venerdì 2 maggio 2014

Due suore travolte da un treno



Pozzuoli 8 maggio 1949
Due suore travolte da un treno

La Domenica del Corriere è stato un popolarissimo rotocalco italiano fondato a Milano nel 1899 come supplemento domenicale del “Corriere della Sera”. Nel corso degli anni venti e trenta diventa il settimanale più venduto in Italia ed uno dei principali strumenti di informazione.
Subisce il calo vendite dovuto al periodo bellico ma poi lentamente si riprende e per tutti gli anni cinquanta è in testa alle tirature dei settimanali seguita dal rotocalco “Oggi”, altro diffuso settimanale edito dal Gruppo Rizzoli.
Dopo un periodo di appannamento agli inizi degli anni sessanta, dovuto al diffondersi della televisione in Italia, il settimanale è rilanciato e nel 1966 torna ad essere il più venduto in Italia. Poi a partire dagli anni settanta, la concorrenza dei settimanali d'informazione (come L’Europeo, Panorama e L’Espresso), porta a una graduale ma inarrestabile crisi di copie; pertanto cessa di essere pubblicato nell’anno 1989.

Superfluo riportare che “La Domenica del Corriere” ed il fratellino “Corriere dei Piccoli” sono, negli anni ’50 e ’60, gli unici giornali acquistati in Famiglia a “Villa Maria”, dove ancora dovrebbero essere conservati alcuni vecchi numeri rilegati per annata in grossi registri, come allora si usava.
Peculiarità di questo settimanale era che la prima e ultima di copertina erano sempre disegnate. La Domenica del Corriere si avvaleva di un giovane artista, Achille Beltrame allora sconosciuto, a cui veniva affidato in ogni numero il compito di rendere visivo, con la sua tavola a colori, il fatto più interessante della settimana. Attraverso le immagini da lui create, scrive Dino Buzzati, i grandi e più singolari avvenimenti del mondo sono arrivati pur nelle sperdute case di campagna, in cima alle solitarie valli, nelle case umili, procurando una valanga di notizie e conoscenze a intere generazioni di italiani che altrimenti è probabile non ne avrebbero saputo nulla o quasi. Dopo la sua morte, nel 1945, Beltrame fu sostituito da Walter Molino che,  come il suo predecessore, firmò memorabili copertine. Queste, come un calendario, di volta in volta scandivano le giornate liete, le tragedie; insomma i fatti piccoli e grandi di tutti gli italiani.
Varie copertine hanno riguardato fatti di cronaca con Pozzuoli quale scenario dell’avvenimento e su questo “blog” ne propongo una che rimase memorabile per la tragedia che andò a rappresentare. Teatro della tragedia la stazione di Pozzuoli della Ferrovia Cumana dalle cui carrozze, con vestiboli di estremità detti a "terrazzini" non forniti di porte automatiche, si può scendere e salire liberamente anche con treno in corsa.
Vediamo cosa riporta la Domenica del Corriere del’otto maggio 1949 (anno 51 n.19) riporta:
“Due suore sotto il treno. Per aver voluto scendere da un treno in movimento alla stazione di Pozzuoli, presso Napoli, due suore della Carità sono state travolte dalla ruote. Una delle monache è morta subito, l’altra è stata raccolta in disperate condizioni.”
La congregazione delle Suore della Carità è fondata dalla religiosa francese Jeanne Antide Thouret (1765-1826). Entrata tra le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli nel 1787, deve abbandonare la compagnia allo scoppio della Rivoluzione francese. Il giorno 11 aprile del 1799 Jeanne dà vita a Besancon ad una congregazione di religiose dedita all'istruzione della gioventù, alla cura dei malati ed all'assistenza ai poveri. Le costituzioni della nuova famiglia religiosa sono redatte dalla fondatrice a Dole e sono approvate dall'arcivescovo di Besancon il 26 settembre 1807. Le Suore della Carità si diffondono rapidamente in Francia, Svizzera e nel Regno di Napoli, dove la loro opera viene espressamente richiesta dal re Gioacchino Murat nel 1810.
