra abbia sangue reale nelle vene la sua famiglia vive una vita relativamente normale; non possiedono grandi ricchezze, la rendita di suo padre deriva solo da un incarico militare.
Talvolta lo scrittore Hans Christian Andersen è invitato a raccontare storie ai numerosi bambini della famiglia, prima che vadano a dormire.
La regina Vittoria e suo marito sono preoccupati nel trovare una sposa al figlio ed erede Edoardo ed alla fine, dopo aver respinto molte possibilità, scelgono la principessa Alessandra di Danimarca ritenuta “l'unica scelta possibile per il loro figlio”.
Edoardo ama viaggiare e usa assiduamente i vari panfili che la marina inglese mette a disposizione dei reali e naturalmente innumerevoli sono le crociere effettuate nel Mediterraneo.
Nel 1903 è a Napoli con il “HMY Victoria and Albert III”, uno yacht reale entrato in servizio nel 1901. Questo è il terzo yacht ad essere nominatoVictoria and Albert”, nomi dei sovrani, e la regina Victoria ha dovuto per anni fare forti pressioni in Parlamento per ottenere uno yacht più moderno, poiché il precedente “HMY Victoria and Albert II” è stato varato nel 1855. Victoria fa presente che sia lo zar russo che il kaiser tedesco hanno yacht reali più grandi e più moderni della Gran Bretagna, prima marina mondiale. Questo nuovo panfilo servirà quattro sovrani, e sarà dismesso come yacht reale nel 1939; utilizzato quale mercantile nella seconda guerra mondiale sarà poi smantellato nel 1954 quando entra in servizio il “Britannia”.

HMY Victoria and Albert II
Giunto a Napoli Edoardo con il treno raggiunge Roma ed incontra per la prima volta Vittorio Emanuele III da poco salito al trono.
Nel 1907 è ancora nel Mediterraneo e l’equipaggio dello “HMY Victoria and Albert III” è ricordato per i numerosi incontri di football sostenuti con varie squadre italiane. Re Edoardo è riconosciuto come vero entusiasta di questo sport che sempre più appassiona anche gli italiani.
Ora nell’aprile del 1909 è di nuovo in Mediterraneo e con il panfilo arriva nel nostro golfo dove in prossimità del porto di Baia è previsto l’incontro con i reali italiani. Non è una visita ufficiale di stato e neppure un incontro solenne con i reali italiani, pertanto si decide di non scendere in terraferma e di dar corso ad un banchetto informale su una nave italiana da guerra. Edoardo trasborda su di una motolancia inglese e con questa accosta alla corazzata “Re Umberto” sulla quale l’attendono Vittorio Emanuele ed Elena, oltre a numerose dame, ufficiali, dignitari e seguito. Anche a motivo del previsto trasbordo a mezzo di piccole imbarcazioni è scelta la rada di Baia che offre garanzie di riparo dai venti che potrebbero soffiare.

Corazzata Re Umberto
La corazzata “Re Umberto” è in servizio dal 1893 e come le sue gemelle “Sardegna” e “Sicilia” è armata con cannoni costruiti dalla Armstrong di Pozzuoli.
Nonostante siano state realizzate altre corazzate più moderne la “Re Umberto” è ancora una della più grandi e per questo copre il ruolo di nave ammiraglia.
Dal bel disegno di Achille Beltrame notiamo re Edoardo che sale le scale del barcarizzo dopo aver salutato re Vittorio Emanuele che è sceso in fondo allo stesso per porgere da quella posizione un caloroso benvenuto agli ospiti.
Vittorio Emanuele sta ora ossequiando la regina Alessandra ed entrambi sono attorniati da ufficiali italiani ed inglesi. Ma più su, su in coperta, la regina Elena sta salutando un'altra reale ospite; trattasi di Maria Feodorovna, sorella di Alessandra.
La zarina Feodorovna e la regina Alessandra, due sorelle
Maria Feodorvna nasce nel 1847 come principessa Dagmar, di Danimarca, e da ragazza divide la modesta camera con la sorella Alessandra. Sposa lo zar di Russia Alessandro III e, convertendosi alla religione ortodossa, assume il nuovo nome secondo la tradizione dei Romanov. Tra l’altro da zarina darà alla luce Nicola II ultimo zar di tutte le Russie. Notevole la somiglianza del figlio, lo zar Nicola, con il cugino, figlio della sorella Alessandra, che sarà re Giorgio V.
Nicola II di Russia e suo cugino Giorgio d'Inghilterra

