lunedì 19 aprile 2021

Lido di Napoli e spiaggia di Lucrino

 



AVERNO – LUCRINO – ARCO FELICE

IL PROGETTO DI ANGELO CRIPPA PER LUCRINO

Il nuovo Lido di Napoli e la Città Giardino in stile Liberty

 

Nel precedente trafiletto abbiamo visto come nella seconda metà degli anni dieci, del novecento, il triangolo Arco Felice – Lucrino – Averno sia miracolosamente scampato al deturpante e invasivo progetto di Carlo Enrietti. Questo ingegnere intendeva trasformare l’intera zona in porto commerciale, cantieri navali ed area industriale facendo affidamento sulle sovvenzioni statali previste nel corso della Grande Guerra.

Un decennio dopo, nella seconda metà degli anni venti, lo stesso territorio è sottoposto ad un nuovo disegno che pur si presta ad attacchi speculativi.

Questa volta è il Comune di Pozzuoli a sollecitare un nuovo progetto inserito nel più vasto piano regolatore con cui s’intende trasformare il volto della cittadina ancora racchiusa nei limiti medioevali e vicereali.

L’incarico è affidato all’architetto Angelo Crippa con il preciso compito di trasformare la plaga Averno – Lucrino – Arco Felice in un immenso lido e città giardino dove poter trascorrere le vacanze godendo delle bellezze naturali, delle acque termali e delle protette spiagge che la natura ha donato.

Tutte le strutture sono pensate per essere facilmente raggiungibili da Napoli e per questo motivo l’intero programma è lanciato come:

“Il Lido di Napoli alla Spiaggia di Lucrino” [1].

 


Anche in questo caso, prima di esporre il vero e proprio progetto, sarà opportuno spendere due righe su Angelo Crippa.

Nato a Varallo Sesia nel 1882, e morto a Genova nel 1970, è stato un architetto che ha sviluppato un suo particolare stile ornamentale, seppure ispirato al Liberty. Dal 1910 al 1960 la sua produzione spazia dai temi dell’architettura sacra e monumentale a quella edilizia economico e residenziale.

Suoi sono innumerevoli interventi a Genova come il palazzo dell’Arte, il teatro della Vittoria, i palazzi Bennè e Boerio, l’Albergo Albano e l’Istituto Gaslini [2].

 


Progetta l’arredamento dei saloni di prima classe dei transatlantici Giulio Cesare ed Augustus; il Palazzo della Sanità a Verona; gli ospedali civili di Pescara, Riccione, Rimini e Borgosesia; il Palazzo delle Assicurazioni a Biella; Villa Podrecca a Roma; Palazzo Maggioli ad Alessandria; Villa la Rocca a Novara.

Tra i progetti non realizzati ricordiamo la sistemazione del centro di Milano e il piano regolatore di Pozzuoli richiesto dai nostri amministratori.

In questa occasione entra a far parte della giuria istituita per scegliere il vincitore tra i bozzetti presentati al concorso del “Monumento ai Caduti”, poi costruito presso Porta Napoli.

Terminata la Grande Guerra lungo la bella spiaggia tra Arco Felice e Lucrino, favoriti anche dalla vicinissima Ferrovia Cumana, sorgono numerosi stabilimenti balneari tra cui ricordiamo, con il vecchio termine di “Bagno”, l’Ideale [3],



il Lucrino di Luigi Punzo [4];



poi con il più moderno termine di Lido, che negli anni trenta diventa una simbolica parola internazionale, il Sibilla [5 - Cartolina Collezione D.T. Alessi],



il Virgilio [6],



il Vittoria [7].

 


Il progetto di Crippa, per la sistemazione del “Lido di Napoli” nella zona del Lucrino, si ispira allo stile classico dei parchi e dei giardini che adornavano le antiche ville romane un tempo numerose tra Baia e Pozzuoli.

Esso, seppure tenda a un congruo sfruttamento della spiaggia, di già nel titolo prevede la conservazione integrale del lago e nessuna modifica alla esistente Ferrovia Cumana.

La curva dell’alta collina a pareti quasi perpendicolari che delimita il lago verso ponente, il dolce pendio del Monte Nuovo a levante, l’incrocio delle strade per l’Averno con quella per Baia, la linea della costa, dettano le prospettive onde ottenere armonia intorno alle meravigliose bellezze di cui la natura fu prodiga con questa terra [8].



Mantenendo fermo il criterio di disimpegnare la spiaggia dalla ferrovia e dalla provinciale per Baia, il progettista ha ideato, a fianco ad esse, una ampia strada sopraelevata in modo da creare un largo passeggio che offre un magnifico belvedere centrale che poi, come una rotonda, si inoltre nel mare ben oltre la linea del bagnasciuga. Questa andrà a spezzare la monotonia orizzontale dell’esistente provinciale che nel punto più bello, essendo più bassa della Cumana, è esclusa dalla veduta del mare [9].

 


Su questa stessa strada, nei pressi di Arco Felice, è innestata una strada turistica che salendo dolcemente verso il costone della Starza proseguirà sul tracciato di via Luciano per raggiungere Pozzuoli.

Questa nuova strada, prevista larga 18 metri e con una banchina di 4 metri per pedoni verso la veduta del golfo, offre un susseguirsi di panorami di incantevole bellezza e al centro serve come autostrada per servizi pubblici atti a collegare le spiagge di Lucrino con la stazione Direttissima di Pozzuoli.

Da rilevare che questo tratto sarà poi effettivamente realizzato, partendo dall’allora trivio di Arco Felice; non si innesterà su via Luciano, come previsto, ma sulla statale Domiziana appena costruita [10].

 


La provinciale via Miliscola, iniziando da Arco Felice [attuale quadrivio], nel progetto è previsto che sia allargata a 20 metri ed alberata; formando così un degno ingresso alla nuova cittadina balneare di Lucrino.

La prima zona della spiaggia verso Arco Felice [quella che poi ospiterà i Lido Augusto e Lido Montenuovo] è prevista che sia adibita a stabilimenti balneari intensivi economici, con cabine a più piani sopraelevati dalla spiaggia [11].

 


Un molo, che fornisce riparo ad un comodo approdo, divide questa parte dalla zona più bella della spiaggia [12]

 


Quest’ultima è riservata a stabilimenti balneari di maggiore signorilità con vasti saloni per ritrovi, caffè, ristoranti, esposizioni, ecc., con cabine isolate e spazi liberi [13].

