martedì 5 luglio 2016

Vacanze a Ischia

Vacanze a Ischia
con scugnizzi e summuzzate puteolane

Oggi come ieri, nella realtà come nella finzione, le “Vacanze a Ischia” iniziano sempre dal porto di Pozzuoli; così come narra l’omonima e famosa pellicola, diretta da Camerini, prodotta da Angelo Rizzoli nel 1956.

Rizzoli (1889-1970) è figlio di un ciabattino analfabeta che muore prima che egli nasca. Da bambino conosce l'angoscia della povertà e della miseria e viene inviato nel Collegio dei “Martinitt”; orfanotrofio dove cresce e impara il mestiere di tipografo. A vent'anni inizia la sua carriera di Imprenditore nel campo dell'editoria, con una piccola sede, e subito dopo la “Grande Guerra” in un moderno stabilimento. Nel 1927 acquista, dalla Mondadori, il bisettimanale “Novella; poi seguono “Annabella, “Bertoldo, “Candido, “Omnibus, “Oggi” e “L'Europeo”. Dopo i periodici, Rizzoli inizia nel 1949 a pubblicare anche libri; specialmente classici a prezzi popolari. Il “cumenda”, così è chiamato, inizia, con la “CINERIZ, anche l'attività cinematografica; con tale casa di produzione sono girati anche Umberto D." di Vittorio De Sica e la popolare serie “Peppone e Don Camillo”.

Nel 1951 Angelo Rizzoli sbarca ad Ischia dal suo panfilo “Sereno” e ha proprio l'aspetto di un commendatore; giacca a righe ben tagliata che comunque non maschera la pancetta, cappello leggero e immancabile sigaretta all'angolo destro della bocca. Attraversa la banchina dispensando sorrisi e, nella mano, stringe una banconota da "diecimila" per l'ormeggiatore.
Sceso, si guarda attorno e s'invaghisce di Ischia, specialmente di Lacco Ameno. In pochi anni costruisce alberghi, terme, ospedale e cinematografo.
Fa dell'isola la capitale del cinema italiano; richiama attori, reali incoronati e decaduti, finanzieri, stilisti e altra bella gente. E’ così che Ischia diventa la periferia della dolce vita romana.

Questo ennesimo nuovo film è praticamente un enorme spot pubblicitario d’Ischia, in gran parte ambientato nell’albergo Regina Isabella di proprietà del cummenda, che illustra tutte le bellezze dell'isola, da quelle del territorio a quelle delle sue acque termali. All’interno delle inquadrature spesso si nota la scritta “Regina Isabella”; il caso più ricor­rente riguarda l’insegna che troneggia sulla facciata neoclassica della stazione termale e il medesimo logo campeggia anche sullo scafo delle motonavi, sulle magliette dei marinai, nonché sul pulmino che trasporta a più riprese i personaggi per l’isola.
Ischia con il suo sole e le sue bellezze naturali attira i visitatori più diversi, che giungono da ogni parte per godersi nell'isola un gradevole periodo di vacanze; pertanto Camerini predispone un gruppo di protagonisti quanto mai eterogeneo di caratteri, che non potrebbero essere più differenti gli uni rispetto agli altri. Diversi per età, giovani e non giovani; per stato sociale, single e accoppiati; provenienza geografica, italiani e stranieri; appartenenza di classe, proletari, piccoli borghesi e alto borghesi. Lo spettatore ne fa subito conoscenza fin dalla prima sequenza del film, ambientata sul vaporetto che da Pozzuoli si accinge a trasportarli a Ischia Porto.


