martedì 14 ottobre 2014

Carlo Grobert e Pozzuoli





Carlo Grobert
Un progressista tra conservatori, analfabeti e fascisti


Dal 1886 Pozzuoli, grazie principalmente all’insediamento dell’Armstrong, si trasforma da paese marinaro e agricolo in centro prevalentemente industriale. Di conseguenza la popolazione si adegua alla nuova situazione e molti braccianti agricoli o pescatori si trasformano, con un adeguato addestramento dovuto a tecnici inglesi, in apprezzati operai dell'industria. Naturalmente le amministrazioni comunali in carica favoriscono queste installazioni industriali non tralasciando di tutelare gli interessi delle popolazioni. E questo anche se la classe politica che governa la cittadina flegrea per molti anni, dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, è sostanzialmente conservatrice; sempre pronta a difendere i propri interessi, principalmente di natura immobiliare e rurale.
Uniche eccezioni in questo quadro vanno considerate le amministrazioni progressiste di Giovanni De Fraja, che guida il consesso cittadino per oltre un decennio dal 1876 al 1887, e di Vincenzo De Fraja, erede ideale del suo antenato Giovanni, che dal 1906 al 1911 guida l'amministrazione comunale di Pozzuoli avvalendosi principalmente dell'attività del solerte e competente assessore Raimondo Annecchino.
Le forze conservatrici sono però in agguato; si coalizzano e fanno decadere nel 1911 l'amministrazione progressista De Fraja-Annecchino; e questo è possibile perché purtroppo il corpo elettorale, prima dell'introduzione del suffragio universale, è molto limitato e soggetto a pressioni di ogni genere.
Con la  proclamazione del Regno d'Italia si è adottato lo Statuto Albertino, già in vigore nel Regno dei Savoia, che concede il diritto di voto solamente ai cittadini di sesso maschile che abbiano almeno 25 anni, che sappiano scrivere, leggere e abbiano un certo reddito.
In altre parole il diritto di voto è riservato solo ai più ricchi che hanno avuto la possibilità di frequentare la scuola e che, quando sono eletti, possono trascurare le loro occupazioni perché non hanno problemi finanziari. Dal momento che gli eletti appartengono alle classi più abbienti, essi non hanno interesse a fare leggi a favore degli strati più umili della popolazione. Questo comporta  gravi disagi soprattutto per il peso insostenibile delle imposte e per il lungo servizio di leva che toglie braccia valide alle famiglie, in particolare a quelle contadine.
Ma con legge del 30 giugno 1912 n. 666 è introdotto il suffragio universale. L'elettorato attivo è esteso a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 30 anni senza alcun requisito di censo né di istruzione, restando ferme per i maggiorenni, ma di età inferiore ai 30 anni, le condizioni di censo o di prestazione del servizio militare o il possesso di titoli di studio già richiesti in precedenza.
Nel contempo la Camera respinge con votazione per appello nominale la concessione del voto alle donne; 209 contrari, 48 a favore e 6 astenuti.
Con l’introduzione del suffragio universale la situazione politica puteolana cambia notevolmente; il ritorno al Comune dei conservatori dura poco.
Alle amministrative del 14 giugno 1914 si realizza un sovvertimento politico a vantaggio delle forze popolari e socialiste, guidate da un giovane repubblicano.
Si chiama Carlo Grobert; figlio di Federico è nato a Tricarico (Matera) nel 1890 ma sì è trasferito a Napoli dove studia presso la facoltà di giurisprudenza. Da convinto repubblicano frequenta il circolo “Giovanni Bovio” al centro di Pozzuoli. Qui tiene frequenti conferenze e presto si impone all’attenzione del pubblico per le sue doti personali e per le sue avvincenti capacità oratorie.
Gli operai, i contadini ed il sottoproletariato che vivono ai margini della vita politica cominciano ad adunarsi presso la sede del circolo per sentirlo parlare. Grobert ha una forte dose di umanità e di partecipazione alle sofferenze della povera gente; ciò spiega, unitamente alla fondazione del giornale “La Battaglia” organo della locale sinistra, la sua immediata popolarità
 Comizio dal balcone del Circolo Giovanni Bovio di Pozzuoli