 


Sulla strada per l’Averno, in prossimità della esistente stazione della Cumana e quindi centrale a tutto lo sviluppo edilizio della nuova cittadina, c’è un grande garage e un mercato coperto; con spacci e chioschi per vendita continua, ufficio postale e telegrafo, gabinetti di decenza [14].

 


Un viale di passeggio contorna il lago Lucrino con retrostanti giardini pubblici e parchi con fontane, sedili, ecc.; la flora decorativa, che serve pure a dare ombra, è del tipo di rapido sviluppo ma gradualmente lascerà posto a quella classica dei pini [15].

 


Altri parchi giardini con grandiosi alberghi formano un secondo scenario al lago e si spingono alle falde del monte Nuovo; nel centro del grande parco-pineta c’è una grandiosa piazza con un vasto edificio per cinematografo, saloni di ritrovo, con antistanti fontane decorative.

Sulle prime falde del monte Nuovo, al principio della via per l’Averno, con grandiosa rampa di accesso e traendo profitto della acclività del terreno, è stato ideato un teatro, rievocante la romanità, per gli spettacoli all’aperto [16].

 


Nell’angolo più tranquillo e appartato del lago, e non lontano dalla esistente cappella dedicata a San Filippo Neri, è situata l’imponente nuova chiesa [17].

 


Uno stabilimento termale, ubicato ai piedi della collina di Tritoli dove sono le “Stufe di Nerone”, sfrutta le antiche sorgenti di acque speciali che sgorgano a ponente del lago [18].

 


Un grandioso albergo prossimo alla stazione della Cumana, al porticciolo e alla spiaggia ha diretto accesso, a mezzo di una passarella, ad uno stabilimento balneare riservato al medesimo. All’albergo, il cui disegno è poi ripreso per il “Padiglione di Medicina e Clinica Pediatrica” dell’Istituto Giannina Gaslini alla fine degli anni trenta, è assegnato il nome “Sibilla”. E’ previsto che sorga dove oggi esiste l’omonimo albergo nell’attuale cosiddetta rotonda Cavani [19].

 


Nella zona più prossima agli alberghi e alla marina ci sono case con appartamenti e negozi mentre alle falde del monte Nuovo e nelle adiacenze si svolge lo sviluppo edilizio per ville e villini. Nel progetto sono tracciate solo le prime strade che potranno essere continuate tanto sul monte Nuovo quanto verso la meravigliosa conca dell’Averno [20].

 


Questa nuova città giardino la si raggiunge con un intensificato servizio della elettrificata ferrovia Cumana, con l’istituzione di signorili servizi automobilistici di raccordo con la statale ferrovia Direttissima, con un tram elettrico della linea Napoli-Pozzuoli prolungata a Lucrino, e di un sevizio marittimo di vaporetti con i porti di Napoli, Pozzuoli ed eventualmente le isole.

Tutte queste possibilità danno al Lido ed alla nuova cittadina le più rapide, migliori e continuate comunicazioni [21].

 


Nel bene, o nel male, anche questo progetto non è attuato; il Comune di Pozzuoli non ha la forza di concretizzarlo e ben pochi al Sud hanno il coraggio d’investire come fatto in contemporanea a Viareggio, Rimini, Riccione, ecc.

De Crippa resta solo qualche spunto progettuale come l’idea della città giardino ripresa nella costruzione di complessi privati quali il lido Giardino, il parco Caruso, il Parco Raja, ecc. [22].

 


E’ comunque istituito un servizio di motobarche passeggeri che nel periodo estivo collegano questa spiagge con Napoli [23];

 


la ferrovia Cumana a mezzo di due speciali convogli, ridipinti completamente di bianco, per i soli bagnanti espleta corse riservate che effettuano fermate supplementari presso le varie sale dei Lidi [24].

 


Nel contempo si intensifica la costruzione di opere previste per una clientela eletta; come il “Campo Golf Lucrino” [25 - Foto Collezione D.T. Alessi],



il fastoso “Albergo dei Cesari” [26 - Cartolina Collezione D.T. Alessi],

 


e la riservata passeggiata del lago [27].

 


Questo progetto lasci però una grande eredità, la consapevolezza, da parte dei proprietari dei numerosi stabilimenti balneari, che il Territorio in cui operano ha grandi potenzialità ed è possibile accogliere una numerosa ed affezionata Clientela di elevato livello. Ma questo si realizzerà se sarà possibile offrire un servizio migliore in grado di trattenerli nello stabilimento l’intera giornata con comodità e con l’offerta di servizi diversificai.

E’ così che, sotto la guida illuminata del poliedrico Gigi Punto proprietario del “Bagno Lucrino”, si riuniscono in cooperativa formando una grande nuova società per la gestione del grandioso stabilimento che, giustamente, riprende il nome di “Lido di Napoli” [28].

 


Sarà un grandioso successo, che ancora continua nei ricordi di milioni di bagnanti, e non mancherà occasione per raccontare la sua Storia e tutte le Emozioni che ha donato.

 

 P.S.

Nelle immagini colorate del progetto, a suo tempo postate su Facebook dall'amico Alfonso Guglielmotti, al centro del Lago Lucrino si nota un grande Padiglione che l'architetto Crippa non ha descritto e non ha riportato negli altri suoi disegni prospettici e planimetrici.


CREDITI

Aveta A. - Temporalità dei paesaggi tra memoria e immagine

Crippa A. – Progetto del Nuovo Lido di Napoli

Avanzino A. – Giuseppe Crosa di Vergagna

AA.VV. – Angelo Crippa - Wikipedia

 

 

GIUSEPPE PELUSO – APRILE 2021


martedì 13 aprile 2021

Porto Canale del Lago di Averno

 


AVERNO – LUCRINO – ARCO FELICE

IL PROGETTO DI CARLO ENRIETTI

Il porto canale tra il mare e i laghi d’Averno e Lucrino

 

Sia l’amico Vincenzo Gaudino, nella sua pagina “Misteri Flegrei” che il compianto Raffaele Giamminelli, in una famosa sua lettera denuncia dell’aprile 2007, hanno accennato a questo programma che fortunatamente non ebbe seguito.