La scena iniziale riprende il lungomare Cristoforo Colombo di Pozzuoli ed è visibile il retro della chiesa di Santa Maria delle Grazie, l’esatto luogo dove oggi sono cippo e lapide in ricordo dello sbarco dell’apostolo Paolo.
Alla banchina è attraccato il lussuoso ed esclusivo panfilo “Sereno”, all’epoca il più grande del Mediterraneo, simbolo del successo e della potenza economica del “cumenda”.
In precedenza il panfilo è stato un dragamine della U.S.Navy, acquistato da Rizzoli sul mercato civile dell’usato e fatto trasformare dai cantieri di Viareggio. Ha una stazza di 316 ton, lungo 43 metri, possiede otto grandi cabine per gli ospiti, tutte con bagno, oltre agli alloggi per l’equipaggio, la cucina ed altri saloni. E’ fornito, oltre a due grosse lance di salvataggio, di due bei motoscafi che l’Armatore usa nelle rade in cui non può accostare alle banchine.
Il “Sereno” trasporta solo “VIP” o comunque amici del commendatore ed a tale scopo, per i collegamenti Terraferma - Ischia si serve del porto di Pozzuoli. Qui, e nelle eleganti cabine di questo panfilo, passano i più bei nomi del “jet set”. Lo Scia di Persia in cerca di una nuova sposa, Walter Chiari e la focosa Ava Gardner, Liz Taylor e l’ammaliato Richard Burton, Paolo Stoppa impegnato a litigare con Vittorio De Sica, Christian Barnard con qualche sua amante, John Wayne, Maurizio Arena, Sofia Loren e Carlo Ponti, Catherine Spaak e Fabrizio Capucci, autentici “diciottenni al sole”.



La cinepresa si sposta ed inquadra un affiancato secondo candido battello, il “Regina Isabella” che, nella finzione, alle ore 8.25 del mattino si accinge a partire alla volta di Ischia; carico di quei turisti che saranno poi i protagonisti della trama.
Anche questo è un ex dragamine in disuso e, sempre per conto di Rizzoli, trasformato dai cantieri di Viareggio per la pesca del tonno, unitamente ad altro gemello. L’investimento non funziona e, data la carenza di un regolare servizio pubblico per Ischia, il commendatore li fa ritrasformare in motonavi atte a trasportare i turisti tra Napoli ed i suoi alberghi di Lacco Ameno. Le due motonavi vengono battezzate col nome del suo albergo, “Regina Isabella I” e “Regina Isabella II”. Questo collegamento quotidiano dura 6-7 anni e l’ischitano armatore Agostino Lauro se ne preoccupa e lo contatta. Alla fine Rizzoli, per danneggiarlo il meno possibile, fissa per il biglietto delle sue motonavi un prezzo così alto, 1500 lire, che la sua non diventa mai una reale concorrenza per Don Agostino.



La macchina da presa si sposta a poppa del vaporetto ed inquadra la passerella a mezzo della quale iniziano ad imbarcare i protagonisti del film.
Il primo è l’ingegner Occhipinti (Vittorio De Sica), in procinto di raggiungere la moglie Carla (Nadia Gray), già sull’isola da settimane per motivi di salute; ovvero per seguire delle cure termali tese a stimolare un tardivo concepimento. L'ingegnere è uomo tranquillo, capace d'apprezzare la dolcezza del soggiorno, ed affabile con tutti. Calorosi i saluti che scambia con il comandante del vaporetto che, secondo alcune fonti, potrebbe essere il reale comandante del “Regina Isabella” o forse, secondo altre, il capitano Renato Molino, un esperto marinaio comandante del “Sereno”, e del quale il commendatore ha completa fiducia.
Entrambi sono in completa tenuta bianca, completo leggero con panama, per il primo e uniforme estiva per l’altro. Occhipinti nella mano sinistra mostra (anche qui pubblicità occulta per l’impero Rizzoli) il settimanale “L’Europeo”.
Al loro incontro fa da sfondo lo storico Ristorante “Grottino a mmare da Mimì” che occupa gran parte della banchina affollata da eleganti turisti e locali.



Occhipinti avanza verso centro nave e, ancora più calorosi e confidenziali, sono i saluti e le battute che scambia con il maresciallo dei Carabinieri (Arturo Criscuolo) anche lui intento a ritornare nell’Isola Verde dopo una licenza. Questa scenetta, che si svolge alla base della scaletta che conduce al ponte superiore, permette d’ammirare l’intera ripa puteolana, dalla Malva alla Sirena, dalla Calcara a Villa Maria, e fin oltre i capannoni del Cantiere; il tutto dominato dall’alta vetta del Monte Gauro.