Nel 1913 consegue la laurea ed alle elezioni amministrative del 1914, le prime indette con il suffragio universale, non ancora ventiquattrenne capeggia una lista eminentemente repubblicana, composta da operai, artigiani e qualche professionista.
Promette case e scuole ed ottiene l’appoggio delle organizzazioni operaie e dei partiti di sinistra andando a rappresentare un elemento di rottura rispetto alle baronie locali.
Questi sono comunque convinti di poter vincere anche questa tornata amministrativa così come è stata da loro vinta la tornata politica dell’anno precedente anche se, con il suffragio universale, il corpo elettorale è passato da 3.300.000 a 8.500.000 votanti, di cui 2.500.000 analfabeti.
Sicuro della vittoria il sindaco uscente lancia una sfida al novello rivale; scommette che avrà tanti proseliti da potersi permettere di far eleggere a consigliere comunale il…. più ignorante della città.
A tal fine inserisce nelle sue liste il facchino analfabeta Evangelista Carnevale. Tale Carnevale è parente del patriarca Antonio Monaco che da anni conduce, in qualità di colono, il fondo rustico “La Starza” che unitamente all’omonimo villino è proprietà della nobile Famiglia Ferraro.
L’avvocato Guido Ferraro, tra i protagonista della vita mondana e sportiva della Pozzuoli inizio novecento, è anche attento osservatore delle vicende politiche del capoluogo flegreo. Spesso narrerà questo episodio al figlio Ammiraglio Renato Ferraro che lo ha poi raccontato allo scrivente con preghiera di non divulgarlo. Dovere non mantenuto per la curiosità che suscita questa ghiotta notizia.
Avvocato Guido Ferraro



Alla chiusura della campagna elettorale Grobert tiene un comizio alla presenza di una folla che non si è mai vista per nessun avvenimento; con la sua oratoria aggressiva infiamma i cuori dei seguaci.

I risultati gli danno ragione, è un successo strepitoso e la lista di Grobert, col sistema maggioritario, ottiene 24 seggi su 30 e l’amministrazione che ne scaturisce è da considerare la prima veramente democratica.
Queste elezioni puteolane ottengono due citazioni sulla famosa e diffusa “Domenica del Corriere”. Nella prima viene riportato il dott. Carlo Grobert che con i suoi 23 anni risulta essere il sindaco più giovane d’Italia.
Nella seconda viene segnalato e raffigurato Evangelista Carnevale, definito “facchino pubblico ed autentico analfabeta, eletto consigliere comunale a Pozzuoli, città di 30.000 anime capoluogo di circondario”.
Entrambe queste notizie sono riportate come “sorprese” scaturite dal suffragio universale allargato.
Quell’indimenticabile 1914 vede non solo tanti volti nuovi sugli scranni del Consiglio Comunale, ma segna il confine tra un’era storica ed un’altra. Purtroppo il 2 luglio 1917 l’Amministrazione Grobert è sciolta in seguito ad una campagna denigratoria ed infondata su cui fa leva l’onorevole Antonio Scialoja il quale teme che il primo cittadino possa mettere in discussione il suo mandato parlamentare nel collegio.
Il sindaco, nonostante le resistenze della burocrazia legata al passato ed agli eventi bellici in corso, nel breve periodo che opera porta a soluzione molti problemi e ne avvia altri su questa strada, come la costruzione di case popolari e di nuove scuole.

Il sindaco, nonostante le resistenze della burocrazia legata al passato ed agli eventi bellici in corso, nel breve periodo che opera porta a soluzione molti problemi e ne avvia altri su questa strada, come la costruzione di case popolari e di nuove scuole.
 All’atto dello scioglimento dell’amministrazione, che è affidata in commissariamento al Duca Niutta, il giovane Carlo Grobert è inviato al fronte ed egli, ardente interventista e ansioso di compiere il suo dovere verso la Patria, è lieto di partire. Non altrettanto lo sono i puteolani che con sempre più larghe e numerose  manifestazioni, nonostante i divieti in atto per le leggi di guerra, ne richiedono il ritorno dal fronte.
Duca Giovanni Niutta

