giovedì 4 giugno 2020

228 Incredibile Caso Pensionato di Pozzuoli


 Va ogni anno all'ufficio postale a ritirare la pensione di 10 lire

Incredibile caso di un vecchio lavoratore a Pozzuoli

Il 21 ottobre del 1957 il senatore Maurizio Valenzi, eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano per tre legislature dal 1953 al 1968, rivolge una interrogazione diretta al Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale sul caso dell'operaio Domenico Vellucci di Pozzuoli.
Il Vellucci, ex-tornitore dei Cantieri Armostrong, va una volta all’anno all'ufficio postale a ritirare la pensione di 10 lire; in realtà la somma sarebbe di 12 lire ma, risultando introvabili le monetine da 1 o 2 lire e non potendo innalzarla alle superiori 15 lire, l'amministrazione postale l’arrotonda alla disponibile moneta inferiore.
L'interrogazione su questo pensionato, classificata “urgente”, fa saltar fuori numerose altre situazioni del genere; molti altri superano di poco le 1Ó0 lire all'anno.
Centoventi lire annue; questo è quanto viene inviato dall'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale a un altro ex-operaio metallurgico, Leone DI Lorenzo anch’esso di Pozzuoli.
Ma il caso più curioso e più triste consiste nella scoperta di quello che è il record del minimo di pensione, ovvero le riferite dodici lire annue, pari ad una lira al mese, percepite dal Vellucci.
Immediatamente la redazione di “La Stampa” di Torino invia un suo corrispondente a Pozzuoli per intervistare i nostri due pensionati.
L’articolo, a firma di un giornalista di cui purtroppo si conoscono le sole iniziali, “c. g.”, esce a pagina 7 del numero 251 di questo quotidiano:

«Abbiamo incontrato il Di Lorenzo ed il Vellucci — entrambi privi di figli — nell'abitazione del secondo, una catapecchia d'un solo vano poco discosta da un gruppo di squallide casupole ove si ammassa una folla di povera gente che strappa la vita con i più vari mezzi.
L'interno è di una miseria che raggela. Le gambe del letto sono tenute ritte con spaghi. Il pavimento a mattoni di terracotta è ridotto in ciottoli.
Qui Vellucci vive con la moglie Erminia. Il vecchio operaio dice che l'attuale è la sua seconda moglie.
Anche il Di Lorenzo, venuto in questa casa per l'occasione, è sposato; la sua compagna, Adele, si adatta in umili faccende, come lui che fa quello che trova. A volte dà una mano come scaricatore al mercato ortofrutticolo.
Il Vellucci invece lavora da scalpellino.
Chiediamo ai due come mai essi percepiscano una pensione di quel genere. E il Vellucci chiarisce che quando, con l'aiuto di un vescovo oggi defunto, Michele Sezza, [ndr Michele Zezza] riuscirono ad essere assunti ai Cantieri Armostrong, le paghe erano sufficienti a vivere, ma non esisteva allora, come oggi, l'obbligo di versamenti da parte del datore di lavoro e dell'operaio, versamenti da servire, fra l'altro, per l'invalidità e la vecchiaia.
V'era però una legge, quella registrata con la data 17 luglio 1898, che ha fatto ottenere a lui un libretto di pensione segnato con la matricola n. 003219, serie 230, in base a un contributo volontario mensile di due soldi che allora rappresentavano 250 lire di adesso. Naturalmente la pensione variava in rapporto ai contributi versati.
Ecco perché lui, Domenico Vellucci percepisce oggi una pensione annua di 120 lire, mentre il suo compagno Leone Di Lorenzo, sempre in un anno, ne riceve dodici, per il periodo trascorso presso i cantieri Armostrong, che poi nel '27 vennero assorbiti da altre ditte.
E chiarisce ancora che entrambi, oggi settantenni, lavorarono parecchi anni in quei cantieri, passando poi ad altre occupazioni.
Ma - chiediamo - come è possibile che voi oggi percepiate la stessa pensione di un quarantennio fa?
E' semplice; si tratta di un tipo di pensione che non ha mai subito adeguamenti in rapporto alle svalutazioni della moneta avvenute dal 1898 quando a legge la istituì. Nel 1952 fu fatta, si, una rivalutazione, ma da essa questo tipo di previdenza fu escluso.
Il problema nostro, dunque, non è di chiedere una somma mensile che ci dia da vivere, ma di sapere perché, indipendentemente dai contributi versati in sessant'anni, quel tipo di pensione non abbia mai subito aumenti in rapporto alla costante crescente svalutazione della lira. Tutto qui.
Chiediamo ad entrambi, specie al Di Lorenzo, se quando una volta l'anno ricevono 120 lire l'uno e 10 lire l'altro (perché in base all'arrotondamento delle tariffe postali, le lire 12 diventano 10) essi facciano veramente il lungo percorso a piedi che divide la loro casa dall'ufficio dove devono riscuotere.
Rispondono di sì, perché temono che la mancata riscossione, dopo un certo numero d'anni, possa fare estinguere il loro diritto, in quanto essi sperano che un giorno “la Repubblica fondata sul lavoro” (la citazione costituzionale è del Vellucci) si ricordi anche di loro.
Nel congedarci vediamo che su di una parete coperta di immagini, vicino a quella di San Gennaro, che fu decapitato appunto nell'anfiteatro di Pozzuoli [sic], v'è anche un ritratto di Sofia Loren.
E il padron di casa, constatando il nostro stupore, chiarisce che Sofia, venuta bambina da Roma a Pozzuoli con la madre Romilda Scicolone presso i nonni Domenico Villani e Luisa Zotti, è oggi la più illustre concittadina.
Anche a lei, a nome di tutti i pensionati che si trovano in queste condizioni, noi abbiamo scritto. Oggi Sofia è diventata una celebrità.
Chissà che una sua parola in nostro favore non potrebbe esserci utile!»



GIUSEPPE PELUSO - GIUGNO 2020

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