UNA VELA NERA PERCORRE IL GOLFO DI POZZUOLI
Egeo, il mitologico re di Atene, preso dalla
gelosia uccide Androgeo, figlio di Minosse re di Creta, che lo ha battuto in
varie gare. Minosse, infuriato, gli dichiara guerra ma poi gli offre la pace a
patto che ogni anno invii a Creta sette giovani uomini e sette giovane donne da
offrire in sacrifico al mostro Minotauro. Tutto questo dura fino a che Teseo,
figlio di Egeo, si reca a Creta dove, con l’aiuto di Arianna figlia di Minosse,
riesce ad uccidere l’essere mostruoso che ha il corpo di uomo e la testa di
Toro.
Egeo ha raccomandato al figlio, nel caso
abbia sconfitto il Minotauro, di issare la vela bianca, al posto di quella
nera, alla sua partenza da Creta. Ma una tempesta riduce la vela in brandelli e
Teseo è costretto a rimettere la vela nera; quando il padre Egeo, dall’alto
della rupe, scorge la nera vela si getta in quel mare cha così prende il suo
nome.
La greca Pozzuoli conserva tradizioni della
sua antica origine e per secoli ha inviato i propri figli su lontani lidi
mediterranei dove, con sacrifici, hanno effettuato lunghe campagne di pesca.
Alla partenza le barche, doppiato i ruderi dell’antico molo e prima di prendere
definitivamente il largo, ritornano nei pressi della chiesetta dei pescatori
dove con l’acqua, presa dal mare che la circonda, bagnano per augurio i loro
legni e le loro reti nel mentre le campane dell’Assunta suonano a festa.
La stessa scena si ripete al ritorno delle
barche, appena qualche scugnizzo le vede sbucare dietro capo Miseno. Ma se
appare una vela nera issata le campane iniziano un mesto e lento rintocco; è
questo il triste annuncio della morte di un pescatore.
Nella notte del 17 maggio 1955 scompaiono tre
giovanissimi marinai di Pozzuoli che si trovano a Livorno per una campagna di
pesca. Sono Mario Di Fraia di 26 anni, Benito Di Mauro di 18 e Luigi Greco di
16. Sono tra loro parenti e con il motopeschereccio “Sant’Antonio” hanno
cercato di raggiungere le secche della Meloria ove avrebbero calato le reti e
trascorso la notte pescando; per poi rientrare il mattino seguente.
Per tutta la giornata del 18 si attende
invano che i tre giovani rientrino in porto ed a sera gli altri pescatori,
anche per il forte libeccio ed il mare molto agitato, informano la capitaneria
di porto della loro assenza. Fonogrammi partono immediatamente verso tutti i
porticcioli dell’alto Tirreno, ma non arrivano notizie; da Livorno salpano
alcune motovedette in direzione della Meloria. Le ricerche sono interrotte per
il sopraggiungere della notte nel mentre amici e familiari restano sul
lungomare in angosciosa attesa.
Si spera che i giovani possano essere
approdati presso qualche scoglio per mettersi al riparo dalla tempesta; ma
all'alba tali speranze crollano perché un pescatore, presso l'insenatura
dell'Ardenza, scorge tra i flutti alcuni relitti d'imbarcazione. Si appura in
seguito che i rottami appartengono ad una motobarca e i familiari dei tre
scomparsi riconoscono in quelle tavole i pezzi del “Sant'Antonio”.
A Pozzuoli, dove è giunta la triste notizia,
i pescatori tutti si raccolgono in preghiera presso la chiesetta della darsena
e in segno di lutto una loro barca, che innalza una grande vela nera, inizia a
muoversi nelle acque del golfo flegreo. L’intento è quello di manifestare il
lutto della comunità locale e di pregare la Madonna Assunta affinché il mare
possa restituire i corpi dei giovani e dare loro degna sepoltura.
Dopo una settimana di infruttuose ricerche e
di invocazioni, i corpi riemergono sulle coste della Toscana; sono riportati
alla natia Pozzuoli e adagiati nel “valjone”, la vecchia darsena dei pescatori.
Sono tutti e tre ricoperti da un’unica grande
vela di tela bianca.
Maria Panetti Petrarca, scrittrice e poetessa
puteolana, dal balcone della sua casa ha per giorni mestamente osservato la
silenziosa navigazione della grande e tenebrosa vela; tale scenario ispira in
lei i versi di una commovente poesia che intitola “La Vela Nera”.
“…vela che vai pe’ mar, trova ste marenare,
tre mamme s’o’ straziate…”
Pubblicato sul
giornale “Segni dei Tempi” di maggio 2025
GIUSPPE PELUSO




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