Alla fine del 1918 termina la guerra ed alle elezioni del 1920 la nuova lista social-riformista di Grobert vince quest’altra tornata elettorale conquistando, personalmente, anche il seggio nel consiglio provinciale. Ma la crisi del dopoguerra non rende facile l’attività di questa amministrazione che si trova a combattere sia la l’incombente disoccupazione causata dalla chiusura dell’Armstrong sia la crescente avanzata del fascismo.
Al ritorno dalla marcia su Roma un manipolo di camicie nere, aizzate dagli avversari storici di Grobert, assaltano il Comune costringendo l’Amministrazione all’abbandono della gestione pubblica.
Ben presto il fascismo si trasforma in dittatura e Carlo Grobert, pur non rinunciando ai suoi ideali, è costretto a lasciare la politica attiva ed a tuffarsi nella sua professione d’avvocato con studio presso la stessa abitazione di Napoli in via Santa Lucia.
Con i violenti bombardamenti dell’estate 1943 è indotto a trovare rifugio, quale sfollato, nella natia Tricarico dove inizia ad esercitare la sua attività di legale. Dopo l’armistizio del settembre 1943 riprende la politica attiva aderendo al Partito d’Azione ed il 1° marzo 1944 il Prefetto di Matera lo nomina sindaco della cittadina lucana.
In questa primavera d’entusiasmo, con il sud che accarezza la riconquistata libertà ed il nord ancora sotto occupazione tedesca, si decide di celebrare a Tricarico la festa del Primo Maggio, la prima Festa dei Lavoratori dopo la nefasta parentesi fascista, con un comizio pubblico. Al comizio intervengono tre autentici paladini democratici che per combinazione si trovano riuniti nella cittadina lucana.
-      Per il partito socialista prende la parola il poeta, scrittore e politico Rocco Scotellaro; di umili origini e nativo di Tricarico di cui sarà eletto sindaco nel 1946. 
-      Per il partito comunista Abdon Alinovi il cui nonno, garibaldino di origini parmensi, dopo l’impresa dei Mille si è fermato ad Eboli come il Cristo di letteraria memoria. Alinovi, vincitore di concorso per Cancelliere, raggiunge nel settembre 1943 la Pretura di Tricarico sede della sua carica.
-      Per il Partito d’Azione il sindaco avvocato Carlo Grobert ormai amalgamato in sodalizio politico con i primi due.
Gli oratori non dispongono di un microfono; nessun problema per il sindaco Grobert, uomo corpulento dalla voce tuonante, e per Alinovi che riesce a farsi sentire. Ma solo chi si avvicina alla scalinata della cappella di San Pancrazio riesce ad ascoltare qualche scampolo del comizio di Rocco Scotellaro.
Grobert esercita l’incarico di sindaco sino al 25 aprile del 1945 quando lascia Tricarico improvvisamente. Voci incontrollate riferiscono che è stato nominato prefetto di Latina, altre lo danno in Romagna; in effetti ricompare a Pozzuoli dove tenta di ritornare sulla scena politica locale con il Partito d’Azione.
Nel gennaio 1946, causa divisione interne al partito azionista, ritorna tra le file del Partito Repubblicano che lo candida alle elezioni del 1946. Qui sfiora per pochi voti l’elezione alla Costituente e, grazie anche al suo apporto, Pozzuoli supera il 40 per cento nei consensi alla forma repubblicana con il referendum istituzionale.
Purtroppo in questa tornata elettorale Grobert è varie volte aggredito da “mazzieri” monarchici; pertanto abbandona Pozzuoli e si trasferisce in Romagna nonostante tutti i tentativi di trattenerlo.
Grobert continua la militanza nelle file del Partito Repubblicano, anche se presentato senza successo alle successive elezioni politiche, ed infine aderisce al movimento “Nuova Repubblica” di Pacciardi che auspica una repubblica presidenziale. L’attività politica di Carlo Grobert si conclude solamente con la sua morte avvenuta a Ravenna nel 1974.
Giuseppe Peluso
BIBLIOGRAFIA
Antonio Alosco - Il partito d'azione nel Regno del Sud
Giuseppe Settembrino – I verbali della sezione PSIUP di Tricarico
www.brigantaggio.net - Storia politica di Pozzuoli dopo l'Unità d'Italia
www.prodel.itPrimo maggio 1944 – Comizio di Rocco Scotellaro
Gianni Race – Pozzuoli/Carlo Grobert