Giamminelli lo definì:

“Un progetto nefasto per i Campi Flegrei, quello tentato nel 1918 dal faccendiere Carlo Enrietti che, mediante una poco pulita convenzione con lo Stato, distruggeva tutto il golfo di Pozzuoli e la mitica costa con imponenti opere portuali. Per fortuna, grazie ad un gruppo di autorevoli “pozzolani”, tra i quali lo storico Raimondo Annecchino e il senatore a vita Vincenzo Cosenza, la speculazione fu sventata.”

Ma di che progetto si tratta e chi era Enrietti?.

 

Iniziamo da quest’ultimo di cui, nonostante assidue ricerche, ben poco ci è dato conoscere.

Carlo Enrietti, fu Giuseppe, è un ingegnere nato a Torino che nel tempo vediamo insignito dei titoli di Cavaliere, di Ufficiale, di Commendatore ed infine di Grande Ufficiale; tutti appartenenti all’Ordine della Corona d’Italia.

Ad inizio novecento lo troviamo residente a Roma intento a creare “società anonime” con le quali gestire le sue “creazioni”, ovvero grandi opere pubbliche, oggi definite infrastrutture, che lui stesso ha provveduto a concepire.

Esemplare, a tal proposito, il suo progetto della “Ferrovia Treviso-Ostiglia”; esso comprende tracciato, opere d’arte e loro caratteristiche tecniche, metratura dei ponti e dei cavalcavia da realizzare ex-novo.

Dopo l’approvazione del progetto definitivo, al costo stimato per l’intera opera di £ 51.350.000, 35 l’ing. Enrietti crea una apposita società con la quale gestire la concessione e l’esercizio della ferrovia.

Altro progetto ferroviario è presentato al Governo Italiano e al Comune di Napoli nell’aprile del 1911. Enrietti pensa a una tratta ferroviaria sotterranea che faccia di Napoli la prima città d’Italia ad avere una metropolitana.

I piani, diversi dal precedente ed infruttuoso progetto di Lamont Young, dividono la Metropolitana di Napoli in due reti, l’urbana e la suburbana.

La prima si sarebbe spinta al Vomero, al Ponte di Chiaia, a Via Roma, a Piazza Dante, a Piazza Garibaldi; la seconda avrebbe avuto un ramo diretto ad Agnano e l’altro ai Camaldoli. Il progetto è accettato tra grandi euforie del ceto politico locale e della popolazione

Il 15 giugno del 1913 il re Vittorio Emanuele III di Savoia, accompagnato dal Ministro dei Lavori Pubblici, pone la prima pietra, benedetta dall’arcivescovo cardinale. E’ domenica ed una gran folla accorre alla cerimonia a Piazza Plebiscito dove ci sono pure il Duca e la Duchessa d’Aosta, il sindaco Vittorio Menzinger e membri della giunta.

Quel giorno, Carlo Enrietti, progettista dell’opera, è nominato dal sovrano, con “motu proprio”, commendatore della Corona d’Italia.

L’inizio della Prima Guerra Mondiale frena però entusiasmo e lavori e il progetto della metropolitana, rivisitato e ridimensionato, rivivrà solo a metà degli anni venti.

 

Ma Carlo Enrietti non è specialista solo di ferrovie; in seguito progetta, costruisce e poi gestisce un grande Bacino di Carenaggio nel Porto di Napoli.



Sempre nel campo marittimo crea i “Magazzini Generali di Castellammare di Stabia”; società che ancora risulta esistere nel secondo dopoguerra quando il suo Consiglio d’Amministrazione così ricorda l’opera del suo fondatore:

“Se oggi possiamo andare orgogliosi dei risultati ottenuti lo dobbiamo al nostro fondatore Carlo Enrietti che, nella sua mente fattiva e lungimirante, volle assicurare nel tempo lavoro alla nostra Industria Molitoria e pane alle masse di lavoratori.”

Ma l’ing. Carlo Enrietti non è solo un progettista, come tanti contemporanei industriali e finanzieri è anche un mecenate e uno sportivo.

Nel 1921 è tra in fondatori del “Circolo Nautico Stabia”, ancora esistente ed ancor prima, il 7 agosto 1904, lo troviamo nominato sul giornale “Il Ponte di Pisa”, tra i giurati di una regata velica.

 

Ritornando al progetto, definito nefasto da Giamminelli, esso riprende la vecchia idea di creare un porto all’interno dei bacini lacustri Lucrino-Averno a similitudine del “Portus Julius” di “ottaviana” memoria.

Dall’epoca romana la prima notizia di riaprire comunicazioni dei due bacini col mare risale al settecento quando l’abate Ferdinando Galiani in una sua lettera, del 2 dicembre 1770 al ministro Tanucci, parla dell’incarico da lui dato, col consenso dello stesso ministro, all’ingegnere Domenico Spina di studiare ed elaborare il progetto che poi non è attuato.

Ben più importanti sono invece i progetti ideati, ed in parte eseguiti, dal 1835 al 1860 sotto il governo di Ferdinando II e Francesco II di Borbone. L’idea è di farne un munito e sicuro porto militare ma, con l’avvenuta unità nazionale, le opere sono interrotte nonostante i lavori del previsto canale siano a buon punto. Il nuovo governo italiano provvede a ricolmare lo scavo e collocarci sopra una comoda strada che conduca al lago.

 

All’inizio del novecento l’ammiraglio Augusto Witting, comandante del Porto di Napoli, per incrementare l’attività dell’insufficiente scalo napoletano, e con un occhio alla storia, richiede un progetto per l’allestimento di un porto commerciale nel lago d’Averno.

Non è una idea strampalata considerando l’epoca, il tonnellaggio e il basso pescaggio delle navi che circolano. Il lago ha una profondità di trenta metri e una superficie di cinquanta ettari, ovvero di un terzo superiore al porto mercantile (quindi esclusi quello militare e passeggeri) di Napoli.

Con banchine riservate all’imbarco e sbarco di merci in un anno il nuovo porto avrebbe potuto superare i tre milioni di tonnellate di merci.

E questo al costo di un canale di 900 metri, che traversava anche il lago Lucrino, un ponte in ferro girevole, una diga a levante della foce e prevedendo anche un allacciamento con la Ferrovia Cumana che attraversa la zona.

