venerdì 20 gennaio 2023

Maresciallo Gennaro Lucignano

 V. GAUDINO - G. PELUSO

MARESCIALLO GENNARO LUCIGNANO

UN PUTEOLANO IN AIUTO DEGLI EBREI ROMANI



Tra i peggiori momenti dell'occupazione nazista di Roma, dall’8 settembre 1943 al 4 giugno del 1944, è da annoverare la grande retata del 16 ottobre 1943 che porta alla deportazione degli ebrei residenti nel ghetto ed in altre zone della capitale.

In questo frangente i tedeschi non rivolgono particolare attenzione all’isola Tiberina, che sorge al centro del Tevere in pieno contesto urbano, perché non risulta loro che su di essa risiedano famiglie ebree.

Durante il rastrellamento molti giudei, spesso con l’aiuto di conoscenti italiani, riescono a sfuggire alla cattura ed alcuni si rifugiano proprio in edifici esistenti sull’isola Tiberina [fig. 1 – L’isola ripresa dall’alto].

E’ così che la notizia della retata arriva sull’insula nelle seguenti Istituzioni dove i vertici si offrono prontamente per prestare aiuti:

 

-      L’Ospedale Fatebenefratelli “San Giovanni Calabita” dove l’intesa tra medici, infermieri, frati e personale amministrativo è immediata e fruttuosa nell’intento di ricevere e nascondere gli ebrei.

-      Il Convento di “San Bartolomeo” dove i frati minori accolgono, anche nei mesi successivi, un considerevole numero di ebrei.

-      L’Ospedale Israelitico e la Casa di Riposo per Ebrei Anziani che occupano, rispettivamente, primo e secondo piano in un’ala di un antico convento, nella piazzetta di fronte al “Fatebenefratelli”. Presso questi due ultimi complessi lavora Dora (Teodora) Focaroli, infermiera cattolica originaria della provincia di Rieti.

-      Una Stazione della “Polizia Fluviale”, la cui sede è al piano terra del vecchio convento che ospita anche i siti israeliti; al comando della quale c’è il Maresciallo Gennaro Lucignano, originario di Pozzuoli. I poliziotti hanno il compito di controllare la navigazione su questo tratto del Tevere.

 

Le persone salvate al Fatebenefratelli sono quasi tutte originarie delle aree prossime alla stessa isola Tiberina; qui intervengono i medici Giovanni Borromeo e Vittorio Emanuele Sacerdoti, il laureando Adriano Ossicini e l’economo fra Maurizio Bialek che si inventano la malattia definita “Morbo K (Kappa)”.

Per questa ipotetica malattia è creato uno speciale reparto dichiarato altamente infettivo per chiunque voglia anche solo avvicinarsi ai pazienti; gli stessi tedeschi, in una loro irruzione nel nosocomio, preferiscono stare alla larga da questo reparto senza indagare sui pazienti ospitati [fig. 2 – Ospedale con, oltre la vetrata, la sala “infetta”].

 
Meno tranquillo è ritenuto il convento San Bartolomeo per gli ebrei accolti in varie riprese, anche successivamente. I frati preferiscono decentrarli in altri siti religiosi ritenuti più sicuri per la loro natura extraterritoriale.

 

Per quanto riguarda l’israelitico Ospedale e l’attigua Casa di Riposo si preannunciano momenti terrificanti non appena i tedeschi vengano a conoscenza della loro origine e natura.

Ma qua entra in azione Dora Focaroli [fig. 3];

l’infermiera, appena si accorge che i nazisti arrestano gli ebrei, smantella e distrugge i cartelli che individuano l’Ospedale e la Casa di Riposo ebraica.

I malati dell’ospedale, in grado di camminare, li avvia presso il vicino Fatebenefratelli e quelli più gravi, a mezzo di un’ambulanza della Croce Rossa, li conduce all’Ospedale del Littorio (attuale San Camillo).

Gli anziani della Casa di Riposo ebraica li nasconde nella vecchia Torre, inglobata nell’edificio, dove poi trova accoglienza pure il Rabbino Moshè Mario Piazza o Sed.