Nel 1894 sua marito imperatore Alessandro III muore prematuramente e rimasta vedova a soli quarantasette anni, perfettamente ben portati, non vuole rassegnarsi ad una reclusione vedovile. Amante del mondo, delle cerimonie ufficiali, dei ricevimenti, molto amata e popolare, ella svolge il suo nuovo ruolo di Imperatrice Madre. Nei primi anni di regno di suo figlio, Maria Feodorovna cerca di continuare ad esercitare la propria influenza sul nuovo e giovane Zar Nicola II, uomo dal cuore tenero, che ricorre ai consigli materni prima di prendere importanti decisioni.
Poi, con il trascorrere degli anni, la sua influenza nei confronti del figlio si affievolisce fino a svanire. Ciò nondimeno dalla sua fitta corrispondenza con lo zar Nicola II traspare la sua azione tesa a mettere in guardia il figlio sui pericoli che incombono su di lui, sulla Russia e sulla dinastia dei Romanov.
Sarà proprio da questa corrispondenza che si trae una delle poche testimonianze scritte dell’incontro nelle acque baiane.
Così apprendiamo che nella primavera del 1909 Maria Feodorovna effettua un viaggio in Italia, a bordo dello yacht reale britannico “Victoria and Albert III”, in compagnia di Re Edoardo VII e della Regina Alessandra, sua sorella. La zarina madre nelle sue missive a Nicola II racconta ogni peculiarità della crociera e dei luoghi visitati. Proprio in una lettera, scritta da Napoli il 29 aprile 1909, al figlio rammenta i particolari dell’incontro che hanno avuto a Baia i Reali inglesi ed i Reali italiani.
Ella definisce i luoghi incantevoli, i sovrani italiani “amabilissimi” e la regina Elena: “come sempre, dolce, semplice e naturale”.


Giuseppe Peluso


sabato 22 novembre 2014

Polpo Ladro


L’enorme polpo che rubava nei malazè
Eliano racconta dei furti subiti dai mercanti puteolani

Dell’erudito Claudio Eliano, nato a Preneste (odierna Palestrina - Roma) intorno al 170 d.c., ci danno notizie Flavio Filostrato, suo contemporaneo, e Suida, una enciclopedia storica del X secolo scritta in greco. 

Eliano si considera a buon diritto romano anche se proprio in Preneste copre l'ufficio di “gran sacerdote”. Non ha moglie né figli ed è, tra il 190 e il 197 d.C., scolaro del sofista Pausania di Cesarea. Poiché Filostrato c'informa che visse più di 60 anni, possiamo pensare che sia morto intorno all’anno 235.
Della sua opera maggiore “Sulla natura degli animali” ci restano solo 17 libri, qua e là modificati, una prefazione e un epilogo. Con essa Eliano si propone di dimostrare che gli animali hanno anch'essi, come l'uomo, sentimenti quali la giustizia, l'affetto, la devozione, l'odio, la gelosia e anche la crudeltà.
Secondo Eliano il confronto tra la vita degli animali e quella degli uomini non è favorevole a questi ultimi.
Un'infinità di esempi, di aneddoti, di storie meravigliose servono a mettere in rilievo la fedeltà dei cani, o la docilità degli elefanti, o l'intelligenza musicale dei delfini, ecc., e tutto questo è ben narrato e documentato nonostante Eliano si vanti di non aver mai oltrepassato i confini d'Italia e di non aver mai viaggiato per mare.

