C’era una volta a Pozzuoli …
Quando la Benzina si comprava di Contrabbando
In Italia il fenomeno
del contrabbando di carburante, da parte dei pescatori, ha il suo apice tra gli
anni '50 e la metà degli anni '80.
Benzina e gasolio
sono venduti ai pescatori, oltre che agli agricoltori ed autotrasportatori,
attraverso un regime di agevolazioni fiscali, a prezzi più bassi. Si tratta di
una misura statale per sostenere un settore considerato fragile e
strategico.
Per gozzi e zattarelle
la spesa del carburante rappresenta una parte elevatissima dei costi operativi
e, senza agevolazioni, l’uscire in mare sarebbe antieconomico; con l’intervento
statale si evita il fermo delle imbarcazioni.
La pesca è vista come
un'attività fondamentale per la fornitura di cibo fresco, oltre che per il
mantenimento dell'occupazione nei borghi costieri.
Ogni pescatore ha
diritto ad acquistare mensilmente un tot litri di carburante proporzionato alla
potenza della propria imbarcazione a motore.
Nell’Italia del
dopoguerra, come in quella odierna, aumentare le imposte sui carburanti è una
della strade più veloci per realizzare facili e corposi introiti da parte dei
governi.
Questo però rende allettanti
gli acquisti di carburante di contrabbando venduto da quei pescatori che per
necessità, o perché obbligati da malavitosi, vendono il surplus eccedente il
loro fabbisogno.
Tale tipo di
contrabbando diventa particolarmente attivo nel Mar Tirreno e specificatamente
nei dintorni di Napoli; tra questi Pozzuoli in cui opera una numerosa flotta
peschereccia.
La benzina viene dai
contrabbandieri spacciata in vari luoghi della nostra cittadina:
- Nel larghetto di
via Roma, proprio “rint a Torre”, che ben si presta alla sosta delle auto. Qui le
taniche sono conservate nel locale terraneo ora sede di una nota agenzia di
Pompe Funebri.
- Nell’appartato
Borgo di “Rint ‘u Russ” in cui, si rispetta una pratica ma illegale segnaletica;
si entra in senso unico dalla laterale via Boffa e si esce in via Roma. Qui
agiscono più contrabbandieri e le taniche sono conservate nei numerosi
“malazè” terranei.
- Nei pressi dell’Assunta
a Mare sul cui sagrato i contrabbandieri agiscono come in cooperativa. In
genere le taniche sono nascoste nei gavoni delle barche tirate a secco, per le
annuali manutenzioni, che numerose affollano tutto il “valjone”.
- Negli stretti vicoli tra “abbasc ‘u mar” e “arete
o tram”; anche qui le taniche sono conservate nei numerosi “malazè” gestiti per
lo più da residenti al Rione Terra.
- Nella storica via
Napoli dove il contrabbando è svolto, seppure con discontinuità ed in certi
casi per brevissimo tempo, in molteplici località; nei pressi del Ristorante
“Vicienzo a mmare”, “abbasc a du Poerio”, etc. etc.
I pescatori puteolani
possono rifornirsi di carburante presso pochi distributori esistenti lungo la
costa da via Roma alla Darsena.
Ogni barca preleva,
sotto la vigile presenza di un finanziere, qualche fusto di carburante (nafta o
benzina); ogni fusto ha la capacità di duecento litri (ovvero 55 galloni USA). In
genere il pescatore preleva più di quanto prevede di consumare e l’eccedenza
sarà ceduta in vendita, direttamente oppure a terzi, permettendogli un arrotondamento extra.
Molteplici poi i casi
di barche che più non praticano la pesca ma che restano registrate come tali
solo per poter prelevare a prezzo ridotto il carburante che sarà messo
totalmente in vendita sul mercato illegale.
Direttamente sulle barche
avviene il travaso del carburante dai grossi fusti alle “latte”, ovvero le
vecchie taniche residuato bellico, da venti litri.
Poi, furtivamente
perché il carburante non potrebbe essere sbarcato, le latte sono trasferite nei
depositi clandestini.
Onde evitare questi
traffici tutta la ripa puteolana è pattugliata, giorno e notte, da coppie di
finanzieri che a piedi sorvegliano i conosciuti punti di sbarco.
Con il sole o con il
freddo questi militi, con sulle spalle il vecchio fucile 91/38 con baionetta
piegata, percorrono aventi ed indietro tutti i lungomari.
Spesso sono
avvicinati da scugnizzi, ora della Rete di Sant’Antonio ora della Rete
dell’Assunta, che li pregano di tornare indietro per dar modo ai genitori di
traslocare le latte di carburante dalle barche ai depositi terrestri.
Non di rado sembra di
assistere alle comiche tra il contrabbandiere Totò ed il doganiere Fernandel;
entrambi debbo sopravvivere in una realtà quotidiana non ancora raggiunta dal benessere.
La guerra dei Sei Giorni
del giugno 1967, con la chiusura del Canale di Suez, non provoca in Italia una drammatica
carenza di benzina ma, costringendo le navi petrolifere provenienti dal Golfo
Persico a circumnavigare l'Africa, ha ripercussioni significative sulla sua
quotazione. Sarà la Guerra del Kippur del 1973 che provocherà le
"domeniche a piedi" e più consistenti aumenti tariffari che
renderanno sempre più appetibile l'evasione fiscale.