L'istituto viene definitivamente approvato dalla Santa Sede il 23 luglio 1819, e la fondatrice Thouret,, beatificata nel 1926, è proclamata santa da papa Pio XI  il 14 gennaio 1934.
Esse a Pozzuoli dimorano e prestano la loro opera caritatevole presso il “Ritiro di Santa Maria della Consolazione” ubicato nel ex convento addossato alla Chiesa di Santa Maria della Consolazione.
La chiesa che dai puteolani è comunemente chiamata del “Carmine”, per l’antica devozione introdotta dalla ospitata confraternita intitolata a San Giacomo, è addossata ad un complesso di edifici conosciuti come ”Orfanotrofio Carlo Maria Rosini”. Questi in origine costituivano un convento dei Carmelitani fondato dal nobile napoletano Domenico Sicolo nel XV secolo e soppresso il 30 settembre 1806, quando il re di Napoli Giuseppe Bonaparte decretò la soppressione degli ordini monastici.
Il vescovo Carlo Maria Rosini (1797-1836) ottenne dal re la concessione del convento e della chiesa che negli anni dal 1810 al 1817 fu ampliata e abbellita di nuovi altari e dedicata alla Madonna della Consolazione. Nell’ex convento, il Rosini vi trasferì il “Ritiro di Santa Maria della Consolazione” dallo lui stesso fondato il 25 marzo 1802 e che provvisoriamente era sistemato nei locali del vecchio Seminario (Palazzo Venezia - Via Carmine). Per il sostentamento di questa istituzione il Vescovo di Pozzuoli  si prodigò a formare una rendita di Ducati 1200 per perpetua dotazione. A questo scopo provvede a trasferirgli gran parte delle rendite fondiarie che prima confluivano alla “Mensa Vescovile” diocesana. Tra queste ne porta testimonianza quella del “Territorio alla Starza” che sarebbe l’odierna “Villa Maria alla Starza”. Questo Territorio, o meglio il suo enfiteuta, subisce, nell’anno 1844, un esproprio da parte dei creditori e in un atto giudiziario del giorno 3 novembre 1844 l'avvocato Don Gaetano Annone dichiara che per tutti gli atti in corso egli rappresenta ora il “Ritiro di Santa Maria della Consolazione” di Pozzuoli subentrato alla “Mensa Vescovile” di Pozzuoli quale domina diretta del fondo espropriato.
In questo ritiro, le orfanelle povere della città, oltre a trovare asilo ricevono un’educazione ed imparano un mestiere. All’uopo il vescovo apre anche uno stabilimento per la lavorazione della lana (Lanificio in via Carmine). Carlo Maria Rosini è talmente legato all’orfanotrofio e alla chiesa, che alla sua morte vuole essere qui sepolto, invece che nel Duomo.
Dopo l’unità d’Italia il ritiro è retto dalla “Congrega di Carità”, l’istituzione che ora amministra i beni ecclesiastici incamerati dallo Stato Italiano. Infatti con legge del 1862, viene istituita presso ogni comune del Regno una “congregazione di carità con lo scopo di curare l'amministrazione dei beni destinati all'erogazione di sussidi e altri benefici per i poveri”. La gestione della congregazione è affidata a un consiglio d'amministrazione che è eletto dal consiglio comunale o cooptato. Questi Enti durante il “ventennio”, con legge 3 giugno 1937 n. 847, saranno soppressi e le loro competenze passeranno agli Enti Comunali di Assistenza (ECA).
Nel 1882 il vescovo Gennaro De Vivo (1876-1893), dalla fusione del “Ritiro di Santa Maria della Consolazione” con il “Lanificio” crea “L’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini”. Nel 1887 affida alle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, la cura e la direzione dell’istituito.
Le suore, appartenenti alla suddetta congregazione, successivamente, danno vita ad una scuola elementare, ad un laboratorio di taglio, cucito e ricamo e ad un giardino d'infanzia.
Gli eventi bradisismici del 1970 e poi quelli del 1983 rappresentano la totale compromissione statica dell’antica fabbrica e funzionale delle Istituzioni ivi ospitate.
Quel che segue è storia recente.
 




Giuseppe Peluso

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