Nel “Terzo Libro” della citata sua opera racconta delle affascinanti avventure di un polpo nella Puteoli Imperiale.
L’animale, pur vivendo nel mare, sale sulla terra per divorare animali terrestri e poi, non sazio, si dà a saccheggiare il pesce affumicato che alcuni mercanti conservano in un magazzino. Il polpo, camminando attraverso certi condotti, raggiunge i “malazè” dei nostri antenati facendo gran preda di cose salate.
I mercanti puteolani s’accorgano dei danni ma non sanno chi ne sia l’autore; pertanto decidono di mettere un uomo di guardia, armato di uncino.
Quella notte, al chiarore della luna, questa sentinella vede arrivare il ladro marino che, raggiunto il deposito, rompe i grossi vasi stringendoli fortemente; quindi divora i cibi che vi sono custoditi.
Al guardiano pare così grande e mostruoso che, quantunque egli sia tutto armato e di animo molto audace, non ha il coraggio di affrontarlo e aspetta che faccia giorno per riferire il tutto ai suoi compagni.
Questi, per accertarsi di cosa esattamente sia e liberarsi da così insidioso nemico, si forniscono molto bene di armi e decidono di mettersi in agguato per la notte che verrà. In questa azione sono accompagnati da molti altri pescatori e pescivendoli; tutti allettati dalla curiosità senza però stimare l’eventuale pericolo che il mostro possa rappresentare.

I puteolani del secondo secolo conoscono, da come scrive Plinio, la forza del polpo che con le sue zampe rompe i ricci marini e le coperte delle ostriche che sono dure come le pietre. Con le sue stesse zampe, continua Plinio, cinge a volte gli uomini che nuotano e con le tante bocche che hanno succhiano loro il sangue e li uccidono. Non vi è animale di lui più terribile e più forte per uccidere l’uomo nell’acqua; molte volte, con i suoi lunghi tentacoli, lo rapisce dalla stessa nave.

I nostri superano la paura e la notte successiva, quando il polpo arriva nel “malazè”, l’affrontano spavaldi; dopo lungo combattimento e grande fatica riescono ad ucciderlo.
Riescono così a fare una notevole pesca, però non con le reti ma con le armi; e non nell’acqua, ma nella terra asciutta.
In questo modo conclude Eliano, con l’acquisto di questo pesce fresco, si ricompensano il danno subito con la perdita del pesce salato.




Puteoli del II secolo d,c. - Rricostruzione di Jean-Claude Golvin



   
 