Poi l’ingegnere Occhipinti sale al ponte superiore ed il suo allontanamento dalla scena favorisce l’inquadratura di due salvagenti che portano inciso il nome del vaporetto. Inoltre il centro della quinta è ora occupato da due personaggi che simbolizzano i tipici e tecnologici turisti tedeschi di quegli anni; sempre pronti a mostrare le loro attrezzature e ricercare allettanti inquadrature che testimonino la partecipazione al “Grand Tour”.



La cinepresa ritorna ad inquadrare la banchina perché l’attenzione di tutti è attratta dall’arrivo di una chiassosa comitiva composta da quattro giovani e squattrinati “pappagalli” romani, tra cui qualche reduce e prestante fusto di “Poveri ma belli”.
Essi sono Antonio (Antonio Cifa­riello), Franco (Maurizio Arena), Furio (Ennio Girolami) e Benito (Gianpiero Littera), tutti interessati più alle bellezze delle turiste che alle bellezze turistiche. Tre di loro, escluso Antonio, si godono la liquidazione ottenuta quando sono stati giustamente licenziati dalla ditta di proprietà dell’ingegner Occhipinti.



Nelle vicinanze della passerella Benito lascia cadere il contenuto di una sacca in cui custodisce tutto il suo “beauty-case”; pertanto a terra, sugli ottocenteschi basoli che rivestono il nostro lungomare, possiamo notare spazzola, pettine, pennello da barba, rasoio, specchietto, etc…



Una volta a bordo i quattro “fusti” rivolgono lo sguardo verso la banchina dove notano l’arrivo della bella e sofisticata Caterina Lisotto (Isabelle Corey), che a Ischia è in realtà costretta a tornare suo malgrado, per un impiccio giudiziario.




La Corey scende da un Taxi, che poi è FIAT 1400 tipico tra quelli in servizio a Pozzuoli, lucido ed elegante con i suoi copertoni cerchiati di bianco.



La bella e sofisticata Caterina sale la scaletta, tra l’ammirazione di marinai e curiosi, permettendoci di notare, alle sue spalle, il secondario ingresso del bar “dal toscano”; quello che introduceva direttamente al bancone dei gelati.




Deve poi farsi largo tra i quattro bulli che sono ignari del piccante processo che attende la bella turista a Ischia, con l’accusa di oltraggio al pudore. Vedremo che il giudice (Giuseppe Porelli), il cancelliere (Guglielmo Inglese), l’accusatore colonnello Poletto (Hubert von Meyerinch), l’avvocato Appicciato (Paolo Stoppa) e il difensore avvocato Battistelli (Peppino De Filippo) mostrano più morbosa curiosità che sollecitudine per la giustizia. Caterina è una bella ragazza, dalle forme appetitose, ma recidiva e il suo avvocato difensore non sa che tesi assumere per la difesa.
Pertanto con il collega, avvocato Loiacono (Michele Riccardini), crea un costume color carnicino che l’accusata indosserà durante il sopralluogo notturno, disposto dal giudice. Quella notte difensori, corte, testimoni assisteranno ad uno spettacolo per loro indimenticabile. Le forme statuarie della fanciulla risaltavano al buio e gli uomini deglutivano continuamente. Anche il colonnello fu vivamente turbato e ritirò la denuncia.



Intanto a bordo sta salendo, sempre accolta dal comandante, una coppia di sposini francesi, Pierre (Bernard Dhéran) e Denise Tissot (Myriam Bru).
Essi stanno cercando di ravvivare un rapporto sentimentale fresco ma già considere­volmente logorato. La signora, a differenza del marito, ha un atteggiamento sensibile verso l’isola e gli isolani; e non resterà insensibile alle premure del giovane conducente e guida isolana Salvatore (Raf Mattioli) con il quale avvierà una, seppure platonica, relazione sentimentale.



