lunedì 19 giugno 2023

Furlone sequestrato

 


Il Furlone sequestrato dal Capitolo Diocesano

 Nel 1775 il canonico Raffaele Ragnisco, rettore del Capitolo Diocesano, chiede alla “Regia Corte di Giustizia” di Pozzuoli il sequestro di un “furlone”.

Il canonico Raffaele appartiene alla nota e nobile Famiglia dei Ragnisco che tanto lustro ha dato alla città di Pozzuoli con ecclesiastici, avvocati, notai, politici, fino a Pietro, storico italiano della filosofia (Pozzuoli 1839 - Roma 1920), professore nelle università di Palermo, Padova e Roma; socio nazionale dei Lincei (1913).

Sue opere principali: Storia critica delle categorie dai primordi della filosofia greca fino a Hegel (1871); Il principio di contraddizione (1883).

Ha pubblicato studî su Kant, Schopenhauer, N. Vernia, G. Zabarella, ecc..

Il capitolo, o collegio, nella Chiesa Cattolica è un'assemblea di presbiteri o di religiosi dotata di personalità giuridica e di autorità normativa. Esso è si riunisce nella Cattedrale di una Diocesi ed è un soggetto autonomo nelle decisioni che riguardano i suoi membri. Per questo motivo solo chi ne fa parte può intervenire nelle votazioni e nei dibattiti.

Il “furlone”, in corretto italiano “frullone”, è una macchina utile a separare la farina dalla crusca. Per i piccoli quantitativi è utilizzato un semplice setaccio, ma questo arnese non si adatta alla lavorazione di grossi volumi e pertanto il “frullone” sovviene in aiuto di molitori e commercianti.

Singolare il fatto che il “frullone” sia l’emblema dell’Accademia delle Crusca, cernere ed estrarre il fiore dalla farina significa distinguere la buona dalla cattiva lingua!

La funzione dello strumento richiama gli scopi del sodalizio; l’Accademia estrae la sostanza più pura dalla tradizione letteraria, così come fa l’utensile che setaccia la materia grezza uscita dalle macine per rilasciare la farina.

L’insegna del “frullone” troverà nel 1590 la sua versione definitiva, dopo accese discussioni, con l’aggiunta della frase ispirata da Petrarca:

«il più bel fiore ne coglie».

Incuriosito dalla iniziale richiesta del sequestro di questo arnese, come riportato dall’inventario della Diocesi di Pozzuoli pubblicato sulla pagina dei “Beni Culturali della Campania”, ho cercato ulteriori notizie apprendendo solo poche altre novità.

La richiesta del Capitolo è dovuta al mancato pagamento del fitto di casa da parte di un certo Pasquale Grande.

Il Grande occupa una casa di proprietà della Mensa Vescovile, che ne possiede moltissime sia al Rione Terra che giù al borgo; moltissime poi le masserie, di sua proprietà concesse in enfiteusi a coloni in cambio di un “estaglio” annuale, sparse in tutti i Campi Flegrei.

Ricordo che la “Mensa Vescovile” è l'insieme dei beni a disposizione di una Diocesi cattolica per garantire una rendita sufficiente al mantenimento del vescovo, della sua residenza, e della intera Curia Diocesana.

Purtroppo per il “Capitolo Diocesano” Pasquale Grande è fuggito a Civitavecchia, probabilmente con l’aiuto di qualche pescatore amico, portando con sé tutto quanto possa essere di valore.

Il Rettore Raffaele Ragnisco, a nome del Capitolo che rappresenta, intima alla di lui moglie Elena Zuppariello il pagamento dei cinque ducati dovuti per il fitto maturato.

La povera Elena, forse anche abbandonata dal legittimo coniuge, non ha questa somma e don Raffaele, con il suo consenso, chiede alla citata Regia Corte il sequestro dell’unico oggetto ritrovato nella casa di Pasquale Grande:

“un furlone per uso di cernere farina”.

 


1775 – Indice 200-20-38 e Indice 305-30-65

 

Giuseppe Peluso – giugno 2023


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