                                                           Polpo gigante


martedì 14 ottobre 2014

Carlo Grobert e Pozzuoli





Carlo Grobert
Un progressista tra conservatori, analfabeti e fascisti


Dal 1886 Pozzuoli, grazie principalmente all’insediamento dell’Armstrong, si trasforma da paese marinaro e agricolo in centro prevalentemente industriale. Di conseguenza la popolazione si adegua alla nuova situazione e molti braccianti agricoli o pescatori si trasformano, con un adeguato addestramento dovuto a tecnici inglesi, in apprezzati operai dell'industria. Naturalmente le amministrazioni comunali in carica favoriscono queste installazioni industriali non tralasciando di tutelare gli interessi delle popolazioni. E questo anche se la classe politica che governa la cittadina flegrea per molti anni, dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, è sostanzialmente conservatrice; sempre pronta a difendere i propri interessi, principalmente di natura immobiliare e rurale.
Uniche eccezioni in questo quadro vanno considerate le amministrazioni progressiste di Giovanni De Fraja, che guida il consesso cittadino per oltre un decennio dal 1876 al 1887, e di Vincenzo De Fraja, erede ideale del suo antenato Giovanni, che dal 1906 al 1911 guida l'amministrazione comunale di Pozzuoli avvalendosi principalmente dell'attività del solerte e competente assessore Raimondo Annecchino.
Le forze conservatrici sono però in agguato; si coalizzano e fanno decadere nel 1911 l'amministrazione progressista De Fraja-Annecchino; e questo è possibile perché purtroppo il corpo elettorale, prima dell'introduzione del suffragio universale, è molto limitato e soggetto a pressioni di ogni genere.
Con la  proclamazione del Regno d'Italia si è adottato lo Statuto Albertino, già in vigore nel Regno dei Savoia, che concede il diritto di voto solamente ai cittadini di sesso maschile che abbiano almeno 25 anni, che sappiano scrivere, leggere e abbiano un certo reddito.
In altre parole il diritto di voto è riservato solo ai più ricchi che hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola e che, quando sono eletti, possono trascurare le loro occupazioni perché non hanno problemi finanziari. Dal momento che gli eletti appartengono alle classi più abbienti, essi non hanno interesse a fare leggi a favore degli strati più umili della popolazione. Questo comporta  gravi disagi soprattutto per il peso insostenibile delle imposte e per il lungo servizio di leva che toglie braccia valide alle famiglie, in particolare a quelle contadine.
Ma con legge del 30 giugno 1912 n. 666 è introdotto il suffragio universale. L'elettorato attivo è esteso a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 30 anni senza alcun requisito di censo né di istruzione, restando ferme per i maggiorenni, ma di età inferiore ai 30 anni, le condizioni di censo o di prestazione del servizio militare o il possesso di titoli di studio già richiesti in precedenza.
Nel contempo la Camera respinge con votazione per appello nominale la concessione del voto alle donne; 209 contrari, 48 a favore e 6 astenuti.
Con l’introduzione del suffragio universale la situazione politica puteolana cambia notevolmente; il ritorno al Comune dei conservatori dura poco.
Alle amministrative del 14 giugno 1914 si realizza un sovvertimento politico a vantaggio delle forze popolari e socialiste, guidate da un giovane repubblicano.
Si chiama Carlo Grobert; figlio di Federico è nato a Tricarico (Matera) nel 1890 ma sì è trasferito a Napoli dove studia presso la facoltà di giurisprudenza. Da convinto repubblicano frequenta il circolo “Giovanni Bovio” al centro di Pozzuoli. Qui tiene frequenti conferenze e presto si impone all’attenzione del pubblico per le sue doti personali e per le sue avvincenti capacità oratorie.
Gli operai, i contadini ed il sottoproletariato che vivono ai margini della vita politica cominciano ad adunarsi presso la sede del circolo per sentirlo parlare. Grobert ha una forte dose di umanità e di partecipazione alle sofferenze della povera gente; ciò spiega, unitamente alla fondazione del giornale “La Battaglia” organo della locale sinistra, la sua immediata popolarità
 Comizio dal balcone del Circolo Giovanni Bovio di Pozzuoli

Nel 1913 consegue la laurea ed alle elezioni amministrative del 1914, le prime indette con il suffragio universale, non ancora ventiquattrenne capeggia una lista eminentemente repubblicana, composta da operai, artigiani e qualche professionista.
Promette case e scuole ed ottiene l’appoggio delle organizzazioni operaie e dei partiti di sinistra andando a rappresentare un elemento di rottura rispetto alle baronie locali.
Questi sono comunque convinti di poter vincere anche questa tornata amministrativa così come è stata da loro vinta la tornata politica dell’anno precedente anche se, con il suffragio universale, il corpo elettorale è passato da 3.300.000 a 8.500.000 votanti, di cui 2.500.000 analfabeti.
Sicuro della vittoria il sindaco uscente lancia una sfida al novello rivale; scommette che avrà tanti proseliti da potersi permettere di far eleggere a consigliere comunale il…. più ignorante della città.
A tal fine inserisce nelle sue liste il facchino analfabeta Evangelista Carnevale. Tale Carnevale è parente del patriarca Antonio Monaco che da anni conduce, in qualità di colono, il fondo rustico “La Starza” che unitamente all’omonimo villino è proprietà della nobile Famiglia Ferraro.
L’avvocato Guido Ferraro, tra i protagonista della vita mondana e sportiva della Pozzuoli inizio novecento, è anche attento osservatore delle vicende politiche del capoluogo flegreo. Spesso narrerà questo episodio al figlio Ammiraglio Renato Ferraro che lo ha poi raccontato allo scrivente con preghiera di non divulgarlo. Dovere non mantenuto per la curiosità che suscita questa ghiotta notizia.
Avvocato Guido Ferraro



Alla chiusura della campagna elettorale Grobert tiene un comizio alla presenza di una folla che non si è mai vista per nessun avvenimento; con la sua oratoria aggressiva infiamma i cuori dei seguaci.