Intanto il marito contratta animatamente, con un gruppo di scugnizzi puteolani, la tariffa per l’effettuato trasporto delle valigie; consegna ai ragazzi Lire cinquanta anziché le Lire duecento richieste. Pierre è molto attaccato al denaro ed anche in seguito contratterà con tutti su qualsiasi acquisto o spesa da effettuare.




Ora l’obiettivo si sposta in mare e sono inquadrati quattro monelli che insistentemente chiedono ai turisti imbarcati di gettare in acqua delle monetine affinché possano andare a ricercarle sul fondo, previa “summuzzata”. Attività all’epoca molto in voga tra i nostri scugnizzi, nell’adiacenze dei vaporetti in procinto di salpare e al di sotto dei ristoranti con terrazzi affacciati direttamente sul mare; come da “Vicienzo a mmare” e da “La Sirena”. In questo modo divertivano i turisti e ricavavano qualche spicciolo per i loro bisogni.




Qui entra in scena l’avvocato milanese Lucarelli (Nino Besozzi), con signora al seguito (Laura Carli), che sarà il vero protagonista di tutta la fase puteolana e filo conduttore, nel corso dell’intero film. Lucarelli, prossimo alla pensione, ha bisogno di riposo ed è desideroso di fuggire dalla routine giornaliera. In questo primo fotogramma chiede alla moglie qualche monetina da gettare in acqua ai ragazzi che la reclamano con insistenza.



Appena avviene il lancio gli scugnizzi s’immergono per recuperarla ed in questa scena ci rendiamo conto della loro bravura ed esperienza in questo genere d’operazioni. Non sono attori, a quell’età, e certamente sono veraci pozzolani avvezzi ed a proprio agio in questo nobile elemento. L'amico Michele Terrin (nato nel 1945) ricorda la sua partecipazione a questo film (tra i ricercatori di monete) e d'aver ricevuto un compenso di Lire 500 per questa comparsa.



Si ritorna ad inquadrare il ponte superiore dove Pierre e Denise Tissot sono insistentemente fatto oggetto di richiami da numerosi ragazzacci tra cui i due che hanno provveduto a portare i loro bagagli.



Appena la coppia francese nota gli scugnizzi, che li richiamo vigorosamente, da questi parte una sonoro e corale pernacchio all’indirizzo del transalpino da loro ritenuto un “taccagno”.



Alle intimidazioni di Pierre fa seguito la decisiva minaccia posta in atto dal marinaio vicino alla scaletta, che grida “guagliun’ iatevenn”; pertanto gli scugnizzi iniziano una precipitosa fuga. Tra loro, come ricorda il fratello, il compianto Gennaro Carità.



Intanto un marinaio dell’equipaggio, che al petto mostra la scritta “Regina Isabella”, invita i ragazzi in acqua ad allontanarsi poiché il vaporetto sta per partire ed è pericoloso nuotare nelle vicinanze delle eliche.



Tutti gli scugnizzi si allontanano prontamente dalla poppa dell’unità ed il marinaio invita l’avvocato Lucarelli a non lanciare ulteriori monete in acqua.



Ormai si sono allontanati sia i ragazzi che il marinaio, ma in acqua riemerge un biondino che rivolto a Lucarelli, e chiamandolo commendatore, gli fa cenno di lanciare almeno un’altra moneta da cento lire. Per rafforzare la sua richiesta grida d’essere orfano d’entrambi i genitori e di non aver altri sostentamenti. Questo biondino è il puteolano Franco Cavaliere, come molti amici ricordano.



L’avvocato, timoroso del pericolo costituito dalle eliche, lo invita ad allontanarsi ma, dietro le forti insistenze del ragazzo, gli urla che solo se promette poi di andarsene lancerà la moneta. All’affermativo giuramento dello scugnizzo Lucarelli, cercando di non esser visto dall’equipaggio, effettua il lancio.



