lunedì 6 marzo 2023

Palazzetto della Residenza

 


Il Palazzetto della Residenza

Dai Vigili Urbani alla Festa della Donna

 

Recentemente mi sono recato presso la vecchia “residenza” di Pozzuoli, in corso Vittorio Emanuele, per il ritiro di una elettronica Carta di Identità.

Fin da prima del 1970 non entravo in questo pubblico edificio, ben conosciuto dai puteolani “veraci”, e non ho potuto far a meno di esaminarlo, con occhi nostalgici, ricordando ciò che esso ha rappresentato.

 

Le prime notizie su questo palazzetto le otteniamo dal diario di un viaggiatore di fine ottocento che così scrive:

"Nella via che anche oggi porta il nome di Pendio di mare, quando, passato il ponte, si vuole scendere in piazza, sorge a dritta un palazzetto nuovo, costruito dal comune sul suolo rimasto sgombero dalle demolizioni nello aprirsi il braccio di strada, or detta Garibaldi.

Lo si riconosce subito, perché vi è appeso all'angolo un grosso stemma della città, tutto a colore giallo oro, tanto la corona turrita, quanto lo scudo, sul quale fanno bel risalto le teste di aquile in nero” [1].

Nel 1878, periodo dei grandi interventi urbanistici eseguiti per sventrare il ventre molle del borgo, è aperto il tronco di strada chiamata Gabriella Portese. Serve a dare aria ad un fondaco malsano ed a congiungere l’attuale via Giuseppe Mazzini (allora via Garibaldi perché con i Savoia regnanti non è giusto dar risalto ad un repubblicano rivoluzionario) per collegarla alla primaria arteria di Pendio di Mare, ora chiamata corso Vittorio Emanuele.

Sempre su progetto dell’ingegnere Gennaro Sommella sono eseguite varie demolizioni e sull’ultima area di risulta, proprio ad angolo col predetto pendio, nel 1882 il Comune di Pozzuoli fa costruire il bel palazzetto da adibire a sede di vari uffici pubblici.

Il suo progetto lo di deve all’architetto Ernesto Villari che, ricordiamo, ha provveduto alla risistemazione frontale sia della vecchia Casa Comunale al Rione Terra (ex Pretura) sia della nuova in via Marconi (ex Municipio).

Ma Villari è molto attivo anche in altri progetti come la sistemazione della zona Malva (attuale villa comunale), del molo Caligoliano, del vecchio Macello in via Miliscola, e di tanti altri (alcuni non attuati).

La costruzione del palazzetto è affidata alla ditta di Gaetano Volpe che, avvalendosi di maestranze puteolane, se l’aggiudica per la somma di lire dodicimila e seicento.

L’edificio è formato da muratura omogenea, costituita da blocchi regolari di tufo, con forma rettangolare e con pianta di testa angolare. E’ tutto intonacato ed ha, oltre a fasce marcapiano, tratti di conci radiali e tratti di motivi geometrici a bugnato, il tutto realizzato con stucco.

Il palazzetto è costituito da tre livelli ed i due piani alti sono raggiungibili da una scala interna a balzo che ha due rampe per piano [2].



Sul corso Vittorio Emanuele, facciata più corta, c’è un solo ingresso al civico 16, ed un balconcino ad ognuno dei due piani superiori. Su via Mazzini, facciata più lunga, al piano terra esiste il portone delle scale, due finestre ed ulteriore apertura.  Ai due piani superiori esistono quattro finestre per ciascun livello.

Sulla graziosa fronte angolare non ci sono aperture ma è qui che viene sistemato il bellissimo e grande stemma della città di Pozzuoli.

Questo stemma in ceramica è modellato nel 1885 nella scuola di plastica del Museo Artistico Industriale di Napoli dall'alunno Rocco sotto la scorta del professore Salvatore Cepparulo, e poi dipinto dall'alunno Orefice sotto la guida dell'illustre maestro Filippo Palizzi.

Tecnicamente è una bravura, che mai si è eseguita in maiolica a smalto stagnifero e a gran fuoco; dalla fornace non è mai uscita una lastra di quella dimensione, tutta di un pezzo, così dritta e squadrata.

Si tratta di uno scudo, tutto in colore giallo oro, contenente sette teste recise di aquila, rivolte a destra, disposte in successione araldica sfalsata; le teste di aquila sono in nero.

Lo scudo è sormontato da separata corona radiale turrita sempre di colore giallo dorato.

Al piano terra si insedia l’Ufficio Annonario del Comune e sopra l’Ufficio Postale con il Regio Telegrafo; nel 1886 vi è sistemata anche la sede della Banca Cooperativa Puteolana.