lunedì 1 settembre 2014

Charles Babbage



 
 “La più notevole costruzione sulla faccia della terra”
Così Charles Babbage definisce il Tempio di Serapide
nel 1828
“Da Pozzuoli al Mondo!”
Con questa breve espressione Charles Babbage, un profeta del futuro, racchiude gran parte del programma di ricerca intrapreso dalla moderna geologia.
Nato a Walworth il 26 dicembre del 1791, e morto a Londra il 16 ottobre 1871, Charles Babbage si laurea a Cambridge nel 1814 e nello stesso anno sposa Georgiana Whitmore con la quale genera otto figli di cui solo tre raggiungono l’età adulta. Lady Georgiana muore nel 1827.
Babbage è un matematico, filosofo, scienziato, crittografo, economista, inventore di grandi e piccole utilità; dal calcolatore programmabile alla tariffa postale unica. Nel mondo dell'informatica è conosciuto grazie alle sue macchine progenitrici dei moderni computer.
Della sua prima idea, l’Analytical Engine (la Macchina Analitica), ne stende il solo progetto; della seconda, la Difference Engine (la Macchina delle Differenze), ne realizza un prototipo, anche se imperfetto.
Nel 1991 viene completata, lavorando a partire dai suoi studi originali e seguendo gli standard disponibili nel XIX secolo, una macchina differenziale perfettamente funzionante; questo ci dimostra che il congegno di Babbage avrebbe potuto funzionare.


Ricostruzione della Babbage Difference Engine
Babbage non è soltanto un importante scienziato, ma anche un genio bizzarro e un viaggiatore curioso e instancabile che gira per le capitali europee per prendere contatto con i matematici locali e tenersi aggiornato sulle principali invenzioni scientifiche e sugli sviluppi dei processi di industrializzazione nei vari paesi.
Nel 1828, mentre si trova in visita a Napoli, si fa calare legato ad una corda all’interno del cono del Vesuvio. Il suo desiderio di poter osservare da vicino la composizione della lava rischia però di costargli molto caro, visto che dopo una decina di minuti viene riportato alla sommità mezzo svenuto e con i vestiti bruciacchiati. Tale curioso episodio mette efficacemente in evidenza la complessa e variegata personalità di Babbage.
 Nel 1828 visita il "Tempio di Serapide" di Pozzuoli e l’osservazione dei segni del bradisismo su di esso lo porta a considerare l'esistenza di forze in grado di alterare la posizione di terra e mare, operanti anche in altri ambiti e su scala globale. Deduzione che praticamente nello stesso periodo fa anche Charles Lyell il quale visita lo stesso tempio nello stesso anno.
Lyell trova il fenomeno talmente significativo, nell'ottica della teoria dell'uniformitarismo (la quale teoria afferma che ieri, come oggi, le stesse cause comportano gli stessi effetti), da spingerlo a scegliere l'immagine delle tre colonne del tempio per il frontespizio del “Principles of Geology”; libro a cui sta già lavorando.
Il “Tempio di Serapide” come appare sul frontespizio della prima edizione (1830) dei Principles of Geology
di Lyell. Alcune edizioni successive omettono la figura del filosofo sulla sinistra.
Motivo d’orgoglio, per noi puteolani, è sapere che la stessa immagine è riportata anche sulla “Lyell Medal”; premio istituito nel 1873 dalla “Geological Society” di Londra per onorare la memoria dello scienziato.
 La medaglia premio “Lyell Medal”
Charles Babbage presenta alla “Geological Society” di Londra un suo opuscolo, con calcoli molto dettagliati, che è una relazione di ragionamento “lyelliano”. Non fu pubblicato fino al 1847 e viene da chiedersi quale sorta di inibizione induce Babbage a ritardare di quasi vent’anni la stampa delle sue osservazioni che ne avrebbero fatto l’iniziatore del ragionamento “uniformitarianistico”. Pertanto la paternità di queste analisi resta, per molti anni, attribuita a Lyell che, come visto, le illustra nel 1830 nel citato suo capolavoro.
 La relazione scritta da Babbage si intitola:
“Observations on the temple of Serapis, at Pozzuoli, near Naples, with an attempt to explain the causes of the frequent elevation and depression of large portion of the earth’s surface in remote periods. And to prove that those causes continue in action. With a supplement. Conjectures on the Physical condition of the surface of the moon.