La Focaroli, interagendo con i frati del Convento San Bartolomeo, riesce a mantenere collegati gli ebrei nascosti nella Torre e quelli riparati presso il Fatebenefratelli, garantendo loro cibo, cure e conforto religioso [fig. 4 – In basso a sinistra la vecchia Torre].

 
Ultima Istituzione dell’isola Tiberina è la citata “Stazione di Polizia Fluviale” che, certamente, non può non accorgersi di tutti questi aiuti che si stanno prestando agli ebrei perseguitati.

Comandante di questo Nucleo è il Maresciallo Maggiore di Pubblica Sicurezza Gennaro Lucignano [fig. 5]

nato a Pozzuoli il 9 febbraio 1903 da Luigi e da Assunta Barletta.

Lucignano, benché abbia frequentato solo un anno di Scuola Marittima Professionale (quella che dal 1935 al 1943 avrà sede presso Villa Maria alla Starza), riesce ad iscriversi quale “Barcaiuolo” nella Marina Mercantile Italiana (nella Seconda Categoria dei Registri della “Gente di Mare”).

Naturalmente il servizio di leva lo svolge, dal 1923 al 1925, nella Regia Marina, Compartimento Marittimo di Napoli.

Nel 1927 si arruola nel Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza e, dopo il corso quale Allievo, è nominato Guardia. Nel corso del lungo servizio sarà nominato Guardia Scelta, Vice Brigadiere, Brigadiere e poi Maresciallo di Terza Classe.

Naturalmente, per i suoi trascorsi marittimi, svolge il suo compito prima nella Flottiglia della Polizia Marittima e poi in quella della Polizia Fluviale, prestando servizio alla Foce del Fiume Tevere.

Il 23 ottobre del 1938, nel Comune di Roma, sposa Cecilia Buratti; tipico cognome della costa laziale.

 

Il 16 agosto del 1943 è promosso Maresciallo di Seconda Classe ed assegnato al Presidio della Polizia Fluviale posto sull’isola Tiberina. Lucignano è il comandante di questa strategica posizione ed ha il compito di controllare i barconi sul Tevere.

Allo scoppio della guerra necessita vigilare sulle sponde del fiume onde prevenire azioni di sabotaggio da parte di eversivi o di operatori nemici.

E’ suo obbligo arrestare coloro che proteggono gli avversari del regime fascista; tuttavia non stende rapporto dell’operato di Dora ai suoi superiori ma ottiene per lei i permessi per agire durante le ore di coprifuoco, contribuendo così a nascondere molte famiglie di ebrei sfollati, fino al momento della liberazione.

Interrogato dalle SS, e appoggiato da tutti i suoi uomini, garantisce la non presenza di ebrei sull’Isola benché sappia che i ricercati si nascondono nel Convento dei Francescani e nell’Ospedale “Fatebenefratelli”.

Noie le riceve da parte di alcuni soldati austriaci e specialmente di uno, frequentatore e confidente d’avventori nelle vicine bettole di Trastevere, il quale chiede se è vero che sull’isola c’è una Cattolica con degli Ebrei.

Grazie ad un ingegnoso e intraprendente intervento il Maresciallo passa ad altri argomenti e la cosa finisce nei fumi dell’euforico nazista.

Lucignano ribadisce a Dora di stare tranquilla perché fino a quando lui sarà al comando di quel posto di Polizia non dovrà più temere o aver fastidi.

Liberata Roma, e finita la guerra, tutto passa nell’oblio; italiani, ebrei, alleati ed ex nemici sono presi dalle giornaliere necessità materiali e dalla voglia di dimenticare le sofferenze.

 

Con concessione del 28 novembre 1949 Gennaro Lucignano riceve la medaglia d’argento al Merito di Servizio; nel 1952 riceverà quella d’oro per i 25 anni di anzianità; poco dopo raggiunge il massimo grado per un sottoufficiale, con la nomina a Maresciallo di Prima Classe.

L’undici dicembre 1960 è a Pozzuoli, sua città d’origine con cui ancora ha stretti legami, e si ritrova a passeggiare sulla natia banchina.

Improvvisamente un’auto, per errata manovra, finisce in mare e i due passeggeri restano intrappolati nell’abitacolo che, seppure lentamente, si riempie d’acqua ed affonda.