Il progetto, dell’ing. Luigi Caizzi sulla base delle idee di Witting, prevede una spesa di solo sei milioni e mezzo di Lire dell’epoca per le opere, oltre un milione e mezzo per l’acquisto dei suoli; un vero affare!

 


Questo limitato progetto non si realizza, per mancanza di altolocati “padrini politici”, ma nel 1918, approfittando delle leggi di guerra e di provvedimenti a favore della città di Napoli, vien fuori un nuovo progetto in forma ben più grandiosa.

Si intende creare un grande porto di smistamento per tutto il Mediterraneo [stesso concetto che porterà al progetto di Gioia Tauro] in cui far confluire le merci delle più varie provenienze per le diverse destinazioni ed in collegamento con un rinnovato sistema di linee marittime, stradali e ferroviarie.

Oltre che con la Cumana si prevede un allacciamento alla costruendo linea “direttissima” e quindi alla rete nazionale delle Ferrovie dello Stato.



Un grande porto, pensato in un’area in via di sviluppo per via degli insediamenti industriali esistenti (ILVA di Bagnoli, Armstrong di Pozzuoli, Cantieri Navali di Baia) e che con il suo transito internazionale di merci avrebbe fatto rivivere i fasti dell’epopea romana.

Tra le varie proposte presentate è prescelta quella dell’ing. Carlo Enrietti che, come suo solito, provvederà a costituire apposita Società che curerà la costruzione e la gestione del porto. Questo progetto prevede una spesa superiore alla precedente che in massima parte sarà anticipata da Enrietti il quale pensa di finanziarsi per metà con l’emissione di obbligazioni e per metà costituendo una non meglio precisata Società che quale socio avrà un imprenditore brasiliano di origini cilentane.

Fautore e padrino dell’opera è Francesco Saverio Nitti, prossimo a diventare Presidente del Consiglio, il quale afferma:

“Nessuna opera sarà più utile a Napoli, nessuna più magnifica”

 

Abbiamo copia della convenzione sottoscritta il 5 giugno 1918 a Roma, in una sala del Ministero dei Trasporti Marittimi e Ferroviari, ma sfortunatamente non abbiamo gli allegati costituiti da planimetrie e disegni che illustrano le opere da eseguire.

Con la convenzione sono concordati innumerevoli punti ma di seguito riportiamo quelli che riteniamo possano essere importanti per la nostra ricerca.

 


Lo Stato concede al Grande Ufficiale Carlo Enrietti:

-      la costruzione delle opere costituenti il porto di Baia-Averno contemplate nel progetto del 3 novembre 2017 approvato dall’apposita Commissione il 22 dicembre 2017;

-      l’esercizio delle banchine, dei piazzali retrostanti e delle opere di arredamento del suddetto porto;

-      l’uso del tratto di spiaggia tra la Punta Epitaffio e la Stazione Cumana di Arco Felice; con l’obbligo per il concessionario di trasformare il lago di Averno in bacino per stabilimenti navali e di creare nelle adiacenze una vasta area industriale.

 


Le opere costituenti il porto Baia-Averno sono le seguenti:

-      due moli di difesa foranea che formeranno l’avamporto all’entrate del porto canale;

-      scavo fino alla profondità di 10 metri nello specchio tra detti moli e l’imbocco del canale;

-      ponte girevole in ferro sulla bocca d’entrata del canale;

-      spostamento della provinciale via Miliscola e della Ferrovia Cumana per il passaggio sul detto ponte girevole;

-      canale e banchine laterali tra l’avamporto e il lago di Averno;

-      arredamenti della banchina di levante [lato Montenuovo] di quattro grandi elevatori a ponte della portata ciascuno di due tonnellate;

-      allacciamento ferroviario della banchina di levante del canale con la costruendo stazione di Pozzuoli delle Ferrovie dello Stato;

-      formazione di un piazzale di metri venticinque a ridosso di entrambe le banchine del canale;

-      costruzione di due strade ordinarie, ai lati di entrambe le dette banchine, larghe metri 12 ciascuna.

 


Altre disposizioni prevedono:

-      entro trenta giorni dalla presente convenzione il concessionario riceverà le aree di pubblico demanio marittimo attualmente disponibili tra Punta Epitaffio e la stazione Cumana di Arco Felice;

-      le aree non attualmente disponibili saranno consegnate al Gr. Uff. Carlo Enriotti appena cesseranno di aver vigore le attuali od anche prima previa risoluzione delle concessioni appena le dette aree occorrano per la esecuzione delle opere previste;

-      il concessionario dovrà iniziare i lavori delle previste opere entro sei mesi dalla data di consegna o entro sei mesi dalla pubblicazione della pace europea [causale che provocherà notevoli disguidi] e dovrà svilupparli in modo che tutte le opere predette siano completate allo scadere del sesto anno dalla data del loro cominciamento.

 


Per quanto riguarda l’aspetto economico di tutta l’operazione sono concordate le seguenti clausole:

-      nella spesa delle opere indicate, previste in progetto per un totale di Lire 32.500.000 (trentaduemilioniecinquecentomila) lo Stato contribuirà con la somma si Lire 22.500.000;

-      il pagamento di questo contributo sarà fatto entro cinquanta anni con rate annuali posticipate [decrescenti calcolate con metodo attuario finanziario] e dopo accertamento che i lavori progrediscano in relazione al riparto stabilito;

-      a titolo di riconoscimento della demanialità della concessione il Gr. Uff. Carlo Enrietti pagherà allo Stato, per tutta la durata della concessione, il canone annuo di Lire 500; qualora la quantità delle merci sbarcate e imbarcate superasse le 500.000/tonn all’anno, il canone di tale anno sarà aumentato di Lire 300.

 

Per l’esercizio del porto si prevede quanto segue:

-      ciascuna delle opere dell’avamporto e del canale appena collaudata verrà consegnata alla Capitaneria di Porto la quale riconsegnerà al concedente le opere e gli arredamenti che gli serviranno per l’esercizio del porto;

-      al Gr. Uff. Carlo Enrietti sono affidati per sessanta anni in concessione le banchine del porto canale, i piazzali retrostanti e tutte le opere di arredamento destinate al movimento e deposito delle merci;

-      per uguale periodo di tempo è accordato l’uso del tratto di spiaggia fra la Punta Epitaffio e la Stazione Cumana di Arco Felice;

-      rimane esclusa dalla concessione l’area occorrente per la costruzione di uno o più fabbricati ad uso degli uffici governativi.