I risultati gli danno ragione, è un successo strepitoso e la lista di Grobert, col sistema maggioritario, ottiene 24 seggi su 30 e l’amministrazione che ne scaturisce è da considerare la prima veramente democratica.
Queste elezioni puteolane ottengono due citazioni sulla famosa e diffusa “Domenica del Corriere”. Nella prima viene riportato il dott. Carlo Grobert che con i suoi 23 anni risulta essere il sindaco più giovane d’Italia.
Nella seconda viene segnalato e raffigurato Evangelista Carnevale, definito “facchino pubblico ed autentico analfabeta, eletto consigliere comunale a Pozzuoli, città di 30.000 anime capoluogo di circondario”.
Entrambe queste notizie sono riportate come “sorprese” scaturite dal suffragio universale allargato.
Quell’indimenticabile 1914 vede non solo tanti volti nuovi sugli scranni del Consiglio Comunale, ma segna il confine tra un’era storica ed un’altra. Purtroppo il 2 luglio 1917 l’Amministrazione Grobert è sciolta in seguito ad una campagna denigratoria ed infondata su cui fa leva l’onorevole Antonio Scialoja il quale teme che il primo cittadino possa mettere in discussione il suo mandato parlamentare nel collegio.
Il sindaco, nonostante le resistenze della burocrazia legata al passato ed agli eventi bellici in corso, nel breve periodo che opera porta a soluzione molti problemi e ne avvia altri su questa strada, come la costruzione di case popolari e di nuove scuole.

Il sindaco, nonostante le resistenze della burocrazia legata al passato ed agli eventi bellici in corso, nel breve periodo che opera porta a soluzione molti problemi e ne avvia altri su questa strada, come la costruzione di case popolari e di nuove scuole.
 All’atto dello scioglimento dell’amministrazione, che è affidata in commissariamento al Duca Niutta, il giovane Carlo Grobert è inviato al fronte ed egli, ardente interventista e ansioso di compiere il suo dovere verso la Patria, è lieto di partire. Non altrettanto lo sono i puteolani che con sempre più larghe e numerose  manifestazioni, nonostante i divieti in atto per le leggi di guerra, ne richiedono il ritorno dal fronte.
Duca Giovanni Niutta