In questo opuscolo dal lunghissimo titolo, che stampa a sue spese, la curiosità dello scienziato non si ferma a cercare di spiegare il fenomeno del bradisismo ma arriva ad estrapolarne gli effetti sino alla luna.
Secondo la sua opinione il Tempio di Serapide di Pozzuoli è “la più notevole costruzione sulla faccia della terra” e così continua: “Questo era stato chiaramente costruito al livello o sopra il Mediterraneo. Esiste una incontrovertibile evidenza che questo si sia abbassato sotto l’attuale livello del mare, almeno 25 piedi; che questo è rimasto lì durante molti anni; che poi è gradualmente ritornato su, probabilmente al suo livello originario, e che durante gli ultimi venti anni è di nuovo scivolato lentamente verso il basso. Il risultato di questa perizia mi condusse negli anni seguenti a spiegare i vari innalzamenti e depressioni di parte della superficie della terra, in diversi periodi di tempo, con una teoria che ho chiamato la teoria delle superfici isotermiche terrestri.
Non penso che l’importanza di tale teoria sia stata ben compresa dai geologi, che non sono ancora abbastanza a conoscenza della scienza della fisica.
Riflettendo sulle cause che hanno prodotto i cambiamenti del livello terrestre nelle zone limitrofe a Pozzuoli, ero indotto a considerare se non si potessero estendere ad altri casi, e se non vi fossero altre cause naturali, che esercitano costantemente la loro influenza, le quali, in concorso con le proprietà note della materia, devono necessariamente produrre alterazioni nel mare e nella terra, quei sollevamenti di continenti e montagne, e quei grandi cicli dei quali la geologia ci offre prove così incontrovertibili.”
L’aspetto più interessante e più originale del lavoro di Babbage è dunque l’interpretazione teorica che propone per i fenomeni osservati. Egli attribuisce tali fenomeni a locali variazioni di quota del suolo flegreo. Secondo l’autore la causa delle variazioni di altezza del “Tempio” è da ricercarsi nell’azione del calore sprigionato dal sottosuolo vulcanico.
Babbage ritiene che sia molto difficile, in mancanza di dati sufficienti, determinare come il calore possa produrre gli effetti osservati, tuttavia propone tre diversi meccanismi possibili che risultano di estremo interesse per la loro modernità.
-      Un primo meccanismo presuppone l’esistenza in profondità di un vasto serbatoio di lava fusa contenuto dalla pressione delle rocce sovrastanti. Un rifornimento di nuovo materiale o un aumento di calore potrebbe, secondo l’autore, accrescere la “forza espansiva” del sistema.
-      Un secondo meccanismo potrebbe essere legato alla eventuale esistenza nel sottosuolo flegreo di “cavità” contenenti acqua o altri gas condensati in condizione di forte riscaldamento. Un aumento o una diminuzione di calore dovuti a cause vulcaniche potrebbe comportare un aumento o una diminuzione della “elasticità” di questi fluidi causando così un’elevazione o una subsidenza degli strati sovrastanti.
-      Il terzo meccanismo proposto da Babbage è basato sul principio che gli strati solidi presenti al di sotto del “Tempio di Serapide” possano espandersi per somministrazione di calore o contrarsi per sottrazione di calore. Fratturazione delle rocce, terremoti ed elevazione e depressione della superficie topografica sarebbero gli effetti dell’attività di questi processi.
 Dai suoi calcoli ottiene che, se gli strati al di sotto del “Tempio di Serapide” si fossero comportati come un’arenaria, un aumento di temperatura di 100° Fahrenheit per uno spessore di cinque miglia avrebbe causato un cambiamento di livello di 25 piedi; maggiore quindi di quello che sarebbe bastato a spiegare i fenomeni osservati.
Babbage ritiene che l’ultimo meccanismo sia quello che meglio si presta a spiegare i fenomeni dell’area flegrea, mentre ipotizza che i primi due possano essere in parte utili a spiegare altri fenomeni geologici di più ampie proporzioni come il sollevamento dei continenti e delle catene montuose o il succedersi dei grandi cicli geologici.
E’ questa la prima volta che ci si serve sistematicamente degli strumenti concettuali della fisica e della matematica per mostrare come si formino le montagne e dare spiegazione coerente ai fenomeni dei Campi Flegrei.

Ma le teorie di Babbage sono considerate da numerosi suoi colleghi alla pari di semplici stravaganze e vengono rivalutate solo in seguito, in particolare dopo che l’astronomo tedesco Giovanni Herschel giunge alle medesime conclusioni.
Insomma Charles Babbage, scienziato, viaggiatore e genio curioso e quanto mai bizzarro, nonostante la diffidenza di parte del mondo scientifico e delle autorità governative inglesi del tempo è il primo ad ipotizzare che non sia il mare a mutare il suo livello ma la terra stessa. Da questo ragionamento scaturisce la teoria dell’innalzamento delle catene montuose e della formazione dei continenti; teoria oggi consolidata ma non dimentichiamo che essa nasce dalla fervida sintesi iniziale: di Babbage: “Da Pozzuoli al mondo!”