Ma questo palazzetto resta noto per essere stato, per decenni, la sede dei Vigili Urbani; pertanto ai più è noto come la “residenza”, a “resernza” per i puteolani. Nell’uso diplomatico la “residenza” è l’edificio in cui risiede ufficialmente il capo di una missione estera permanente protetto da inviolabilità, immunità, extraterritorialità e altre garanzie. In effetti la “residenza” indica il complesso di uffici dell’organo con cui lo stato protettore esercita i suoi poteri presso lo stato protetto; pertanto; per trasposizione indica la sede ed il personale a mezzo del quale il Municipio esercita i suoi poteri presso la comunità locale.

Questo il motivo della presenza del grande stemma comunale, monito ai cittadini; inoltre esso è ben visibile dai forestieri che entrano in città dalla porta principale, posta all’inizio della Regia Via, dove confluiscono gli omnibus, carrozze pubbliche ed i primi tram a vapore.

Il 28 novembre 1948 la sezione puteolana della “Unione Donne Italiane”, una associazione femminile trasversale di ex partigiane, capeggiata dalla socialista Mafalda Ciarlegio, ancora scosse per le enormi perdite causate dall’appena terminato conflitto mondiale, si rende promotrice dell’apposizione di una lapide a perenne memoria delle future generazioni.

Questa, di forma rettangolare ed in marmo, alla presenza del sindaco Raimondo Annecchino è applicata sulla testa angolare del palazzetto, sotto lo stemma di città, e riporta la scritta [3a e 3b]:




Tutti, per un motivo o per un altro, siamo stati presso il Comando Vigili per una multa, un accertamento, una richiesta, e non possiamo non ricordare quegli ambienti alquanto tetri e scuri con molti agenti che salgono o scendono quelle scale, alcuni seduti dietro scrivanie e altri chini sulle macchine da scrivere.

Quì si decidono i turni di servizio, le straordinarie chiusure di strade ed i pattugliamenti degli incroci nevralgici; quì si recano gli agenti all’inizio ed alla fine del proprio turno, anche se distaccati presso altri Enti [4a e 4b].

 



Particolarmente movimentata questa sede la sera dell’Epifania quando vi si accumulano i regali che gli automobilisti hanno voluto donare al Corpo; è qui che li si divide in tanti lotti, pari al numero dei Vigili in organico, in modo che possano essere tra loro sorteggiati con imparzialità.

In data 14 marzo 1982 i competenti funzionari comunali sono avvisati della scomparsa del grande stemma cittadino, furto avvenuto soltanto qualche giorno prima; resta in sito solo la corona turrita che lo sovrastava.

Intanto forti sono i danni che questa struttura subisce sia per le crisi bradisismiche che per l’evento sismico dell’Irpinia. L’edificio è soggetto a radicale intervento di consolidamento delle murature con iniezioni di cemento armato e numerose travi in ferro, ben visibili sulle mura perimetrali esterne [5a, 5b].




Purtroppo nell’ottobre del 1984, nel corso di lavori di puntellamento, scompare anche la corona residua dello stemma già precedentemente rubato.

 

Dopo il ripristino il palazzetto è utilizzato dal Comune di Pozzuoli come sede della prima Circoscrizione e poi vi sono dislocati vari uffici aperti al pubblico, tra cui quello demografico; inoltre via ha sede l’assessorato alle politiche sociali.

Da rilevare che fin dal 1993 il maestro Antonio Isabettini, noto artista e storico puteolano, ogni otto marzo, in occasione della “Festa della Donna”, con la collaborazione di Associazioni o Libere Cittadine, si rende promotore della posa di un drappo rosso e di un mazzo di mimose [6a, 6b].

 



La lapide è in alto, senza comodi punti di appoggio, e Isabettini, spesso alla presenza del Gonfalone cittadino, utilizzando una lunga scala si erge ardito a Paladino delle Donne e della Pace.


 

REFERENZE

R. Giamminelli – Guida di Pozzuoli

www. beniculturali.it – Pozzuoli Ufficio Vigili Urbani

P. D’Alterio – Ricordi di Famiglia

  

Giuseppe Peluso - marzo 2023


2 commenti:

  1. Ricordo, se non erro, che negli anni sessanta un vigile vi trovò la morte per infarto durante il turno di notte . Era solo, per cui non potè essere soccorso. Mi sembra che da allora, sempre che la mia memoria non mi inganna, si stabilì che i vigili di guardia durante il turno di notte dovessero essere due.

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