Alla fine del 1918 termina la guerra ed alle elezioni del 1920 la nuova lista social-riformista di Grobert vince quest’altra tornata elettorale conquistando, personalmente, anche il seggio nel consiglio provinciale. Ma la crisi del dopoguerra non rende facile l’attività di questa amministrazione che si trova a combattere sia la l’incombente disoccupazione causata dalla chiusura dell’Armstrong sia la crescente avanzata del fascismo.
Al ritorno dalla marcia su Roma un manipolo di camicie nere, aizzate dagli avversari storici di Grobert, assaltano il Comune costringendo l’Amministrazione all’abbandono della gestione pubblica.
Ben presto il fascismo si trasforma in dittatura e Carlo Grobert, pur non rinunciando ai suoi ideali, è costretto a lasciare la politica attiva ed a tuffarsi nella sua professione d’avvocato con studio presso la stessa abitazione di Napoli in via Santa Lucia.
Con i violenti bombardamenti dell’estate 1943 è indotto a trovare rifugio, quale sfollato, nella natia Tricarico dove inizia ad esercitare la sua attività di legale. Dopo l’armistizio del settembre 1943 riprende la politica attiva aderendo al Partito d’Azione ed il 1° marzo 1944 il Prefetto di Matera lo nomina sindaco della cittadina lucana.
In questa primavera d’entusiasmo, con il sud che accarezza la riconquistata libertà ed il nord ancora sotto occupazione tedesca, si decide di celebrare a Tricarico la festa del Primo Maggio, la prima Festa dei Lavoratori dopo la nefasta parentesi fascista, con un comizio pubblico. Al comizio intervengono tre autentici paladini democratici che per combinazione si trovano riuniti nella cittadina lucana.
-      Per il partito socialista prende la parola il poeta, scrittore e politico Rocco Scotellaro; di umili origini e nativo di Tricarico di cui sarà eletto sindaco nel 1946. 
-      Per il partito comunista Abdon Alinovi il cui nonno, garibaldino di origini parmensi, dopo l’impresa dei Mille si è fermato ad Eboli come il Cristo di letteraria memoria. Alinovi, vincitore di concorso per Cancelliere, raggiunge nel settembre 1943 la Pretura di Tricarico sede della sua carica.
-      Per il Partito d’Azione il sindaco avvocato Carlo Grobert ormai amalgamato in sodalizio politico con i primi due.
Gli oratori non dispongono di un microfono; nessun problema per il sindaco Grobert, uomo corpulento dalla voce tuonante, e per Alinovi che riesce a farsi sentire. Ma solo chi si avvicina alla scalinata della cappella di San Pancrazio riesce ad ascoltare qualche scampolo del comizio di Rocco Scotellaro.
Grobert esercita l’incarico di sindaco sino al 25 aprile del 1945 quando lascia Tricarico improvvisamente. Voci incontrollate riferiscono che è stato nominato prefetto di Latina, altre lo danno in Romagna; in effetti ricompare a Pozzuoli dove tenta di ritornare sulla scena politica locale con il Partito d’Azione.
Nel gennaio 1946, causa divisione interne al partito azionista, ritorna tra le file del Partito Repubblicano che lo candida alle elezioni del 1946. Qui sfiora per pochi voti l’elezione alla Costituente e, grazie anche al suo apporto, Pozzuoli supera il 40 per cento nei consensi alla forma repubblicana con il referendum istituzionale.
Purtroppo in questa tornata elettorale Grobert è varie volte aggredito da “mazzieri” monarchici; pertanto abbandona Pozzuoli e si trasferisce in Romagna nonostante tutti i tentativi di trattenerlo.
Grobert continua la militanza nelle file del Partito Repubblicano, anche se presentato senza successo alle successive elezioni politiche, ed infine aderisce al movimento “Nuova Repubblica” di Pacciardi che auspica una repubblica presidenziale. L’attività politica di Carlo Grobert si conclude solamente con la sua morte avvenuta a Ravenna nel 1974.
Giuseppe Peluso
BIBLIOGRAFIA
Antonio Alosco - Il partito d'azione nel Regno del Sud
Giuseppe Settembrino – I verbali della sezione PSIUP di Tricarico
www.brigantaggio.net - Storia politica di Pozzuoli dopo l'Unità d'Italia
www.prodel.itPrimo maggio 1944 – Comizio di Rocco Scotellaro
Gianni Race – Pozzuoli/Carlo Grobert

lunedì 1 settembre 2014

Charles Babbage



 
 “La più notevole costruzione sulla faccia della terra”
Così Charles Babbage definisce il Tempio di Serapide
nel 1828
“Da Pozzuoli al Mondo!”
Con questa breve espressione Charles Babbage, un profeta del futuro, racchiude gran parte del programma di ricerca intrapreso dalla moderna geologia.
Nato a Walworth il 26 dicembre del 1791, e morto a Londra il 16 ottobre 1871, Charles Babbage si laurea a Cambridge nel 1814 e nello stesso anno sposa Georgiana Whitmore con la quale genera otto figli di cui solo tre raggiungono l’età adulta. Lady Georgiana muore nel 1827.
Babbage è un matematico, filosofo, scienziato, crittografo, economista, inventore di grandi e piccole utilità; dal calcolatore programmabile alla tariffa postale unica. Nel mondo dell'informatica è conosciuto grazie alle sue macchine progenitrici dei moderni computer.
Della sua prima idea, l’Analytical Engine (la Macchina Analitica), ne stende il solo progetto; della seconda, la Difference Engine (la Macchina delle Differenze), ne realizza un prototipo, anche se imperfetto.
Nel 1991 viene completata, lavorando a partire dai suoi studi originali e seguendo gli standard disponibili nel XIX secolo, una macchina differenziale perfettamente funzionante; questo ci dimostra che il congegno di Babbage avrebbe potuto funzionare.