 

Per quanto riguarda direttamente il lago di Averno è convenuto quanto segue:

-      il concessionario si obbliga, entro il termine di venticinque anni dalla presente convenzione, alla costruzione delle banchine perimetrali nel lago di Averno ed alla formazione, a loro ridosso, d’ampi piazzali e terrapieni con scali navali, nonché alla sistemazione dei relativi servizi stradali e ferroviari, con una spesa non minore di otto milioni, compreso il prezzo di acquisto del lago e delle aree circostanti fino alla linea di displuvio del suo bacino;

-      il lago di Averno e dette aree rimarranno, fino al compimento del novantesimo anno dalla approvazione della presente convenzione, nel pieno possesso del concessionario, che potrà costruirvi qualsiasi impianto industriale e commerciale;

-      le banchine del lago, gli scali ed ogni altra spesa di arredamento ivi costruita, saranno riservati ad uso esclusivo del concessionario e dei suoi aventi causa e non potranno essere destinati ad usi pubblici.

 

Per fortuna dei posteri tale progetto, che lo stesso governo nella relazione al relativo disegno di legge ritiene “geniale iniziativa”, non ha seguito.

Vibrate le poteste a Roma del senatore conte Vincenzo Cosenza ed a Pozzuoli dall’avvocato Raimondo Annecchino; entrambi fanno presenti tutte le ragioni archeologiche, geologiche, industriali ed economiche che si oppongono a tale scempio.

Ma il progetto non decolla per ben altri motivi.

Innanzitutto Carlo Enrietti non riesce a procurarsi gli enormi finanziamenti necessari; la guerra è finita e le stesse Armstrong ed ILVA stanno andando incontro a forti crisi che decreteranno la chiusura dei rispettivi stabilimenti.

Banche e risparmiatori sono di già fortemente impegnati con i “prestiti di guerra” che comunque garantiscono una rendita sicura e superiore.

Il presidente del Consiglio Nitti cerca di favorire il suo protetto; da un lato intercede presso gli Istituti di Credito per convincerli a concedere i mutui necessari e dall’altro preme presso il Tesoro per far anticipare ad Enrietti un buon numero delle previste rate annuali di contributo statale.

La perdurante crisi economica, il biennio rosso, l’ascesa del fascismo, sono tutte concause che troncano definitivamente questa assurdità.

Inutili le proteste di Carlo Enrietti, con ricorso perfino in Corte di Cassazione, che con le sue azioni legali cerca di sminuire la effettiva sua responsabilità, ovvero quella di aver tentato una grande impresa facendo affidamento sulla elargizione di soldi pubblici.

 

A sinistra si notano i due moli che delimitano l'avamporto, poi il canale che attraversa il lago Lucrino. Esso è affiancato sul lato destro dai binari che si ricongiungeranno con la rete statale, Notare nel lago di Averno gli scali dei previsti due grandi cantieri navali.

Graditi saranno commenti, correzioni ed integrazioni a questa ricerca che vuole essere solo un punto di partenza onde far luce su avvenimenti quasi dimenticati seppure assimilabili a faccende odierne.

 GIUSEPPE PELUSO  - Aprile 2021




venerdì 9 aprile 2021

Carlo Mauri

 



Carlo Mauri

Il giacobino che difese di Baia

 

Castello del Carmine, Napoli, 12 dicembre 1799 [1].

Il patriota Carlo Mauri sta per essere introdotto nella vicina Piazza Mercato dove si alza il patibolo che lo afforcherà.

E’ questa la condanna emessa dal tribunale borbonico che lo ha riconosciuto colpevole di aver favorito ed aiutato la Repubblica Napoletana. Il corteo è già pronto, oltre al Mauri questa ennesima triste giornata reazionaria prevede che siano eseguite anche le condanne del barone Leopoldo De Renzis di Montanaro, dell'avvocato Nicola Fiorentino, del carmelitano professor Francesco Saverio Granata e del capitano Carlo Romeo.

Sono condotti dalla Compagnia dei Bianchi, dai delegati della Giustizia e dalla scorta fornita dalla guarnigione del forte.

Inaspettatamente il condannato Mauri chiede del comandante del forte, colonnello La Marra. Al suo cospetto riferisce che ha da manifestare cose interessantissime al Sovrano ed allo stato in merito a notizie di pericoli che si preparano contro di essi; perciò chiede la sospensione della sentenza e la libertà della vita.

Carlo Mauri è nato a Buccino, in provincia di Salerno, nel 1772 ed è marchese di Polvica, un casale oggi compreso nel quartiere napoletano di Chiaiano [2].



Il casale di Polvica fin dal 1631 è concesso in feudo, dal viceré di Napoli Conte di Monterrey, a Giovan Battista Salernitano; primo di una serie di sette signori. L’ultimo sarà proprio Carlo dopo che la famiglia Mauri entra in possesso del feudo a partire dal 1761.

E’ interessante notare, fra le tante innovazioni che i francesi apportano all'apparato amministrativo della Capitale a partire dalla loro seconda entrata a Napoli nel 1806, un Real Decreto del 1807 che istituisce di fatto i "Comuni Riuniti di Chiaiano, Polvica e S. Croce".

Dal punto di vista amministrativo questo nuovo comune, che resta autonomo fino al 1926, rientra nel Circondario di Marano che a sua volta è compreso nel Distretto di Pozzuoli.

Già prima dell’arrivo dei napoleonici il giovane Carlo, seb­bene padre di due bambini, percepisce le novità del vento rivoluzionario che arriva dalla Francia. Partecipa a varie cospirazioni per la libertà e quale fervido patriota lega intese con tutti gli ufficiali di fede repubblicana inquadrati nell’esercito borbonico. Ben presto è sospettato e poi condannato; pertanto viene chiuso nelle carceri napoletane dal 1795 fino al 28 luglio 1798.

Con la prima occupazione francese il 23 gennaio 1799 viene proclamata la Repubblica Partenopea [3].