Gennaro Lucignano non resta impassibile a guardare, prontamente si tuffa e riesce a mettere in salvo le due persone.

Per quest’atto il Presidente della Repubblica, con suo decreto del 26 luglio 1961, gli conferisce la Medaglia di Bronzo al Valor Civile.

Decreto e Motivazione sono riportati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 228 del 13 – 09 – 1961 [fig. 6 – Stralcio Gazzetta]:

  “Accortosi che i due occupanti di un’autovettura, caduta in mare, erano in procinto di annegare, generosamente e tempestivamente si slanciava in loro aiuto, riuscendo, dopo strenui sforzi, a trarre entrambi in salvo”

Il nove marzo 1963 è inviato in congedo, causa infermità protratta durante il servizio, e collocato nella categoria dei sottoufficiali della riserva.

Muore a Roma, un anno dopo, all’età di 61 anni, il 24 dicembre del 1964.

 La stessa Dora Focaroli, in un’intervista dirà che la cosa più importante di tutta la storia della Casa di Riposo fu l’intesa tra lei e il Maresciallo Lucignano che dirigeva il Comando della Polizia Fluviale situato al piano terra dello stesso stabile (tra l’altro dove ancora oggi si trova).

La testimonianza della Focaroli è confermata pure da un intervento del Rabbino Alfredo Ravenna il quale ricorda che l’ospedale israelitico e l’ospizio invalidi erano situati in Piazza San Bartolomeo all’Isola, di fronte al Fatebenefratelli, dove al piano terreno c’era un posto di polizia fluviale che era in tacito accordo.

Il Maresciallo Lucignano è pure ricordato dal Rabbino Moshè Mario Piazza o Sed di Shemuel che, trasmettendo i suoi ricordi allo storico Emanuele Pacifici, racconta che appena dopo il 16 ottobre fu tolta la targa dal portone d’ingresso con la dicitura “Casa di Riposo e Ospedale Israelitico” e, se nulla è accaduto a questa Istituzione ebraica, lo si deve al Maresciallo della Pubblica Sicurezza Fluviale che conduceva il comando nello stesso stabile al piano terra.

La Signora Maria Luisa Pasqualucci, Comunità Ebraica di Roma, in età avanzata, ha comunicato verbalmente al Professor Pier Luigi Guiducci, in occasione del convegno su Dora Focaroli, che all’epoca dei fatti era piccolina e il Maresciallo Lucignano, molto amico di Dora Focaroli, in talune occasioni la prendeva per mano e le faceva fare una passeggiata lungo la sponda del Tevere.

 

Al dott. Pier Luigi Guiducci, giurista e storico, dobbiamo la maggior parte del lavoro di ricerca, da cui abbiamo attinto notizie e foto, ed è per lui che la figura di Gennaro Lucignano non è caduta nell’oblio più completo.

 

P.S.

Di seguito l'atto di nascita di Gennaro Lucignano [fig. 7].



“Atto n. 81

L’anno Millenovecentotre, addì Dieci di Febbraio a ore anti meridiane dieci e minuti quindici, nella Casa Comunale.

Aventi di me Pasquale Sommella Segretario, delegato con atto della Regia Amministrazione in data ventotto Ottobre passato anno, debitamente approvato, Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Pozzuoli, è comparso Luigi Lucignano di anni ventotto, muratore, domiciliato in Pozzuoli, il quale mi ha dichiarato che alle ore post meridiane tre e minuti 00 del dì nove del corrente mese, nella casa posta in via Campanile al numero tredici, da Assunta Barletta, sua moglie casalinga, con lui convivente, è nato un bambino di sesso maschile che egli mi presenta, e a cui dà il nome di Gennaro.”


REFERENZE TESTO E FOTO

Pier Luigi Guiducci – Tutti gli Ebrei del maresciallo – (Avvenire 15 maggio 2019)

Pier Luigi Guiducci – Un poliziotto nella Roma occupata dai tedeschi – 2019

Emanuele Pacifici – L’Ospedale e la Casa di Riposo Israelitici di Roma durante l’occupazione tedesca – 2014

 

Vincenzo Gaudino & Giuseppe Peluso - Gennaio 2023



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