Ricostruzione della Babbage Difference Engine
Babbage non è soltanto un importante scienziato, ma anche un genio bizzarro e un viaggiatore curioso e instancabile che gira per le capitali europee per prendere contatto con i matematici locali e tenersi aggiornato sulle principali invenzioni scientifiche e sugli sviluppi dei processi di industrializzazione nei vari paesi.
Nel 1828, mentre si trova in visita a Napoli, si fa calare legato ad una corda all’interno del cono del Vesuvio. Il suo desiderio di poter osservare da vicino la composizione della lava rischia però di costargli molto caro, visto che dopo una decina di minuti viene riportato alla sommità mezzo svenuto e con i vestiti bruciacchiati. Tale curioso episodio mette efficacemente in evidenza la complessa e variegata personalità di Babbage.
 Nel 1828 visita il "Tempio di Serapide" di Pozzuoli e l’osservazione dei segni del bradisismo su di esso lo porta a considerare l'esistenza di forze in grado di alterare la posizione di terra e mare, operanti anche in altri ambiti e su scala globale. Deduzione che praticamente nello stesso periodo fa anche Charles Lyell il quale visita lo stesso tempio nello stesso anno.
Lyell trova il fenomeno talmente significativo, nell'ottica della teoria dell'uniformitarismo (la quale teoria afferma che ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti), da spingerlo a scegliere l'immagine delle tre colonne del tempio per il frontespizio del “Principles of Geology”; libro a cui sta già lavorando.
Il “Tempio di Serapide” come appare sul frontespizio della prima edizione (1830) dei Principles of Geology
di Lyell. Alcune edizioni successive omettono la figura del filosofo sulla sinistra.
Motivo d’orgoglio, per noi puteolani, è sapere che la stessa immagine è riportata anche sulla “Lyell Medal”; premio istituito nel 1873 dalla “Geological Society” di Londra per onorare la memoria dello scienziato.
 La medaglia premio “Lyell Medal”
Charles Babbage presenta alla “Geological Society” di Londra un suo opuscolo, con calcoli molto dettagliati, che è una relazione di ragionamento “lyelliano”. Non fu pubblicato fino al 1847 e viene da chiedersi quale sorta di inibizione induce Babbage a ritardare di quasi vent’anni la stampa delle sue osservazioni che ne avrebbero fatto l’iniziatore del ragionamento “uniformitarianistico”. Pertanto la paternità di queste analisi resta, per molti anni, attribuita a Lyell che, come visto, le illustra nel 1830 nel citato suo capolavoro.
 La relazione scritta da Babbage si intitola:
“Observations on the temple of Serapis, at Pozzuoli, near Naples, with an attempt to explain the causes of the frequent elevation and depression of large portion of the earth’s surface in remote periods. And to prove that those causes continue in action. With a supplement. Conjectures on the Physical condition of the surface of the moon.


