La Madonna del Parto di Pozzuoli
La Devozione della Casa Reale Borbonica e i Ricordi di Geppina Borrino
A Pozzuoli, nella
chiesa di Santa Maria del Carmine, da tempo immemore si venera l’immagine della
Madonna del Parto; una statua di
pregevole fattura attualmente esposta presso il Museo Diocesano.
Fu essa tolta,
unitamente a quella di san Giuseppe anch’essa esposta oggi presso il Museo al
Rione Terra, dall’oratorio del palazzo che fu di don Pietro di Toledo. Raffigura
la Vergine in ginocchio, con le mani giunte in atto di pregare, e le forme
della statua sono nascoste da un ampio manto di seta che dal capo scende fino
ai piedi, lasciando fuori il viso e le mani.
A questa immagine
vanno a raccomandarsi le partorienti e i futuri Padri; tra questi re Ferdinando
II di Borbone che, quando la moglie è incinta e all’avvicinarsi del parto,
conduce sia la regina Maria Teresa Isabella d’Asburgo che i figliuoli a
visitare questa Madonna.
Questa visita è di
solito ripetuta, qualche mese dopo il parto, ed è detta di ringraziamento; si
porta il neonato, che il padre prende nelle sue braccia, offrendolo alla
Vergine in atto supplichevole.
La devozione per
quest’immagine è professata anche dai congiunti del Re; il fratello conte
d’Aquila fa a sue spese adornare di marmi la cappella della Vergine, con la
stessa architettura di quella che le sorge dirimpetto, dedicata a San Carlo
Borromeo. Inoltre elargisce più volte danaro per lampade d’argento, arredi
sacri e per rinnovare la facciata della chiesa, come si legge in una
lapide fatta apporre accanto alla porta
dal vescovo monsignor Purpo.
Per quanto riguarda
la devozione verso questa Madonna non meno interessanti sono i ricordi della nostra
concittadina Geppina Borrino, una matura “scugnizza” vissuta a lungo sul Rione
Terra.
Geppina con un
amorevole velo di nostalgia ricorda sua Madre; dice che essa raccontava che i figli
li faceva “belli grandi” e con i piedi avanti; ovvero con “parto podalico”.
E’ questo un parto che
si verifica quando il feto si presenta con i piedi rivolti verso il basso; a
differenza del “parto cefalico”, la posizione preferenziale per la nascita, che
si verifica quando il feto si avanza con la testa rivolta verso il basso. La
posizione podalica non è ottimale per il parto naturale, a causa della minore
capacità di esercitare la pressione necessaria all'apertura del collo
dell'utero, e aumenta i rischi per il bambino; oltre ad essere più doloroso per
la partoriente.
Geppina continua il
suo racconto e narra che nell’aprile del 1949 la Madre è incinta del quinto figlio;
che poi sarebbe stato chiamato Vincenzo, suo secondo fratello maschio.
All’epoca i suoi,
essendo contadini, abitano a Cigliano dove coltivano un Territorio per il quale
pagano un annuo fitto.
Un giorno di quell’aprile
la sua mamma si trova a passare nelle vicinanze della Madonna del Parto e,
memore delle traversie e dei pericoli corsi durante i precedenti parti, entra
nella Chiesa del Carmine.
Si inginocchia
davanti all’antica lignea statura e si accinge a chiedere una grazia; gli sussurra:
«Madonna mia, fammelo fare subito, non mi far soffrire.»
Qualche settimana
dopo lei e il marito scendono da Cigliano verso Pozzuoli; vogliono recarsi
dalla nonna che abita “arete e piscinelle”.
Geppina racconta che
il papà cammina avanti, con l’asino ed un fratellino, e la mamma un poco più
dietro.
La Madre è ormai agli
“sgoccioli” e non dovrebbe intraprendere sforzi o impegnarsi in lunghe
camminate; ma vani sono i tentativi di trattenerla a casa. Purtroppo, dopo aver
trascorso un bel tratto di campagna ed essere arrivati verso via Vecchia della
Vigna, poco prima della Casa di Riposo San Giuseppe attuale variante Solfatara,
improvvisamente rompe le acque e partorisce un figlio; direttamente in strada.
Il neonato finisce
diritto a terra, all’epoca ancora strada di campagna, e la mamma di Geppina
lancia un urlo per richiamare l’attenzione del marito. Questo affida l’asino al
figlioletto e rapido corre verso la moglie; raccoglie il neonato e, disperato, teme
che il bambino possa morire.
Bussa ad un vicino
casolare; la massaia gli fornisce un asciugamano per avvolgere il piccolo e fa
accomodare mamma e neonato nel suo letto. Ma non solo; lega l’ombelico all’appena
nato ancora tutto sporco di terra.
Il papà di Geppina
corre a chiamare la levatrice e quando questa arriva non può fare altro che
constatare il buono stato di genitrice e figlio.
Questo è il racconto
della mamma di Geppina, che così concluse:
«Nella chiesa del
Carmine avevo implorato di farmelo fare subito, senza farmi soffrire. La Madonna
mi fece il miracolo, non sentii niente.»
Così è stato questo
parto, seppure pericoloso e rocambolesco; il bambino ha toccato terra con i
propri piedi e non ha fatto soffrire la mamma.
Geppina continua
raccontando che poi suo padre andò a dichiararlo al comune; gli fu chiesto dove
era nato e il suo papà rispose:
«’a miezz a via.»
GIUSEPPE PELUSO
Pubblicato su SEGNI DEI TEMPI di novembre 2025




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