La domanda di
carburanti di contrabbando cresce anche nei paesi dell’entroterra dove viene
prontamente “esportato” direttamente nei fusti da duecento litri. Due fusti
sono in genere sistemati nella parte posteriore delle auto ed a questo scopo
ben si prestano le Lancia Aurelia B21 dalle quali viene eliminato il lungo
divano posteriore. Queste Lancia, ed in seguito le Fiat 124, sono affidate alla
veloce guida di giovani “temerari” che trasportano qualche latta anche nel
bagagliaio e sull’altro sedile anteriore; il tutto ricoperto con opportune
incerate.
In quegli anni
favolosi, per la giovanile età e non per altro, sono solito far immettere,
nella mia Fiat 850, una “latta” dai contrabbandieri che agiscono nel borgo del
rosso. Ricordo che, superato l’arco di via Boffa, sono costretto a
fermarmi dietro un auto che poi noto
appartenere al padre di un mio caro amico.
Attorno a questa Opel
stanno di già armeggiando questi simpatici figuri e dietro la mia 850
sopraggiunge un'altra Fiat; faccio appena in tempo a scendere che si sente
gridare: “a Finanza”.
I contrabbandieri si
allontanano dalla Opel e vanno a sedersi sulla lunga e sgangherata panca
addossata alla caratteristica scalinata di questa corte.
I militi tirano fuori
il loro blocco dei verbali ed iniziano a compilarlo con i dati della Opel e del
suo proprietario. Bloccato tra le due auto tremo al pensiero della sanzione che
mi sarà decretata, ma il papà dell’amico mi assicura: «Non preoccuparti! A te non possono fare niente! Invece a me è “muto”.»
Praticamente lui è stato
colto con l’imbuto ancora attaccato al bocchettone di rifornimento della sua
auto nel mentre non ci sono prove che io sia in quel luogo per acquistare
benzina di contrabbando.
I finanzieri
proseguono con il loro modulo e nella motivazione scrivono:
«Colto nel mentre
riforniva di carburante la predetta auto presso contrabbandieri sconosciuti.»
A questo punto il
caro conoscente sbotta:
«Come contrabbandieri
sconosciuti! Eccoli là seduti! Li conoscete tutti e dovete segnare anche i loro
nomi e cognomi.»
I militi si guardano
tra di loro, guardano la panca, e smettono di scrivere.
«Per questa volta
potete andare!»
Ricordo ancora un
viaggio a Firenze con gli amici di sempre; utilizziamo il vecchio “Maggiolino”,
appartenuto al compianto Peppe Elia, Decidiamo d’acquistare tre latte di
contrabbando che, al costo di lire tremila ciascuna, richiedono uno sforzo gravoso
per le nostre finanze. Due latte le facciamo versare direttamente nel vorace
serbatoio ed una la stipiamo nell’anteriore cofano dove abbiamo già deposto i
nostri personali ricambi.
Auspichiamo poter
percorrere 900/1000 kilometri, ovvero d’essere a posto per andata e ritorno.
Lungo la strada diventa però un impresa riversare quella terza latta nel
serbatoio con il piccolo imbuto che ci siamo portati. Rimpiangiamo quei grossi
e articolati “muti” di cui si servono i contrabbandieri e della loro forza nel
sollevare una latta piena. Appena riprendiamo la via del ritorno, in piena
campagna senese in direzione ’Aurelia, restiamo a secco di carburante; anche se
calzini e mutande ancora diffondono il suo ricordo.
Nondimeno sappiamo che
seppure le latte ci siano mostrare colme dai rivenditori, sul loro fondo è
stato versato del cemento che va ad occupare un volume di tre/cinque litri che normalmente
sarebbe riservato alla benzina.
Con la crisi
bradisismica del 1970 la mia Famiglia per sicurezza si trasferisce a Giugliano.
Ogni sera mi trattengo con gli amici in una Pozzuoli deserta e sul tardi
riparto con la mia Fiat 850. In piazza un noto contrabbandiere è in cerca di un
passaggio; lui è sfollato a Casoria e mi chiede d’allungarmi (son altri 30
kilometri tra andata e ritorno) lungo il famoso “doppio senso”. In auto mi
dice:
«Domani passa “abbasc
‘u mar” che ci buttiamo una latta
dentro.»
L’indomani e
l’indomani ancora non passo da lui ma lui viene con me.
Dopo una decina di
giorni mi dirigo presso il suo “distributore”; mi faccio mettere una latta e…
pago regolarmente il mio rifornimento.
Sono fatti così i
contrabbandieri, bisogna accettarli nel bene o nel male, senza giudicarli o
pretendere di modificarli; giusta la definizione di Pasquale Bruno che, su
Facebook, li ricorda come personaggi “fiabeschi”.
L’amico Mimmo Conte
nei suoi post scritti dalle Isole Canarie, con nostalgia aggiunge i suoi
ricordi:
«Fusti … latte … imbuti …, la mia auto camminava solo a contrabbando .... e si era talmente abituata che se mettevi la benzina super picchiava in testa ...»
P.S. – Sono benvenute
correzioni, integrazioni ed aneddoti che possano arricchire e tramandare questi
irripetibili periodi.
GIUSEPPE PELUSO – MARZO 2026











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