In questo opuscolo dal lunghissimo titolo, che stampa a sue spese, la curiosità dello scienziato non si ferma a cercare di spiegare il fenomeno del bradisismo ma arriva ad estrapolarne gli effetti sino alla luna.
Secondo la sua opinione il Tempio di Serapide di Pozzuoli è “la più notevole costruzione sulla faccia della terra” e così continua: “Questo era stato chiaramente costruito al livello o sopra il Mediterraneo. Esiste una incontrovertibile evidenza che questo si sia abbassato sotto l’attuale livello del mare, almeno 25 piedi; che questo è rimasto lì durante molti anni; che poi è gradualmente ritornato su, probabilmente al suo livello originario, e che durante gli ultimi venti anni è di nuovo scivolato lentamente verso il basso. Il risultato di questa perizia mi condusse negli anni seguenti a spiegare i vari innalzamenti e depressioni di parte della superficie della terra, in diversi periodi di tempo, con una teoria che ho chiamato la teoria delle superfici isotermiche terrestri.
Non penso che l’importanza di tale teoria sia stata ben compresa dai geologi, che non sono ancora abbastanza a conoscenza della scienza della fisica.
Riflettendo sulle cause che hanno prodotto i cambiamenti del livello terrestre nelle zone limitrofe a Pozzuoli, ero indotto a considerare se non si potessero estendere ad altri casi, e se non vi fossero altre cause naturali, che esercitano costantemente la loro influenza, le quali, in concorso con le proprietà note della materia, devono necessariamente produrre alterazioni nel mare e nella terra, quei sollevamenti di continenti e montagne, e quei grandi cicli dei quali la geologia ci offre prove così incontrovertibili.”
L’aspetto più interessante e più originale del lavoro di Babbage è dunque l’interpretazione teorica che propone per i fenomeni osservati. Egli attribuisce tali fenomeni a locali variazioni di quota del suolo flegreo. Secondo l’autore la causa delle variazioni di altezza del “Tempio” è da ricercarsi nell’azione del calore sprigionato dal sottosuolo vulcanico.
Babbage ritiene che sia molto difficile, in mancanza di dati sufficienti, determinare come il calore possa produrre gli effetti osservati, tuttavia propone tre diversi meccanismi possibili che risultano di estremo interesse per la loro modernità.
-      Un primo meccanismo presuppone l’esistenza in profondità di un vasto serbatoio di lava fusa contenuto dalla pressione delle rocce sovrastanti. Un rifornimento di nuovo materiale o un aumento di calore potrebbe, secondo l’autore, accrescere la “forza espansiva” del sistema.
-      Un secondo meccanismo potrebbe essere legato alla eventuale esistenza nel sottosuolo flegreo di “cavità” contenenti acqua o altri gas condensati in condizione di forte riscaldamento. Un aumento o una diminuzione di calore dovuti a cause vulcaniche potrebbe comportare un aumento o una diminuzione della “elasticità” di questi fluidi causando così un’elevazione o una subsidenza degli strati sovrastanti.
-      Il terzo meccanismo proposto da Babbage è basato sul principio che gli strati solidi presenti al di sotto del “Tempio di Serapide” possano espandersi per somministrazione di calore o contrarsi per sottrazione di calore. Fratturazione delle rocce, terremoti ed elevazione e depressione della superficie topografica sarebbero gli effetti dell’attività di questi processi.
 Dai suoi calcoli ottiene che, se gli strati al di sotto del “Tempio di Serapide” si fossero comportati come un’arenaria, un aumento di temperatura di 100° Fahrenheit per uno spessore di cinque miglia avrebbe causato un cambiamento di livello di 25 piedi; maggiore quindi di quello che sarebbe bastato a spiegare i fenomeni osservati.
Babbage ritiene che l’ultimo meccanismo sia quello che meglio si presta a spiegare i fenomeni dell’area flegrea, mentre ipotizza che i primi due possano essere in parte utili a spiegare altri fenomeni geologici di più ampie proporzioni come il sollevamento dei continenti e delle catene montuose o il succedersi dei grandi cicli geologici.
E’ questa la prima volta che ci si serve sistematicamente degli strumenti concettuali della fisica e della matematica per mostrare come si formino le montagne e dare spiegazione coerente ai fenomeni dei Campi Flegrei.

Ma le teorie di Babbage sono considerate da numerosi suoi colleghi alla pari di semplici stravaganze e vengono rivalutate solo in seguito, in particolare dopo che l’astronomo tedesco Giovanni Herschel giunge alle medesime conclusioni.
Insomma Charles Babbage, scienziato, viaggiatore e genio curioso e quanto mai bizzarro, nonostante la diffidenza di parte del mondo scientifico e delle autorità governative inglesi del tempo è il primo ad ipotizzare che non sia il mare a mutare il suo livello ma la terra stessa. Da questo ragionamento scaturisce la teoria dell’innalzamento delle catene montuose e della formazione dei continenti; teoria oggi consolidata ma non dimentichiamo che essa nasce dalla fervida sintesi iniziale: di Babbage: “Da Pozzuoli al mondo!”

 Peluso Giuseppe


BIBLIOGRAFIA

Flora Giudicepietro e Luca D’Auria - Storia del dibattito scientifico sul Serapeo di Pozzuoli

Su e Giù - Terra

Andrea Villa - Le ricerche scientifiche in Campania di Charles Babbage

Luca Ciancio – Le Colonne del Tempo