 Peluso Giuseppe


BIBLIOGRAFIA

Flora Giudicepietro e Luca D’Auria - Storia del dibattito scientifico sul Serapeo di Pozzuoli

Su e Giù - Terra

Andrea Villa - Le ricerche scientifiche in Campania di Charles Babbage

Luca Ciancio – Le Colonne del Tempo

lunedì 7 luglio 2014

Enzo Oriani


Enzo Oriani

Un nostro eroe da non dimenticare



Tutti conosciamo la strada che dalla Domiziana conduce alla stazione della metropolitana di Pozzuoli e tutti ricordiamo d’averla spesso percorsa velocemente nella speranza di non perdere il treno che ha appena fischiato.
Ma non tutti sappiamo che questa strada è dedicata a Enzo Oriani e ancor meno tra noi hanno notizia di chi fosse questo nostro conterraneo.
 
Vincenzo Oriani Nasce a Pozzuoli il 5 ottobre del 1894 ed è figlio di Domenico e di Caterina de Fraia. L’avvocato e cavaliere del Regno Domenico è un esponente della nota e illustre Famiglia puteolana e tra i suoi figli, oltre Enzo, ricordiamo Alfredo, Gino, Gigetto ed Odoacre che coprirà la carica di Sindaco di Pozzuoli dal 1924 al 1926.

 Enzo arriva ad iscriversi al secondo anno della facoltà di legge che abbandona nel 1916 perché sente forte il richiamo della Patria in guerra.

Dopo un veloce addestramento basico entra alla Scuola Militare di Caserta uscendone il 17 marzo 1917 con il grado di “aspirante”, ovvero “sottotenente”.
Raggiunge il suo reggimento, il 138° di Fanteria della Brigata “Barletta” che ha sede presso il deposito del 29° Fanteria “Pisa” a Potenza, ed il 2 aprile, pieno di “santo entusiasmo” parte per il fronte.

 La brigata è stata costituita a Barletta nel marzo 1915 con i Reggimenti dipendenti 137° e 138° ed allo scoppia della Grande Guerra, nel maggio 1915, è inviata al confine orientale per fronteggiare l’Impero Austro-ungarico.
Dopo l’arrivo al fronte, e fino al 10 maggio, la brigata alterna turni di linea e di riposo; mantenendo la sua consueta attività aggressiva con frequenti colpi di mano. L'11 maggio, prima che abbia ultimato il consueto suo turno di riposo, è richiamata in linea per partecipare all'azione iniziata dalla 21a e 22a divisione. Viene così schierata, durante la 10° battaglia dell'Isonzo svoltasi dal 12 Maggio al 3 Giugno, di fronte al borgo di Castagnevizza. Un paese del Carso allora appartenente all’impero Asburgo ed ora inserito nella Repubblica Slovena, ma vicino al confine con l'Italia.
Il giorno 15 un gruppo di arditi del 138° occupa di sorpresa il posto nemico detto "delle coperte" catturando il presidio. Il 23, intensificatasi l'azione, i fanti della "Barletta" scattano dalla posizione di attesa e, superate le antistanti trincee avversarie, raggiungono e sorpassano il caseggiato di Castagnevizza che per poche ore è conquistato dagli italiani.
Così racconta Arnaldo Calori nel suo diario “L’ora K”:
“Il tramonto illumina il colle di Castagnevizza che abbiamo di fronte. Ma Castagnevizza non c’è più. C’era quando vi giungemmo dopo l’avanzata, poi le nostre batterie la demolirono rapidamente, casa per casa, muro per muro, mattone per mattone e del pietrisco fecer una polvere rossa che stava a indicare il luogo dove sorgeva il paese.”
Il giorno dopo un violento contrattacco nemico, ed il mancato appoggio delle unità laterali, obbligano le valorose truppe a ripiegare sulle posizioni di partenza.
Il fatto d’armi è menzionato anche dal Generale Cadorna nel “Bollettino di Guerra n. 731 del 25 maggio 1917, ore 16”:
“Da Castagnavizza al Frigido, violenti controattacchi nemici tentarono di alleggerire la nostra pressione nel settore rneridionale del Cars; fallirono tutti per la salda resistenza delle nostre truppe e specialmente delle fanterie della brigata Barletta, 137° e 138° reggimento.”
 Enzo Oriani, nelle ore pomeridiane del 23 maggio 1917 dopo appena 50 giorni del suo arrivo al fronte, avanza impavido alla testa del suo plotone. Supera le trincee nemiche, giunge ai piedi del borgo e subito dopo è visto cadere con la fronte rivolta al nemico.