Il marchesino Carlo diviene prima tenente nella compagnia di Carlo Mascari e poi capo di batta­glione della “Guardia Nazionale” dove dà una mano alla formazione della milizia civica.

Entra a far parte della municipalità napoletana nei periodi più pericolosi della repubblica e non dimentica neppure il suo vecchio possedimento di Polvica dove si reca, non più da feudatario ma da libero cittadino, piantandovi l'albero della libertà in località “Arco di Polvica” e festeggiando pubblicamente la repubblica nella “Taverna del Portone” [4].



 

All’avanzata reazionaria dei sanfedisti, guidata dal cardinale Fabrizio Ruffo, vede in pericolo la libertà; pertanto lascia gli uffici pubblici e con trecento giovani valorosi corre a presidiare la marina di Miliscola per impedire lo sbarco delle forze inglesi che già occupano le isole del golfo.

Il 13 giugno Napoli e occupata dai realisti che subito si spingono oltre, verso Pozzuoli e Baia.

Carlo, con i suoi seguaci, si rifugia all’interno della fortezza di Baia comandata dal capitano Antonio Sicardi. Dopo eroica resistenza il giorno 16 i difensori repubblicani si arrendono ricevendo in cambio un salvacondotto dal Conte Giuseppe de Thurn che, da bordo della fregata “Minerva”, comanda le forze navali assedianti [5].





A niente gli vale il salvacondotto del quale lo ha munito l'ammiraglio del Re; malgrado questo viene arrestato e processato.

Ma Carlo è giovane, ardente dei piaceri della vita, e con una giovane e bella moglie; pertanto ricorre a tutti i tentativi per salvarsi, procurando col danaro l'intervento a suo favore di persone abili in tali maneggi.

Da un segreto carteggio, di più mesi dalle prigioni con la moglie, si ricostruisce il quadro di tutti questi sforzi e l'avvicendarsi delle speranze e delle disperanze che si fanno sempre più cupe.

Le lettere del Mauri alla moglie Marianna Fernandez de Espinosa furono pubblicata da Benedetto Croce nel 1899, in occasione del centenario della “Repubblica Partenopea”, e lo storico riferisce che non hanno data, tranne due scritte da Ischia il 7 e il 16 luglio 1799.

Risulta da esse che Mauri ha fatto una capitolazione ed ottenuto un salvacondotto; che spera di poter uscire dal Regno per transazione o truglio (una procedura utilizzata nel processo penale del Regno di Napoli), senza che gli si faccia il processo. Cominciato il processo è accusato da cinque denuncianti di aver piantato l'albero della libertà in Polvica; per l'accusa grave teme di aver quindici o venti anni di fortezza (non sospetta dapprima la pena di morte!). Spera di esser salvato per mezzo degli Inglesi, i quali comandano in tutto; indica alla moglie i ministri, e gli scrivani della Giunta, e i loro amici presso i quali bisogna operare con la persuasione e col danaro. Le lettere vanno dal luglio al novembre 1799, e sono scritte alcune dal Castello d'Ischia, ed altre da Castel S. Elmo in Napoli.

Se ne riportano alcune ritenute interessanti.

 

Castello d’Ischia - 7 luglio 1799 [6].

... Ti prego di farmi sapere qualche novità, e quando sono le cose accomodate, mi farai far la grazia che ti pregai di farmi uscire dal Regno per qualche tempo. In questo luoco tutti i generi vanno carissimi; se vói farti una pìccola minestra, ci vonno quattro carlini…..

….Ho preinteso che molti detenuti senza farsi le loro cause hanno ottenuto l'esilio. Vedi di cooperai ti per mezzo d'impegni, e di numerario (se fa uopo) per farmi correre il medesimo destino, benché io sia innocente, ma per togliermi da queste pene...

…Procura di allungare la mia causa, e se non potessi farla fare, sarebbe una cosi buona, col prendere impegno di farmi partire per dove è andato Mandoni. (forse Giambattista Maiithoni, mandato in esilio; era fratello del ministro della guerra Gabriele) per forza della capitolazione che ho fatto, come molti ufficiali che stavano con me in Baia hanno cercato di partire e sono usciti dal Regno. Ti prego di mandarmi del denaro perché sono senza un grano, porzione mi è stato saccheggiato nella mia venuta in queste carceri, porzione per varie spese, di far entrare il letto, il fuoco per la stanza, e so vuoi una giarra d'acqua ci vuole un carlino. Ti prego dunque di mandarmi subito qualche cosa di denaro, altrimenti non ho come fare.

P. S. Qua si fa tutto per denaro…

…Noi assolutamente passaremo fra breve in Napoli mi rengresce infinitamente d'essere con gli altri confusi mentre la mia causa è tutta diversa dall'altre… Mi ringresce che D. Giovanni non voi essere mio avvocato per questa Causa, ma lo prego di ben informare ì ministri, e l'avvocato dei poveri. La mia salute non va niente bene, e perciò ti prego quando verrò in cotesto luoco di far presente come sono qui tenuto acciò non mi pongono in criminale dove sono sicuro di lasciarci la vita. Quando voi scrivere, da le lettere al sig. Domenico, che lui penzerà di mandarmele per mezzo d'un mio fidato marinaro… 

…ti fo sapere che gli Inglesi fanno tutto e anno fatto uscire In libertà quattro procetani ch'erano stati condannati vita durante fuori regno; vedi di porre impegno presso del comandante Inglese per farmi uscire per qualche tempo dal Regno senza fare la causa. Ora è il tempo delle calunnie, ma se ci sono dei birbanti che mi calunniano potranno farmi condannare per 15 o 20 anni dentro un castello, ecco sagrificata la mia gioventù tra ferri; ti ripeto dunque di far tutto il possibile presso dell'Inglesi per farmi fare questa grazia, penza che anno fatto sortire in libertà i condannati, tanto magiormente ponno far uscire a me fuori regno.

P. S. questi procitani che sono usciti altro impegno non hanno avuto che la cameriera d'Amilton, tanto magiormente potrai farlo tu…

 

Castel Sant’Elmo - fine di ottobre 1799 [7]. 