Subito il biondino si tuffa sott’acqua alla ricerca della preziosa moneta che poi stringerà fra i denti a modo di trofeo, e questo gli permetterà anche d’avere le mani libere e dispiegate per meglio nuotare.



In quel preciso istante il vaporetto aziona l’elica provocando un vistoso vortice tra la poppa e la vicina banchina che ancora riporta bianche iscrizioni risalenti al periodo bellico durante il suo utilizzo da parte degli alleati.



L’avvocato milanese, preoccupato, guarda verso la banchina dalla murata sinistra del battello, dove ha effettuato il suo lancio, per rintracciare il biondino che è ancora in acqua e non ha visto risalire.



Poi si sposta verso la murata destra per vedere se il ragazzo sia riaffiorato da quelle parti. Nel corso di questa scena possiamo notare che la carrozzella da noleggio, dopo aver trasportato dei villeggianti, sta allontanandosi lentamente dalla banchina.



Ma l’esperto biondino, una volta recuperata la moneta dal fondale, ha nuotato per un tratto sott’acqua e poi riaffiora nei pressi della banchina. Riemerge dietro una lancia, su cui si accinge a salire, che lo nasconde alla vista di chi si trova sul vaporetto.



All’agitato avvocato s’avvicina la premurosa moglie con la consueta medicina da prendere con un bicchier d’acqua, ma l’ansia, per il timore di aver provocato la morte dello scugnizzo, non lo lascia e vedremo che passerà tutto il tempo della vacanza in preda all'inquietudine.
A Ischia telefonerà alla capitaneria di porto di Pozzuoli per sentire se c’è stato qualche annegato nelle ultime ore, e ne ottenne una risposta negativa. Ma questo non sarà sufficiente a tranquillizzarlo; sa che un cadavere di annegato può metterci anche parecchi giorni per riapparire alla superficie.



Inizia quindi la traversata e la critica moderna riferisce che significative sono le composizioni panoramiche laterali della prima sequenza del film, quella appunto ambientata sul traghetto Pozzuoli-Ischia. Ed uno dei primi esempi è la semicomica scena dei predetti due turisti tedeschi che fanno un “selfie” su di uno sfondo di grande efficacia che inquadra Nisida e Posillipo.



La navigazione continua nel Golfo di Pozzuoli e l’ingegnere Occhipinti è impegnato in nuova conversazione con il maresciallo cui riferisce del telegramma ricevuto dalla moglie che lo informa della probabile ed attesa gravidanza. Questa conversazione, con sullo sfondo l’imponente Capo Miseno, è ascoltata da Furio, uno degli scapoloni.





Furio riferisce agli altri giovinastri l’ascoltata conversazione e questi subito preparano una burla atroce insinuando, nell’animo dell’ingegnere, il sospetto che la moglie lo tradisca e che il figlio che aspetta non sia suo.



I dubbi dell’ingegnere romano che saranno dissipati solo dalla finale confessione dei ragazzi; i sensi di colpa dell’avvocato milanese, che cesseranno solo in procinto di rientrare quando rivede il biondino vivo e vegeto su di una bilancella di Pozzuoli; le avventure amorose e finanziarie dei giovani sempre a corto di denaro; le vicissitudini giudiziarie della bella Caterina che dichiarerà di non essere completamente nuda ma di indossare dei sandali; gli sguardi amorosi della signora francese e di altri personaggi; saranno il filo conduttore di questa pellicola simile a tante altre di sessant’anni fa.
Questo film non è un capolavoro, ma grazie all’ottima regia del Camerini, alla spigliata sceneggiatura e alla buona interpretazione, può ben figurare nel genere dei rodati moduli della commedia italiana che come sempre racconta le vicende di giova­notti in cerca di avventure, mariti gelosi e ragazze piacenti e nello stesso tempo regala, a noi puteolani, uno spaccato di passata elegante esistenza.



P.S- - Purtroppo i fotogrammi, non digitali, sono di pessima qualità
         L'intero film lo si può vedere al seguente Link: https://www.youtube.com/watch?v=Ke8N441Yc4I



Giuseppe Peluso

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