Il Tenente Colonnello Carlo Siffredi, Comandante del 138° Reggimento, invia un telegramma al Regio Commissario del Comune di Pozzuoli, il Duca Niutta, con il seguente testo:
 
“Pregasi comunicare all’Ill.mo Sig. Avv. Domenico Oriani che, dopo diligenti indagini praticate dal Comando del Reggimento, si è potuto accertare che il figlio cadde da prode il 23 maggio e di rinnovare alla Famiglia l’espressione del vivissimo compianto di tutti i compagni d’arme.”
 Il Duca, nel suo messaggio all’affranto capofamiglia, aggiunge:
“Nell’adempiere al pietoso ufficio mi è grato manifestarle a nome della città, che ora ho l’onore di rappresentare, l’espressione del più sincero rammarico per la perdita da lei subita ed il sentimento di viva ammirazione dell’eroismo di cui il compianto suo figlio ha dato luminosa prova per la grandezza della Patria. Ed accolga pure le mie personali e vice condoglianze.”
Semplice e commovente il ricordo della Famiglia:
“La tua casa è deserta, coloro che ti diedero la vita vi si aggirano muti, assorti nella visione dell’ultimo tuo bacio. Ritta sulla soglia, la mamma tua pare che ti attenda ansiosa. Ma tu più non tornerai! Tu sei lassù in alto, dove ti ha condotto l’amore per la Patria Grande! Ed i tuoi genitori che idolatravi ti sentono nell’aria che respirano, nei fiori che auliscono, nella luce che splende!”


L’Università di Napoli, in data 15 luglio 1917 gli conferisce la laurea “ad honorem” e la città di Pozzuoli, non insensibile a così nobile sacrificio, gli dedica sia la strada che conduce alla nuova stazione ferroviaria della “direttissima” Roma-Napoli sia il piazzale stesso dello scalo.

Per volontà della Famiglia il 6 settembre del 1923 la salma torna a Pozzuoli, dai campi di battaglia, per essere inumata nella tomba dei suoi avi. In questa occasione, presso la chiesa di San Vincenzo, vengono celebrati solenni funerali che vedono la partecipazione di familiari, autorità e popolo commosso.






Negli anni trenta il Comune di Pozzuoli gli intitola la scuola elementare del borgo agricolo di Licola costruito dall’O.N.C. (Opera Nazionale Combattenti). Da quest’atto emerge chiara l'opera di propaganda che il fascismo affida alla scuola, con l'esaltazione della guerra e dei racconti eroici di reduci e caduti del '15-'18. E questo è tanto più significativo per il plesso scolastico di Licola che rappresenta un tipico esempio di scuola “rurale” costituita durante il regime.

La “Prima Guerra Mondiale” è anche ricordata come “Quarta Guerra d’Indipendenza”, ultimo atto del Risorgimento Italiano. Per questo motivo il ricordo di Enzo Oriani è tramandato ai posteri dal “Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano”, presso il Vittoriano di Roma, da cui ho attinto gli eroici atti.
Durante le fasi dell'occupazione di Castagnevizza del il 23 e 24 maggio 1917 il solo 138° Reggimento Fanteria “Barletta” rimpiange 117 morti, 769 feriti e 658 dispersi. Per questo combattimento la bandiera del Reggimento guadagna la Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:
“Con impeto travolgente e generoso tributo di sangue, espugnò fortissime linee e capisaldi avversari e, sebbene quasi isolato, vi si mantenne, sotto la furia di bombardamenti micidiali, animosamente rigettando gli ostinati ritorni offensivi dell'avversario (Castagnevizza, 1-2 novembre 1916). Le sue mirabili virtù militari confermava nei successivi combattimenti del 23-24 maggio 1917."
Per tali episodi la Festa del 138° Reggimento resta per sempre fissata al 23 maggio di ogni anno a perenne ricordo di quella dolorosa ma gloriosa giornata del lontano 1917 che vide il sacrificio del puteolano Enzo Oriani.

Giuseppe Peluso

P.S. - Un grazie al dott. Sergio Causa per foto e notizie fornite