…C. M. Tu dirai eh' io sono troppo imbortuno, ma devi compatirmi, devi riflettere, che i presi sono seccanti come alle monache per essere chiusi. Invece della giamberga mi farai fare un roccapotto a due petti, e chiuso avanti, ma largo di maniche per poterlo portare per sopragiamberga e di colore blo, perchè d'altro colore non mi piace, le calzette di cottono non le prendere, ma fammele tutte di filo, per la ragione ch'io vado sempre con stivali e mai con scarpe, le quattro camisole, me ne fai una di scartato, e tre ne farai due blo, e una bianca, ma che sieuo ben fatti, le due pala di stivali me lo farai fare simile a quel palo vecchio, ma che siano un poco più pontuti, e di pelle elastica, fammi fare un coscinetto per gola perchè non ho questa robba, non trascurare di farla perchè poi venire una momentanea partenza… Perii mio nome mi mandarai un timbsno, un arrosto ed un altro piatto, fuori che fritto, ma per getto persone e due bottiglie di malega, io t'incomodo all'Infinito, ma devi compatirmi e scusare l'incomodo, che ti do, fammi sapere, cosa si fa per il mio affare e ricorda a R. che non si dimenticasse di me, a te mi fido, e tu devi penzare a farmi avere quelIo, che desidero…

 

Castel Sant’Elmo - novembre 1799

…dunque la transazione non si fa più, R. forse mi abbandona al mio destino. Amata M., ti prego d'assistermi…  Fammi sapere se i testimoni di Pozzoli sono in mio favore, e se sono contrarli vedi per mezzo di D. di ridurli a mio favore, come ancora fammi sapere come si sono condotti i Polvichesi, e la mia gente di servizio, e sopra di che sono stati interrogati. Non sparambiare né impegni né denaro…

P. S. Non fidarti delle ciarle, ma vedi tutto con fatti, ma so che ai talento, e non ti farai lusingare… Questa mattina, con mio rammarico, parte da qui sopra questo regimento, e viene quello della Marra, e saremo privi di carteggio per qualche giorno; mandami spesso Francesco per sapere qualche cosa. Ti prego di prendere impegno col ministro, e collo scrivano per farmi passare alla Vicaria quando dovrò calare a basso, perchè poi venire l'ordine di calare senza tua saputa, a te mi raccomando ed a R. per tale cosa. Ti prego ancora di fare formare quelle fedi, come ancora, fa tutto il possibile, che quelli cinque calunniatori si potessero disdire col dire la verità…

 

novembre 1799

…C. Moglie. In questo punto sono citato dalla Giunta. Ora eccomi al momento. Non sparambiare ne danaro ne imbagiii per aiutarmi per soccorrermi. Vedi di farmi esaminare qua sopra Istesso senza farmi calare a basso, come anno fatto molti altri. Fammi subito sapere sopra a che sono accusato, e se i testimoni sono in mio favore, fa agiro a R. perchè ora è il momento. Amata M. cerca d'aiutarmi perchè io temo facendomi adesso la causa di qualche infelice esito, benché non sia scritto ad alcuna cosa, e che mi conosca innocente, opera all'istante con R. ed aiutatemi per carità.

P. S. fammi sapere? e quella copia del salvo condotto devo presentarla nel mio costituto. Va per tutti i ministri della Giunta, e portali il salvo condotto.

Io non sono scritto ad alcuna parte, e mai o fatto cosa con mia firma. Va subbito da R. perchè non ci è tempo da perdere, ceria di farti amici Alvonio, td i ministri, vedi che hanno detto i pozzulani… [8]

 

novembre 1799

…Sono bastantemente persuaso, cara M., e convinto del tuo attacitamento, e premura verso la mia persona, e dovrei essere uno stupido, se ponzassi al contrario, mentre vedo giornalmente quello, che per me stai operando; e solo spero dalla fortuna, che mi dia vita, per farti conoscere la gratitudine del mio cuore verso di te, che tanto ti devo. Sono rimasto sorpreso nel sentire dal tuo foglio la calunnia, che se sta tessenno contro di me. Cara Mo; ti giuro per quel Dio che adoro, che mai in mia casa ci sono state tali cose, e quelle persone che ci prattìcavano venivano a trovare Forges per embirsi la pangia, come tu ben sai. Ho inteso, che questo Alvonio fa tutto per denaro, vedi di farti imbrontare un centinaio d'onco, ch'io li farò qualunque ricevuta con l'antidata, e con qualunque interesse, credo, che nessuno voglia negarti tal somma per un uso così sagro; sappi che questo Alvonio ci devi andare col denaro in mano, perchè è molto venale, e non si move per altro, che per l'oro, abbi cautela, che dandole il denaro, fatti dare le carti, che lui ha contro di me; parla con D. Francesco Ricciardi, e raccomandati a lui, vedi d'accomodare questo mio affare con la massima sollecitudine; perchè una calunnia ben tessuta ti porta l'uomo alla forca…

… Vedi di fare adormire la mia causa, ma opera con la massima sollecitudine per far togliere tutto quello che polo nocermi. Vedi a qualunque costo di rendere Alvonio a mio favore, e di farti dare tutte le carti he ha contro di me, non trascurare, opera all'istante perchè le calunnie sono molto pericolose in questi tempi…

 

novembre 1799

…Cara M. Io credo, che questi testimoni saranno andati in pazzia perchè mai mi sono sognato né a voce, né in iscritto di dare tale ordine; io resto sorpreso, che si possa così impunemente calunniare un innocente. Ti prego di farmi sapere chi sono questi calunniatori, e di dove sono per mio regolamento. Giacché devo calare di bel nuovo ti prego di fare tutto il possibile di farmi ritornare qua sopra, o pure di farmi andare alla Vicaria, perché al Castello Nuovo si sta molto male, e non si pole parlaro con nessuno, e senza speranza di potersi cartegiare. Ti prego di mandarmi due altre bocce di rosolio etc. Lacera la presente…

… Vedi di farmi esaminare qua sopra se devo essere costituito, e se non puoi ottenere questo, e sarò costretto di calare a basso impegna per non farmi andare al castello nuovo, perchè i detenuti sono tenuti là come cani, ma vedi di farmi ritornare qua sopra, o di farmi andare alla vicaria. Amata M. vedi d'avere il processo in mano, e mi farai sapere subito, che mi hanno imputato, e se i testimoni hanno buttato tutto a terra le prove fiscali, e se i testimoni di pozzoli mi sono stati favorevoli…

...Sono stato di bel nuovo alla Giunta, ed il ministro m'ha per la seconda volta interrogato su la piantazione del albero, su l'assertiva di quelli cinque calunniatori, io ho detto che quando si piantò l'albero in pelvica io ero ammalato in Napoli, e che questi infami volevano calunniarmi, e il mio costituto non me l'hanno fatto ancora firmare. Ti prego di far fare una fede dal medico Camraardella, nella quale dica, ch'io sono stato malato con la gamba, tutto febraro e marzo, e che verso la fine di detto mese mi ristabilii ti raccomando quest'affare anche se dovessi darli qualche cosa di denaro...

 

ancora novembre 1799

…Cara M. il cameriere del ministro, m'ha detto, che la mia causa era grave, vedi di non trascurare alcuna cosa, fa prendere impegno presso del fiscale, e degli altri ministri, io temo che non abbia un funesto fine…

… il cameriere del ministro verrà a trovarti, non ti dare per inteso di quanto t'ho detto, ma cerca d'appurare da lui quello, che ci è. Se fa uopo di portare i ragazzi attorno per i ministri insieme con te acciò si movono a pietà ti prego di farlo, ma parla con R, a te mi fido, a te mi raccomando, salutami tutti, fammi saper tutto, abbraccia i figli, e resto di cuore abbracciandoti.

P. S. Questo affare dell' albore lo prendono per molto serio, dunque si cerca di condannare un uomo sopra ad una calunnia, vedi di far fare una fede al parroco di Pelvica, e a quante altre persone sia possibile dello stesso paese, ch'io non cera la, secondo il certificato ch'io ti scrissi, ma non ne lare a meno perchè dicendo ciò dicono la verità, e se si sono trovate cinque persone che hanno asseriti una falsità, tanto maggiormente si potranno trovare cinque persone che asseriscano la verità, di te mi fido addio…

 

ultima, novembre 1799 

... Amata M. quando si farà la mia causa dovrò calare abbasso, ti prego di prendere impegno di farmi passare alla Vicaria come anno fatto gli altri, e non già al Castello nuovo perché dopo decisa la mia causa si cercherà di nuovo passare qua sopra per aspettare il momento di partire, come ha fatto de Dominicis ti raccomando di non farne ammeno, come ancora fa tutto il possibile, che quelli infami calunniatori possano disdire delle loro pazzie; a te in tutto mi raccomando. Ti prego di farmi sapere cosa si fa della mia causa, non ti fidare troppo delle ciarle d'Alvonio, ma slatti sempre sopra a lui, acciò non possa tessermi qualche calunnia, e vedi per mezzo del denaro di renderlo amico…

… come ti prego di raccomandarmi a R. al quale li dirai, se crede pericolosa la mia causa, che cercasse a qualunque costo di non farla fare detta mìa causa, ma di farla trasportare, ti preco ancora d'avere quella fede in mio favore, che ti scrissi giacché è facile d'esse condannato a morte, per cinque calunniatori, come possibile, che per attestare una verità in mio favore non si trovano delle persone…

 …Ha preinteso di sicuro che vi sia uno indulto cerca d'appurare fino a quale classe si estende. D. Gasparo di Sinno mio amico mi ha detto, che lui è stretto amico d'uno avvocato chiamato D. Angelo Cardea il quale pole molto nella Giunta, ed ha liberato molte persone togliendo finanche dai processi qualche denuncia, è vero che ci vele del denaro, ma tutto è niente per salvarsi da un guaio; ti prego di andarci perchè questo poi far tutto; e li dirai a quattro occhi quello che ci è di me, e quello che si poi fare per me a costo di qualunque cosa, e li dira ancora che lui deve aiutarmi, falli presente che non sono scritto ad alcuna unione e che ho il salvacondotto …

Ma orami la sua punizione è già scritta, a nulla valgono appigli e testimoni; l’istanza del giudice borbonico de Guidobaldi è ferocissima, il marchesino Carlo Mauri è condannato a morte.

Viene portato nel castello del Carmine, luogo tristemente noto come “anticamera della morte”.

Da una lettera scritta alla Marchesa, da un servitore della famiglia, apprendiamo che la loro casa feudale è stata saccheggiata da popolani guidati da altri loro domestici [9].



Dopo la condanna, nella “Nota di Beni Confiscati” ai rei di Stato, sono riportate tutte le proprietà che il Mauri possedeva nel casale di Polvica. Di molte di esse se ne impossesserà il suo amministratore, barone De Concilijs: il palazzo marchesale con la cappella, il cortile della Monica, ed il comprensorio di case all'Arco di Polvica.

Ritornando al 12 dicembre 1799, ovvero al momento in cui l’esecuzione è sospesa, Carlo è invitato a mettere per iscritto quanto riferito al comandante del forte.

Il componente della Giunta di Stato, Guidobaldi, legge e giudica il foglio scritto dal Mauri “troppo allarmante e poco concludente, non confermante le cose dette dapprima, con qualche nome di persona che serbava carte sediziose” perciò decreta che la condanna capitale, sospesa per due giorni, deve aver corso ed essere eseguita in piazza Mercato [10].

L’esecuzione avviene il 14 dicembre e negli ultimi momenti gli è però concessa una consolazione; l’ordine del re lo condanna ad essere impiccato, invece riceve il favore di essere decollato.

Spiritualmente lo assiste nella morte Gioacchino Puoti, un sacerdote che resterà sempre devoto al ricordo di quei nobili patrioti napoletani che egli ha confortato, nell'ultimo passo, leggendo la Bibbia in quell'ufficio ai condannati. I fratelli della Compagnia dei Bianchi provvedono alla sua sepoltura nella chiesa di S. Lazzaro al Lavinaio.

Tutto questo riferisce Benedetto Croce il quale aggiunge: “Questi particolari fanno sentire gli istanti in cui la carne mortale di quegli uomini riluttò all'immagine della forca e della mannaia che li attendeva in piazza del Mercato. Erano pur uomini e non tutti e non in ogni istante poterono mantenessi pari all’animo col quale avevano scelto la loro via e consacrato la loro azione a un altissimo ideale pel quale morirono. Il giudizio morale non deve mai dimenticare il sentimento e la comprensione della realtà umana.”


GIUSEPPE PELUSO - APRILE 2021